Bozzetti per dei segnalibri

Ieri, nel tardo pomeriggio, mi sono distratta un poco facendo questi tre rapidi bozzetti per dei segnalibri:

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Bosco innevato. Pismacolor Colored Pencils su carta Strathmore.
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Zoom – Bosco innevato. 
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Zoom – Bosco di betulle. Prismacolor Colored Pencils su carta Strathmore.
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Zoom – “The early bird gets the worm…” . Prismacolor Colored Pencils su carta Strathmore.
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Pagina dell’album, prima di ritagliare i segnalibri. 

E ne scelgo uno per la lettura corrente: la raccolta di racconti Storie della tua vita di Ted Chang, che contiene anche quello che da il titolo al libro e a cui si sono ispirati per il film di fantascienza Arrival dello scorso anno.

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Lettura corrente – Ted Chang.

Un racconto che si è rivelato molto interessante.

Disegno: volpe addormentata

Ho fatto questo disegno come regalo per una mia cara amica.

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Volpe addormentata, aprile 2017. Prismacolor Colored Pencils su carta Stathome Colored Pencil.

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Confronto con la stessa volpe fatta il settembre scorso:

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Stesso modello, diversi materiali, e diversi mesi di esercizio in più!

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È la prima volta che regalo un disegno – se si esclude la “Volpe Ferita” per Marco, che però è ancora appeso in camera mia per motivi logistici. È una bella sensazione.

Ciao Anna ~

Chasing stars – Sicilia – parte 2 di 2

Parte 2 di 2

Continua da Chasing stars – Sicilia – parte 1 di 2.

Mare di notte

Ci dirigiamo alla spiaggia. Sciacca è una città collinare: la stradina che porta al mare si tuffa nel buio, lunga, ripidissima e piena di sobbalzi, costeggiata dalla vegetazione.

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“Non sono sicuro di aver preso la strada giusta…”

Il rombo del mare mi toglie il fiato. Le onde che si infrangono sul bagnasciuga formano sottili scie luminescenti.

E che cielo! Davanti a noi, quasi rasenti al mare, splendono le costellazioni del Cane Maggiore e di Orione. Si riesce anche a vedere la debole Via Lattea invernale.

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Il Cane Maggiore sul mare, proprio davanti a noi.

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Verso ovest…
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Orione, Aldebaran, Marte, le Pleiadi…

Dalla Sicilia, le costellazioni del cielo australe sono un po’ più alte sull’orizzonte. Il Corvo è ben visibile e luminoso, e là sotto emerge un pezzo della Vela!

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Rivedere dopo tanto tempo un bel cielo buio mi da alla testa.

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Su di giri!

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Giocando…
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E questa stella qui ovviamente è Epsilon Monocerotis.

La “W” di Cassiopea sfiora l’orizzonte.

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Cosa abbiamo usato

Per questi scatti abbiamo usato semplicemente lo smartphone: il OnePlus 3 di Marco, con il programma di camera standard.  

Le pose sono di 30 secondi, con ISO 2000.

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~

Calore

Ho scritto questo pezzettino esattamente un anno fa, nella primavera del 2016, ad inizio aprile. Avevo incominciato ad andare a correre e camminare al Parco Nord. Di lì a poco -uno, due mesi al massimo- in effetti sarebbe successa una cosa decisiva che avrebbe fatto da chiave di volta nella mia storia, ma in quel momento ovviamente non potevo ancora saperlo: così mi sentii vittima di un abbaglio e lo lascii da parte. Ad ogni modo, lo riporto ora alla luce.

Il calore del Sole…  È come se un grande incubo si stesse lentamente scongelando. La paura fitta dei mesi passati.

Oggi, passeggiando per il Parco Nord di Milano, ho ritrovato uno specchio nella natura che rinasce e nei raggi incredibilmente tiepidi del Sole. L’ho trovato nel cielo azzurro e ampio, nel profumo della vegetazione che germoglia, nell’aria pulita. La primavera arriva di nuovo come una riscoperta. Ne voglio trarre forza.

Disegno – Incontro con una volpe (“Incontro segreto”)

Stasera riprendo a  sperimentare con il disegno. Saranno passati più di due mesi… ! Con un po’ di curiosità e apprensione preparo un nuovo bozzetto.

Una bimba incontra una volpe nel suo cortile…

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Matita HB, pastelli Prismacolor, carta da disegno Strathmore Colored Pencil.

Continua a piacermi moltissimo come questi colori siano vividi e brillanti.

Questo è il bozzetto a matita:

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E uno scatto che mi è  stato fatto in webcam – grazie Gu.

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Il cielo ad occhio nudo – parte 4

Continua da Il cielo ad occhio nudo – parte 3.

In ogni stagione, alcune stelle più brillanti delle altre risplendono alte durante la notte. È possibile immaginare dei semplici asterismi che le colleghino tra loro e aiutarsi così a riconoscerle e ad orientarsi. Sono asterismi che spaziano quindi per grandi aree di cielo e legano tra loro stelle di diverse costellazioni.

Cielo invernale

D’inverno è visibile il “triangolo invernale” (“winter triangle” o “great southern triangle“, perchè localizzabile osservando verso sud). Esso collega tra loro Sirio, stupenda stella bianca e la più luminosa del cielo, Betelgeuse, la gigante rossa dallo spiccato colore rossastro, e Procione, anch’essa una stella bianca.

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Il “triangolo invernale” collega le stelle più luminose del cielo invernale: Sirio, nel Cane Maggiore, Betelgeuse, in Orione, e Procione, nel Cane Minore. La debole scia della galassia invernale di sfondo. Immagine dal software Stellarium e modificata in Gimp.

l'”esagono invernale” (“winter hexagon” o “winter cicle”) collega le sette stelle più luminose dell’inverno. Betelgeuse si trova al centro di questo asterismo. L’esagono invernale comprende anche le costellazioni del Toro, dell’Auriga e dei Gemelli. Aldebaran, l’occhio del Toro e sovrapposta all’ammasso aperto dell’Iadi, è una gigante arancione e anche il suo colore  arancio è facilmente riconoscibile. Capella, nell’Auriga è una stella bianca. Castore e Polluce, nei Gemelli, sono la prima una doppia visuale, formata da due stelle bianche, e la seconda è invece giallo-arancio.

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L'”esagono invernale”, che comprende le costellazioni di Cane Maggiore e Minore, Orione, Toro, Auriga, Gemelli. Immagine dal software Stellarium e modificata in Gimp.
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The equatorial Milky Way, Sirius to Capella (portrait format, with western horizon). Orion, Hyades, Pleiades, Sirius, Betelgeuse, Aldebaran, Capella, Castor and Pollux. Akira Fujii/DMI. — Cliccate sull’immagine per raggiungere l’originale.

Cielo primaverile

È poco conosciuto invece il “triangolo primaverile” (“spring triangle”), l’asterismo che unisce Spica, nella Vergine, Denebola, nel Leone, e Arturo, nel Bovaro.

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Il “triangolo primaverile”, che collega le stelle più luminose del cielo di primavera: Spica, nella Vergine, Denebola, nel Leone, Arturo, nel Bovaro.

Spica, la “spiga di grano” nella mano della Vergine, è una stella bianco-azzurra. Arturo è giallo-arancio, mentre Denebola è una stella bianca. Si trovano ai vertici di un triangolo praticamente equilatero.

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Costellazione della Vergine. Immagine dal software Stellarium.

Un’area di cielo incredibile per l’osservazione del profondo cielo, perchè qui è è proiettato l’ammasso di galassie più vicino a noi: il L’ammasso della Vergine. Se si esplora questa parte di cielo anche solo con dei piccoli telescopi, si incontrano centinaia di galassie – risulta quasi difficile orientarsi.

Cielo estivo

Le costellazioni del Cigno e dell’Aquila si stendono sullo sfondo della maestosa Via Lattea estiva, gonfia e intricata di polveri scure. Vega, nella Lira, raggiunge quasi lo zenit nelle notti d’agosto.

Le tre stelle del “triangolo estivo” (“summer triangle”) sono tutte e tre brillanti stelle bianche.

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Il “triangolo estivo” collega le stelle più lumonose delle notti d’estate: Altair, nella costellazione dell’Aquila, Deneb, nel Cigno, e Vega, nella Lira. La scia della galassia estiva, ricca di polveri scure. Immagine dal software Stellarium e modificata in Gimp.
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The Summer Triangle, eastern horizon. Vulpeca, Saggita, Vega, Altair and Deneb. Credir: Akira Fujii/DMI. — Cliccate sull’immagine per raggiungere l’originale.

Il cielo ad occhio nudo – Orsa Maggiore e Orsa Minore nel cielo Inuit

Intermezzo – segue da Un’introduzione all’astronomia osservativa

L’artico. Apro prima di addormentari un altro libro di antropologia e storie del cielo – un libro che per ora è ancora in attesa di essere incominciato. È The Artic Sky – Inuit Astronomy, Star Lore and Legend di John MacDonald. È un’opera ampia e articolata: la ricerca fatta dell’autore tra la popolazione di Igloolik – una piccola isola nel Bacino di Foxe, nell’artico canadese – e il risultato ottentuto sono qualcosa di unici nel loro genere, in particolare per quanto riguarda la parte di astronomia comparata, in cui identifica le stelle indicategli dai vecchi inuit con le loro corrispondenti occidentali. Per non parlare della questione complessa della traduzione dal linguaggio Inuktitut…

Mi sono procurata questo libro ormai diversi mesi fa – un’acquisto di cui ancora sono felicissima. I popoli dell’Artico, mi ero detta, vivono immersi in un ambiente estremamente ostile, quasi sovraumano. C’è forse intatto quel senso primordiale di essere uomini in un territorio in cui la natura è vasta e furiosa, e in cui si è sovrastati da un cielo ampio e vicino. L’inverno e l’estate artica si estendono per lunghi mesi…

Mi aveva affascinato scoprire che le loro costellazioni, le loro mappe del cielo sono molto più scarne di quelle di altre culture. Ma l’assenza della sovrabbondanza di storie e di nozioni non significa nulla: la sfera celeste e quella atmosferica sono reami di primaria importanza per le popolazioni dell’Artico. Le dimensioni corpose di questo libro, inoltre, sono un chiaro indice di un’elaborazione profonda ed articolata della natura.

Le stelle

Cerco le due Orse, l’Orsa Maggiore e l’Orsa Minore.

Nell’Artico la Stella Polare è molto alta nel cielo: a Igloolik siamo a quasi 70° di latitudine.

In Inuktitut la Stella Polare è chiamata Nuuttuittuq, che significa “che non si muove” (“never moves”). Nuuttuittuq è considerata da molti troppo alta per essere utilizzata in modo utile durante la navigazione, e gli Inuit che vivono molto a nord hanno una scarsa conoscenza di questa stella.

Al contrario, gli Inuit che vivono più a sud, attorno alla latitudine 60°N, si riferiscono a Polaris come Turaagaq, “qualcosa verso cui puntare” (“something to aim at”) .

Le stelle che noi identifichiamo con il Grande Carro, invece, sono chiamate Tukturjuit o Tukturjuk, con il significato di “caribou” – il primo nome al singolare, il secondo al plurale.

La tradizione di riconoscere in questo gruppo di stelle uno o più caribou, animale fondamentale per la loro sopravvivenza e da cui ricavano la carne da cui alimentarsi, le pelli con cui fabbricare i loro vestiti e foderare i loro tamburi…,è concorde in tutto il mondo Inuit, con alcune eccezioni come nell’est della Groenlandia, dove era chiamata Pisidlat, “basamento della torcia” (“lamp foot”) o Asalut, riferito alla strattura del kayak: “supporto del kayak” (“kayak line rack”).  

Il questa costellazione gli Inuit hanno visto a volte un unico caribou, con ogni stella che identifica una parte dell’animale, con vari arrangiamenti, in uno dei quali si trova la componente più debole dell stella doppia Mizar, Alcor, a segnare la coda dell’animale.

In altre rappresentazioni le stelle dell’Orsa Maggiora sono ognuna un singolo elemento di una mandria di caribou, spesso inseguiti da tre lupi, stelle di altre costellazioni (forse nel Boote e nel Serprente).

Tukturjuit  ruota lentamente attorno a Polaris: è la costellazione su cui anche gli Inuit principalmente si sono basati per stimare lo scorrere del tempo.