La luce della notte – un’avventura notturna nella profondità delle Alpi

Link allo stesso articolo su alexstargazing.net.

Mr.P., fotografo, divulgatore e molto altro  (lo trovate su pierluigigiacobazzi.com) è una persona che non esita a incamminarsi nel cuore della notte con zaino e attrezzatura fotografica in spalla per immortalare il cielo stellato e i fenomeni celesti dai luoghi più spettacolari e solitari. Questa estate ho avuto la fortuna e l’onore di conoscerlo meglio e poterlo accompagnare in una “spedizione notturna” sulle Alpi. Gli ho proposto il Lago francese Forèant, che ho visitato più volte di giorno e che è raggiungibile a piedi lungo un tragitto piuttosto semplice. Il tragitto dura una quarantina di minuti.  Una quarantina di minuti lungo sentieri serpeggianti, alla luce delle torce…

Partiamo al crepuscolo, zaini in spalla e un termos di tè caldo, per rimanere fuori l’intera nottata.

Prima di scendere verso la sponda del lago, ci fermiamo nel punto più alto del sentiero, sul Col Vieux, prima che incominci la discesa. Siamo a 2800 metri. Il lago lontano non ha l’aspetto d’uno specchio d’acqua. È biancastro, sembra quasi… neve. Una macchia di neve alpina nell’oscurità.

Qua in cima, mentre Pier scatta alcuni panorami, mi sdraio a pancia in su sul terreno.

Non credo di aver mai visto uno spettacolo simile. Non è questa la montagna a cui sono abituata. Non è questo il cielo delle Alpi a cui sono abituata – quello della notte prima, sul piazzale del rifugio. È qualcosa di più.

Vicino a me non c’è la mia automobile; non c’è la sagoma buia e rassicurante del rifugio. Nel piazzale del rifugio ci sono gli altri astrofili, le luci semi-schermate dei display dei pc, i loro telescopi e il tenue ronzare dei motori che seguono l’oggetto che stanno fotografando. Ci sono le loro voci e i loro scherzi.

In questo momento è tutto diverso. Il cielo sembra letteralmente piombarmi addosso nella sua vastità. Da ogni lato dell’orizzonte. Lo zenit è vertiginoso. Attorno a me c’è un cerchio nero dato dai profili delle montagne. È un cielo che non è spezzato da nulla di umano.

È una sera limpidissima e senza vento, addirittura tiepida. Sono sdraiata con il giubbotto slacciato e senza sciarpa. La Via Lattea si sviluppa immensa e… tridimensionale. La sua tridimensionalità (perchè così è – è la proiezione del disco galattico, i bracci a spirale sovrapposti tra loro…) sembra davvero evidente. È gonfia verso il centro galattico, alta allo zenit e più tenue all’altro lato dell’orizzonte, guardando fuori nel resto dell’Universo.

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La coda dello Scorpione distorta: Saturno, Marte, Antares. Credit: Pierluigi Giacobazzi
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Credit: Pierluigi Giacobazzi

Osservo qualche minuto con il binocolo: mi muovo lungo la Via Lattea, partendo dal Sagittario e dallo Scorpione. Osservo gli ammassi globulari M4 ed M22,  le grandi nebulose  Laguna, Trifida e Omega; l’ammasso M24. Mi sposto nella Lira e credo di vedere la nebulosa Anello. Ma poi poso il binocolo sul mio ventre. E osservo semplicemente il cielo ad occhio nudo.  Sono sicura di vedere l’ammasso dell’Ercole, M13. Improvvisamente, questa notte non voglio usare nient’altro che l’occhio nudo.

Ho gli occhi così spalancati che ad un certo punto, muovendomi, mi entra copiosa della sabbia negli occhi – sabbia che devo aver raccolto in un lembo del cappuccio.

– Va tutto bene laggiù? – Sento la voce di Mr.P., che più lontano si muove silenzioso nel buio per immortalare i suoi panorami stellati.

– Non molto a dire il vero… – Mi raggiunge ed è la prima di alcune piccole disavventure di quella nottata e di occasioni per farci assieme delle belle risate.

In piedi, mentre scatta le ultime fotografie, parliamo della mitologia del cielo. L’Orsa Minore e l’Orsa Maggiore ci stanno davanti. Mi racconta di Artemide e della ninfa Callisto, dell’ira di Era che la scaglia nel cielo (in una delle versioni dei labirintici miti greci). L’orsa Callisto non potrà mai posarsi sull’acqua, ma sarà costretta a ruotare lungo un arco circumpolare.

Parliamo della mitologia cinese – degli innamorati Zhinü e Niulang, impressi nelle stelle Vega e Altair, separati dal fiume invalicabile della Via Lattea. Questo mito è stato trasmesso e assimilato anche in Giappone ed è ora una festività, Tanabata (七夕, settima notte), una sorta di festa per gli innamorati.

I nostri antenati, da ogni parte del mondo, sapevano come si muoveva il cielo… Il loro legame col buio doveva essere simile a quello che percepiamo noi due, di sfuggita, in quel momento.

Riaccendiamo le luci bianche per percorrere l’ultimo tratto del sentiero. I ragni si disperdono al nostro passaggio. La terra è viva di animali. C’è tanta piccola vita di notte.

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Io sulla sponda… Grazie per questo ritratto. Credit: Pierluigi Giacobazzi.
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Zoom…ho modificato un poco i contrasti. Credit: Pierluigi Giacobazzi.

Il lago Foréant ha una forma circolare ed è formato dall’acqua dei ghiacciai. L’acqua che scende dal versante roccioso nutre il lago e poi fuoriesce dalla parte opposta, ritrasformandosi in un piccolo ruscello. Il versante opposto a noi è irraggiungibile perchè si trova sotto la ripida parete della Taillante. La Taillante… un’immensa sagoma scura che ci sovrasta. Sopra di essa, brillano le costellazioni del Perseo, e sopra ancora Cassiopea… si riflettono perfettamente nel lago. Per vedere le stelle riflesse di Cassiopea devo addirittura sporgermi oltre la riva.

L’arrivo al lago è occasione di altre piccole gaffe e risate: di notte il paesaggio, che di giorno ci è famigliare, si trasforma completamente… Non trovo l’acqua! L’acqua immobile, nella prima parte del lago, sembra quasi non esserci. Appare quando, allungando la mano, vado a formare un’onda circolare che si allarga sempre più.

Questo lago, abitato da vari pesci (leggiamo in francese su uno dei cartelli -la trota “rario” e “arc du ciel”, il salmerino alpino e di lago…), fa parte di un’area protetta. Come recita un altro cartello “le rive del torrente Bouchouse e dei laghi Foréant, Baricle e Egorgéon oscpitano specie animali e vegetali rare e discrete, sopravvissute alle ultime grandi glaciazioni.” Una cordicella delimita alcuni tratti della sponda e impedisce l’accesso al piccolo delta, ma è comunque possibile, a qualche metro di distanza, percorrere metà del perimetro del lago, quella che frontaggia la parete vertiginosa della Taillante. In alcuni punti invece la riva è liberamente raggiungibile.

La notte ha la sua luce

È vero: nel buio più profondo delle montagne, in una notte di luna nuova… appare con un’evidenza quasi disarmante come il cielo possegga una sua luce. Le stelle, la Via Lattea, i pianeti… illuminano.

Tutto ciò è completamente scomparso nelle città, ma il cielo, quando davvero non rimane altro che il cielo, non è mai realmente buio. Oltre le stelle più brillanti, emerge piano una matrice luminescente, granulosa, quasi impercettibile… le stelle più lontane che il nostro occhio non può risolvere. Le galassie più lontane, le nebulose. Il cielo ha -visivamente- come un più profondo ed estremamente più tenue strato luminoso.

E questa stellata, semplicemente, questa Via Lattea e quest’aria cristallina, fanno sì che i nostri occhi non siano ciechi, che il paesaggio si inizi a distinguere.

Eccole ancora, le Orse e il Drago, che si attorcigliano.

Il timone del Grande Carro sembra seguire il profilo di un monte. La coppa si abbassa verso l’acqua, senza raggiungerla mai, perchè con il passare dei minuti, delle ore, risale. Eccola lì, Callisto sull’acqua.

La notte scorre lieve. Parliamo di Uomo e Natura. Dall’altra parte del lago, ai due lati della sagoma scura che deve essere il Pan di Zucchero, brillano Fomalhaut e le stelle dell Balena. Anch’esse si riflettono nel lago.

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Fomalhaut. Credit: Pierluigi Giacobazzi.

Riaccendiamo le luci bianche e ci incamminiamo di nuovo verso il rifugio, con le gambe stremate dalla fatica.

Ho capito cosa fa Mr.P – il suo mondo notturno e solitario. Le sue avventure in ogni parte del globo. È un mondo completamente differente da quello diurno, e richiede coscienza e sangue freddo. Ma non c’è nulla di pericoloso in questo tipo di notte. Non c’è nulla di cattivo in agguato. Certo, ci sono gli animali, ma gli animali non sono cattivi. Ci sono i tuoi passi, e se sei solo, immagino, possono risultare assordanti e farti battere il cuore fortissimo. So che è un’esperienza che vorrei rifare. Sono astrofila: la notte la sento mia.

Torniamo al rifugio alle 5 del mattino – siamo stati fuori sette ore.

Mi ha molto meravigliato – e Mr.P. me lo ha fatto notare da come tendevo a ripeterlo spesso durante il tragitto –  quanto il paesaggio e il sentiero apparissero completamente trasformati col buio.  Ero andata a quel lago più volte, e il giorno stesso, addirittura, avevo percorso prima del tramonto quel preciso sentiero – andata e ritorno – per evitare che ci perdessimo durante la nostra spedizione notturna.

Queste sono alcune immagini che ho scattato il pomeriggio del giorno prima, e poi quella sera, quando il sole era quasi al tramonto.

Come il paesaggio si trasforma…

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La Taillante. La montagna più bella che ci sia in questa zona… Credit: Alessia Rabaioli
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Lac Foréant. Credit: Alessia Rabaioli
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Verso il tramonto. Credit: Alessia Rabaioli
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Verso il tramonto. Credit: Alessia rabaioli
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Gli erifori, i “cotonini”, contro la luce del tramonto. Credit: Alessia Rabaioli

 

Grazie Mr.P. , profondamente, per questa avventura unica.

 

 

 

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Perchè sono su internet… rispondo

Oggi mi è stato chiesto perchè proprio sul web, e così apertamente. In parte lo spiego, un po’ malinconicamente, nella pagina About… Ma, più seriamente, questo è un modo abbastanza ovvio per essere visibile.

È un modo per mostrare i miei lavori, perchè, anche se sono amatoriali, hanno a volte un contenuto scientifico significativo di cui andare fiera e su cui posso mettere il mio copyright. Sono lavori per i quali ho lottato intensamente per ottenerli, combattendo spesso con la frustrazione. Molti astrofili hanno una propria pagina con i loro lavori e i loro reportage, così come fotografi, viaggiatori, scrittori.

Vorrei anche, lentamente, avviarmi in futuro alla divulgazione. Queste pagine – il blog e il sito – sono la finestra che il mondo ha sulla mia realtà e, per me, sono a loro volta una delle aperture sul mondo di cui ho capito l’importanza.

È una sorta di porfoglio, ma pieno di umanità e anche di troppe parole… È ciò che sono ora.

E perchè non sono su Facebook? Perchè quello, di mondo, è distorto e indiscriminato. Così almeno era quando ho disattivato il mio account sei anni fa. È un secchio di sporco e qualunquismo che ti si riversa addosso giornalmente. C’è tutto e non c’è niente, tutto scivola via. La qualità e la volgarità sono sullo stesso piano. Facebook è tanti, grossi buchi di serratura da cui sbirciare l’intimità delle persone. Tutti sono su internet – e non lo è nessuno.

Site update – spettri di Altair, Deneb, Vega (il Triangolo Esitivo)

Altair, Deneb e Vega sono le tre stelle bianche e luminose che, insieme, formano il Triangolo Estivo.

Queste sono le prime stelle che iniziano a brillare al tramonto, assieme ai pianeti: Saturno, Marte e la stella Antares, questa estate, sono vicinissimi sull’orizzonte ovest, deformando il pattern della costellazione dello Scorpione. Questo è stato l’anno di una bella opposizione di Marte, con il pianeta molto vicino alla Terra.

Altair, Deneb e Vega sono rispettivamente le stelle alpha dell’Aquila, del Cigno e della Lira. Sono tutte di classe A – Altair e Vega sono stelle di sequenza principale: A7 V e A0 V, mentre Deneb è una supergigante, di tipo spettrale A2Ia. Sono stelle – ho scoperto in più vecchie letture – molto diverse tra loro.

Abbiamo ripreso i loro spettri – qui racconto tutta la storia:

http://www.alexstargazing.net/spectra/20160814-hounslow-summer_triangle.html

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AF 3-22. The Summer Triangle, eastern horizon – Vulpeca, Saggita, Vega, Altair and Deneb. Credit: © Akira Fujii/DMI

 

Buona lettura!

Una cosa stupida come portare gli occhiali

… ma per la quale ho impiegato anni.

Un piccolo post spiritoso per Marco (e per Anna).

Mi sono accorta di essere miope in seconda media. Ho odiato il primo paio di occhiali, e ho odiato ancora di più il secondo. L’anno successivo, in terza media, ho iniziato a portare le lenti a contatto. Prima saltuariamente, poi, mentre i miei occhi si abituavano sempre più, ho iniziato a portarle tutti i giorni, dalla mattina presto (le sette, e poi le sei del mattino quando dalle superiori ho iniziato ad andare all’università), e per l’intera giornata.

Mi piaceva il mio viso senza occhiali. Non concepivo nessun altro viso. Gli occhi azzzurri in tutta la loro grandezza (le lenti per miopi rimpiccioliscono un poco l’immagine e io lo percepivo esageratamente), la pelle chiara e i capelli biondi – un viso assolutamente acqua e sapone. Una mia amica mi ha detto, qualche tempo fa, mentre eravamo sedute su una panchina a chiacchierare, che ognuno ha il suo… personale equilibrio, a cui le altre persone rimangono spesso ovviamente indifferenti. Questo equilibrio può essere una cosa stupida e banale come il dover avere gli occhi truccati per uscire di casa o l’indossare le lenti a contatto anche se è gennaio e non è ancora sorta l’alba.

Che cosa buffa e stupida. Ed è buffo che sia comune. Sono solo le ragazze, o anche i ragazzi sono sensibili a questi delicati “equilibri” e “squilibri” privati? Hanno anche loro questi stupidi e banali intrugli in testa?

Marco un pomeriggio mi ha accompagnato quasi a forza al negozio, per risolvere una volta per tutte questo mio paradosso di ragazza matta per le astro-cose, struccata e perennemente inglobata in felponi  e magliettone da uomo ma che no, si deve mettere le lenti a contatto. Non è solo un fatto di bellezza obiettiva… è più un fatto di sentirsi bene.

Ora finalmente sono una ragazza con gli occhiali.

E con un modello maschile che mi piace un sacco.

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I dream of the Universe…

Ho ricordi molto evanescenti di quello che qui in Italia era il GGG, il Grande Gigante Gentile – il libro per bambini di Roald Dahl e il film d’animazione del 1989. Ero molto piccola.

In occasione dell’uscita del nuovo film, sono state disperse per Londra le “dream jar”, create da artisti sulla base di sogni e speranze di personaggi celebri.

Ero appena tornata da una settimana incredibilmente bella sulle Alpi, dove avevo osservato il cielo notturno con altri astrofili e condivisio assieme a loro l’incanto e la passione dell’astronomia. L’Universo era impresso a fuoco nella mia mente, ancora vivo.

I dream of the Universe…

Non sapevo di questo progetto temporaneo nella città… ma credo che, in questa passeggiata serale, abbiamo trovato la mia – la nostra…

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Mi sento in quel periodo della vita in cui il futuro, la realtà, premono con potenza disarmante perchè tu prenda, finalmente, e per sempre, in mano le fila sottili e frementi della tua esistenza. Premono perchè tu le stringa e dia loro coerenza e stabilità. So che voglio essere felice.

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Link – BFG Dream Jars

Little Alex

In attesa di tornare a casa e dedicarmi qualche sera a scrivere delle mie “avventure astronomiche” sulle Alpi, un piccolo post dalla periferia londinese.

Marco ha appena preso un telescopietto da “backyard”, un Maksukov di 127mm. Essendo “piccoletto” e “compatto”, lo ha battezzato Alex in mio onore.

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Primo incontro

A presto.