What’s going on? | Che succede? (eng+it version)

English + Italian version

I’ll be 24 in, like, few months. I’m moving to London at the end of the summer: on August the 27th in fact. I made this decision recently, but everything is almost ready. I’m very excited about the change. 

I’ll stay at my partner’s place and I’ll try to find a job, learn English, open my mind as much as I can. I won’t stop to do amateur astronomy, of course.   

I’ll make lot of art.

If you wanna support me in this project, I’m publishing my artworks, progresses and experiment on my Instagram page:  alex_drawings_art.

I’ll open an Etsy shop this September (the shop already exist, but it’s empty). I’ll let you know when it’s ready!

I’m working hard these days to produce and project artworks… these works are linked to nature, animals, the human body, the night sky and astronomy, and maths

Thank you guys, see you soon.

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“Tail”, watercolors and ink.
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White Chrismats, Black Mirror.
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Charcoal nudes.
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Making of.
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Making of.

Italian:

Tra qualche mese compirò 24 anni. Alla fine di agosto mi trasferisco a Londra – il 27 agosto per la precisione. Ho preso questa decisione recentemente, ed è quasi tutto pronto. Ne sono molto felice.

Raggiungerò là il mio compagno e quello che farò sarà cercare un lavoro, imparare l’inglese, aprire il più possibile la mia mente. Continuerò a dedicarmi all’astronomia.

E mi dedicherò tantissimo all’arte.

Se volete sostenermi in questo progetto, questo è l’account Instagram in cui sto pubblicando i miei progressi e i miei esperimenti: alex_drawings_art.

A settembre aprirò un negozio online su Etsy, dove metterò in vendita i miei lavori originali. Il negozio è già esistente, ma è vuoto in questo momento: appena sarà pronto pronto farò un post apposito.

In questi giorni sto lavorando sodo per produrre e progettare opere legate soprattutto alla natura, agli animali, al corpo umano, al cielo e all’astronomia, alla matematica.

 

An Intimate Milky Way (dipinto ad olio)

Questo è un mio lavoro ad olio sul cielo notturno. Si intitola “Una Via Lattea Personale”, “An Intimate Milky Way”, perché l’ho dipinta senza seguire una fotografia come riferimento, ma basandomi sui miei ricordi, sia visivi che emotivi.

Racconto tutto in questo video:

 

Ho impiegato tre giorni a completare questo lavoro. Adesso aspetto pazientemente che il dipinto si asciughi, e tra sei mesi, quando i colori dovrebbero essersi polimerizzati del tutto, userò una vernice permanente protettiva.

Questi colori sono stati nella loro scatola alcuni anni, intatti: sono degli ottimi colori della Pebeo, e sono stati un bellissimo regalo da parte dei miei genitori, ma avevo sempre esitato ad avvicinarmi alla pittura ad olio e ho continuato ad usare altri mezzi più semplici. In questi giorni li ho ripresi in mano, e ho incominciato a sperimentare.

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Dipinto completato.
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Mano stellata.
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Quasi finito il terzo giorno di pittura. Mancano gli ultimi dettagli!

 

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Secondo giorno di pittura.

Il cielo ad occhio nudo – La Lira – parte 10

Continua da Il cielo ad occhio nudo – La Via Lattea – parte 9.

La Lira e il mito che racconta

La Lira è una costellazione estiva. Si trova vicino all’arco della Via Lattea. La sua stella più brillante è Vega: è una stella bianca, luminosissima, che in estate nel corso della notte raggiunge quasi lo zenit. È in effetti la stella più luminosa del cielo estivo – più di Altair e Deneb.

“Vega” è un nome antichissimo, e ha origini arabe, pre-islamiche. “Vega” è stato, nel tempo, estrapolato dal nome con cui gli arabi chiamavano stella: “al-nasr al-waqi“, che significava “l’aquila/l’avvoltoio volante”. Questa espressione richiama anche le origini del nome della stella Altair, della costellazione dell’Aquila: “al-nasr al-tair, con lo stesso significato.  I beduini del deserto vedevano nelle stelle delle costellazioni della Lira e dell’Aquila due rapaci, il primo in picchiata con le ali contro il corpo, il secondo con le ali spalancate. Ma già prima, nell’antica Mesopotamia, Altair era conosciuta come “la stella aquila”. Queste immagini si sono perpetrate nel tempo fino a noi.

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Costellazione della Lira. Linee e nomi aggiunti in Gimp. CREDIT: Akira Fujii/DMI.

Vega e le stelle vicino a lei formano la costellazione della Lira: essa fa riferimento alla tradizione greca e allo strumento musicale usato dai cantori e dai poeti. Quella a cui è stata dedicata la costellazione è la lira di Orfeo, il più grande cantore del mito greco: la sua è stata la prima lira mai costruita, inventata da Ermes, che costruì la cassa armonica dal guscio di una tartaruga. Il dio svuotò il guscio, lo forò e tese sette corde di interiora di mucca – e inventò anche il plettro con cui suonarla. La lira finì poi tra le mani di Apollo, che la donò ad Orfeo.

La musica di Orfeo era in grado di incantare creature animante e inanimate: fiere, ma anche rocce, alberi, corsi d’acqua. Gli alberi -intere foreste – si muovevano per seguirlo.

La vicenda che lo rende più conosciuto è quella della sua catabasi: la discesa negli Inferi in cerca di Euridice.

La giovane moglie di Orfeo, Euridice, morì per il morso di un serpente ad un piede nudo.

Orfeo si incamminò, vivo, nel Regno dei Morti per chiederla indietro al dio di quel mondo, Ade.

A lungo il poeta del Ròdope la pianse sulla terra dei vivi, finché, osando l’impossibile, andò fino allo Stige, nella terra dei morti, oltre la porta del Tènaro, e tra folle svolazzanti di defunti onorati dal sepolcro si presentò a Persèfone e Plutone, il signore del regno delle ombre. [Ovidio, Metamorfosi, libro X]

Ade e Persefone accettarono quando ascoltarono la sua musica e il suo canto: tutto l’Oltretomba si paralizzò commosso ad ascoltarlo. Orfeo poteva risalire il lungo budello che lo avrebbe riportato in superficie, nel mondo dei vivi: l’ombra impalpabile di Euridice lo avrebbe seguito e, una volta raggiunto l’esterno, sarebbe ritornata in carne ed ossa. Soltanto, non avrebbe mai dovuto guardarla mentre era ancora uno spettro.

Orfeo prese la moglie per mano e suonava la lira per guidarla lungo il percorso del ritorno. Si incamminarono attraverso una nebbia fitta e fosca, in un silenzio sepolcrale. Alle sue spalle Orfeo non poteva sentire nulla – non poteva nemmeno essere sicuro che lo stesso seguendo, e alla fine, cedendo ad una tentazione fatale, gettò un’occhiata alla sue spalle: e lei fu risucchiata indietro, morendo per la seconda volta e questa volta per sempre.

In quell’istante, come risucchiata da un vortice implacabile, Euridice scivolò indietro e tendendo le braccia invano cercava di aggrapparsi a lui e d’essere afferrata, ma, infelice, altro non strinse che l’aria sfuggente. [Ovidio, Metamorfosi, libro X]

Orfeo tornò da Caronte e lo pregò di traghettarlo nuovamente all’altra riva, ma fu respinto. Rimase per sette giorni accasciato sulla spiaggia dello Stige.

La costellazione della Lira non è molto grande. È possibile immaginare, sotto Vega, un trapezio di stelle: le due stelle più luminose sono la stella β, Sheliak, e la γ, Sulafat. Esse sono molto più lontane: Vega si trova a 25 anni luce di distanza da noi – Sheliak 880, e Sulafat 630.

Sheliak e Sulafat sono nomi che si riferisco allo strumento musicale – nomi sempre antichi, ma più recenti di quelli che impressionano l’uccello rapace: il primo significa “l’arpa”, mentre Sulafat dariva dal termine arabo  per “testuggine”: il guscio di tartaruga con cui è stata fabbricata la cassa della lira.

Fronte e retro di una lira ateniese, datata 400 a.C. e fabbricata da un carapace di tartaruga. CREDIT: Smith College Museum.

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Fonti per questo pezzo:

“I Nomi delle Stelle”, Gabriele Vanin

“Metamorfosi”, Ovidio

Chasing stars – Sicilia – parte 2 di 2

Parte 2 di 2

Continua da Chasing stars – Sicilia – parte 1 di 2.

Mare di notte

Ci dirigiamo alla spiaggia. Sciacca è una città collinare: la stradina che porta al mare si tuffa nel buio, lunga, ripidissima e piena di sobbalzi, costeggiata dalla vegetazione.

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“Non sono sicuro di aver preso la strada giusta…”

Il rombo del mare mi toglie il fiato. Le onde che si infrangono sul bagnasciuga formano sottili scie luminescenti.

E che cielo! Davanti a noi, quasi rasenti al mare, splendono le costellazioni del Cane Maggiore e di Orione. Si riesce anche a vedere la debole Via Lattea invernale.

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Il Cane Maggiore sul mare, proprio davanti a noi.

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Verso ovest…
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Orione, Aldebaran, Marte, le Pleiadi…

Dalla Sicilia, le costellazioni del cielo australe sono un po’ più alte sull’orizzonte. Il Corvo è ben visibile e luminoso, e là sotto emerge un pezzo della Vela!

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Rivedere dopo tanto tempo un bel cielo buio mi da alla testa.

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Su di giri!

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Giocando…
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E questa stella qui ovviamente è Epsilon Monocerotis.

La “W” di Cassiopea sfiora l’orizzonte.

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Cosa abbiamo usato

Per questi scatti abbiamo usato semplicemente lo smartphone: il OnePlus 3 di Marco, con il programma di camera standard.  

Le pose sono di 30 secondi, con ISO 2000.

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Chasing stars – Sicilia – parte 1 di 2

Parte 1 di 2

La sera del 15 aprile io e Marco siamo andati a passeggiare al porto di Sciacca – eravamo nella sua città natale per le vacanze di Pasqua. Era di nuovo una bellissima sera e abbiamo notato la stella Sirio iniziare a brillare nel cielo bluastro del crepuscolo. Debolissima, si intravedeva anche una prima Betelgeuse. Ne è nato questo esperimento, che qui divido in due post: abbiamo provato a fare delle riprese al cielo utilizzando lo smartphone e regolando semplicemente esposizione e ISO –  un po’ di astrofotografia con strumentazione assolutamente minimale (su questo, più informazioni più avanti).

Crepuscolo, al porto 

Sono le otto di sera. Sirio, la stella più luminosa del cielo, incomincia a intravedersi nella luce del crepuscolo.

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Strizzando un po’ gli occhi, appare anche Betelgeuse, la gigante rossa della costellazione di Orione.

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Incamminandoci verso il pontile di pietra, vediamo apparire Giove da dietro le rocce, tra i gabbiani che si posando e si alzano in volo stridendo.

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Gabbiani posati e gabbiani in volo…

Di minuto in minuto il cielo diventa sempre più buio e iniziano a distinguersi le altre stelle delle costellazioni del Cane Maggiore e di Orione. Più in alto, risplende Procione.

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“Guarda l’Orsa! Lì! É bellissima! Voglio una foto mentre indico l’Orsa!” (e l’Orsa non si vede)

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Un passaggio della ISS

Ad un certo punto si accende un puntino rossastro nel campo che stiamo fotografando e si muove lentamente verso sud, attraversando Orione: è un passaggio della ISS, la Stazione Spaziale Internazionale. Nelle foto a lunga posa, appare come una striscia:

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Con il buio che si fa sempre più fitto, torniamo alla macchina e ci dirigiamo alla spiaggia.

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Si parte! Gu ha tanta pazienza.

Il cielo ad occhio nudo – parte 8

Continua da Il cielo ad occhio nudo – parte 7

Ho percorso velocemente Andromeda, Cassiopea, Perseo, Ceto, Pegaso… manca, per avere tutte le costellazioni legate allo stesso mito, quella del Cefeo.

Cefeo

Come Cassiopea, anche Cefeo è una costellazione circumpolare. È riconoscibile cercando l’asterismo battezzato dagli astrofili “la casetta”: il tetto formato dalle stelle β, γ, ι, la facciata con ai vertici le stelle β, α, δ e ι. Nell’immagine di Akira Fujii che segue, si vede quanto questa costellazione sia vicina al polo nord (la stella Polaris). Più sotto, si riconosce la “W” di Cassiopea.

 

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Cepheus. Credit: Akira Fujii/DMI.

Alderamin, α Cephei, è una subgigante bianca. In futuro diventerà una stella polare: nel 7550 d.C. si troverà a un paio di gradi dal polo nord celeste.

Ma il segreto di questa costellazione risiede in un’altra stella: μ Cephei. 

μ Cephei

μ Cephei è la stella più grande che si possa vedere ad occhio nudo…. e non solo: è una delle stelle più grandi e luminose conosciute nell’intera Galassia. Oltre a lei ci sono pochi altri colossi, come VV Cephei e VY Canis Majoris. Antares e Betelgeuse, che splendono qui rispettivamente in estate e in inverno nelle costellazioni dello Scorpione e di Orione, sono decisamente minori di queste, per dimensioni e luminosità.

Quando si tratta di stelle supergiganti rosse, la stima delle dimensioni e della distanza precise rimane molto incerta. Una delle ragioni delle difficoltà di misurazione è che l’ambiente che circonda questo tipo di stelle è molto caotico: perdono i gusci più esterni del loro involucro, estremamente rarefatto.

μ Cephei è infatti in uno stadio avanzatissimo della sua evoluzione: la stella da cui si è originata era estremamente massiva, e ora terminerà la sua evoluzione in una esplosione di supernova.

μ Cephei è conosciuta come “stella granata di Hershel”: questo nome le fu dato dall’astronomo Giuseppe Piazzi (l’astronomo che scoprì Cerere la notte del 1 gennaio 1801, mentre dal tetto dell’Osservatorio di Palermo compiva misurazioni stellari con il suo cerchio altazimutale), ricordando Hershel.

Hershel, nel 1780, incredibile pioniere nell’astronomia, scrisse questa osservazione durante il suo studio ed esplorazione del cielo (provo a tradurla) : “Una stella davvero considerevole, non segnata da Flamstead, si trova vicino alla testa del Cefeo. È di un incantevole e profondo color granata, che ricorda la stella periodica omicron Ceti [Mira], ed è un oggetto bellissimo, specialmente se prima si è osservata per qualche tempo una stella bianca come alpha Cephei, che è lì a portata di mano.”

Il questo articolo di AAVSO ci sono delle considerazioni interessanti sul suo colore: Mu Cephei.

Con una magnitudine visuale di circa 4, la stella granata è individuabile ad occhio nudo, alla base dell’asterismo casetta del Cefeo, come si vede nell’immagine. Non essendo molto luminosa, il suo colore può essere apprezzato appieno aiutandosi con uno strumento ottico. Viene descritta come una stella di un rosso molto carico. Quando ho avuto modo di osservala al telescopio, mi ha colpito il fatto che indubbiamente fosse colorata in modo netto. In quando al colore, non l’ho percepito come un rosso, ma forse più come un color rame.

Una stella ancora più grande di questa è VV Cephei: come dice la designazione latina, appartiene anche lei a questa stessa costellazione. Per trovarla bisogna spostarsi all’interno dell’asterismo della casetta.  È di una magnitudine più debole (di circa quinta magnitudine) ma anch’essa localizzabile ad occhio nudo tra le altre stelle. È una binaria ad eclisse…

 

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La posizione di VV Cephei sul Pocket Sky Atlas.
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Per visualizzare il termine “grande”: confronto con il Sole.

 

Il mito: Perseo, Andromeda, Cassiopea, Cefeo, Pegaso

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Schermata di Stellarium con evidenziate le costellazioni trattate.

Cefeo era il re dell’antica Etiopia, una regione che si estendeva a sud del Mar Rosso e che comprendeva parte dei moderni stati di Israele, Giordania ed Egitto. Cefeo era sposato con Cassiopea, una donna eccezionalmente vanitosa che sfrontatamente dichiarava di essere più bella delle nereidi.

Le nereidi – le ninfe del mare – chiesero vendetta per il suo affronto a Poseidone, il quale scagliò sulle coste dell’Etiopia il mostro marino Ceto, che incominciò a compiere stragi e devastazioni.

Il re Cefeo, disperato, si recò a consultare l’oracolo di Ammone per capire la ragione della collera degli dei e come fare per liberarsi della calamità che si abbatteva sulle coste del regno. L’oracolo gli rispose, e gli disse che per placare Poseidone avrebbe dovuto sacrificare la figlia Andromeda al mostro.

Cefeo decise di non anteporre la vita di sua figlia al benessere del regno, e la giovane Andromeda venne incatenata agli scogli come offerta sacrificale.

Perseo la vide da lontano mentre ritornava in patria dopo l’uccisione della gorgone Medusa, reggendo ancora in mano la sua testa decapitata. In alcune versioni viaggia con i sandali alati donatogli da Ermes, in altri in groppa del cavallo alato Pegaso. Vide dunque la ragazza, e la folla radunata sulla spiaggia. In questa folla attendevano anche Cefeo e Cassiopea.

Già tra le onde infuriate del mare iniziava a vedersi la sagoma del Ceto che si avvicinava. Perseo si recò dal re e dalle regina, facendosi spiegare la situazione, e promise l’uccisione del mostro, in cambio di avere in sposa la loro bellissima figlia. Tornò verso gli scogli, e uccise il mostro marino poco prima che questi si avventasse sulla sua vittima.

La versione che ne da Ovidio è piena è come sempre molto evocativa: Andromeda, pietrificata dalla paura, sembrerebbe una statua se non fosse per i capelli che ondeggiano nel vento…

Dopo aver sorvolato e lambito innumerevoli popoli,
giunse in vista degli Etiopi e delle terre di Cefeo.
Lì Ammone aveva selvaggiamente ordinato che l’innocente
Andromeda pagasse con la vita l’arroganza della madre.
Come la vide, le braccia incatenate a un masso della scogliera
(se la brezza non le avesse scompigliato i capelli e calde lacrime
non le fossero sgorgate dagli occhi, una statua di marmo, questo
l’avrebbe creduta), Perseo senza avvedersene se ne infiammò,
rapito dal fascino che quella stupenda visione emanava,
tanto che per poco le ali non si scordò di battere nell’aria.
Sceso a terra, disse: “No, tu non meriti queste catene,
ma solo quelle che stringono nel desiderio gli amanti:
svelami, voglio saperlo, il nome di questa terra e il tuo,
e perché porti i ceppi!”. Sulle prime lei tace, non osa,
lei vergine, rivolgersi a un uomo, e per timidezza si sarebbe
nascosto il volto con le mani, se non fosse stata incatenata.
Gli occhi le si riempirono di lacrime: solo questo poté.
Ma lui insisteva, e allora, perché non pensasse che gli celava
colpe sue, gli rivelò il nome della terra, il suo,
e quanta presunzione nella propria bellezza avesse riposto
sua madre. Non aveva ancora raccontato tutto, che scrosciarono
le onde e apparve un mostro, che avanzando si ergeva
sull’immensità del mare e col petto ne copriva un largo tratto.
Urlò la vergine. A lei si erano accostati il padre in lutto
e la madre, entrambi angosciati, ma a maggior ragione questa:
non le portavano aiuto, ma solo il pianto e la disperazione
per quella sventura e si stringevano al suo corpo in catene.

Perseo a questo punto si lancia in alto, fino a ritrovare sotto di sé la sagoma del mostro: vi si avventa, conficcando fino all’elsa la spada nella sua scapola squamosa. Il Ceto si agita, ferito, e Perseo continua a colpirlo schivando i suoi morsi. Qui Ovidio dice come gli spruzzi d’acqua inizino ad appesantire le ali di Perseo, rischiando di portarlo giù, nel mare. Perseo, non fidandosi di continuare con i calzari alati imbevuti d’acqua, va verso uno scoglio, e continua a combattere reggendosi con la mano sinistra alle sporgenze.

Sconfitto il mostro marino, re e regina salutano l’eroe come loro genero e liberano la fanciulla dalle catene.

C’è ora questo pezzo molto bizzarro, che parla della nascita… del corallo. L’ho appreso molto di recente sentendo un altro appassionato raccontare questo mito. Ora, lo ritrovo effettivamente nei versi di Ovidio: perché la testa della Medusa non venga rovinata dalla sabbia, Perseo prepara un piccolo letto di alghe e la depone lì sopra. Le alghe, sotto lo sguardo della Gorgone, si pietrificano: è la nascita del corallo. Le nereidi rimangono incantate da questi oggetti, si distraggono dalla loro offesa, giocano con le piante acquatiche pietrificate e le gettano in mare perché i fondali si popolino di coralli.

L’eroe intanto attinge acqua e si lava le mani vittoriose;
poi, perché la rena ruvida non danneggi il capo irto di serpi
della figlia di Forco, l’ammorbidisce con le foglie, la copre
di ramoscelli acquatici e vi depone la faccia di Medusa.
I ramoscelli freschi a ancora vivi ne assorbono nel midollo
la forza e a contatto col mostro s’induriscono,
assumendo nei bracci e nelle foglie una rigidità mai vista.
Le ninfe del mare riprovano con molti altri ramoscelli
e si divertono a vedere che il prodigio si ripete;
così li fanno moltiplicare gettandone i semi nel mare.
Ancor oggi i coralli conservano immutata la proprietà
d’indurirsi a contatto dell’aria, per cui ciò che nell’acqua
era vimine, spuntandone fuori si pietrifica.

Il cielo ad occhio nudo – parte 7

Continua da Il cielo ad occhio nudo – parte 6.

Ceto

La costellazione del Ceto o della Balena (Cetus il nome latino) è bassa sull’orizzonte qui. È visibile in autunno e ad inizio inverno, guardando verso sud. Si alza dall’orizzonte e poi torna ad inabissarsi. È una costellazione principalmente del cielo australe: molte sue stelle hanno declinazione negativa, come si legge anche dalla mappa qui sotto.

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Costellazione del Ceto. Credit: IAU/Sky&Telescope.

Non è una costellazione molto appariscente – non una delle prime che si imparano a riconoscere nel cielo.

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Cetus, Mira, Menkar, Difda. Credit: Akira Fujii/DMI.
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Cetus, Mira, Menkar, Difda. Credit: Akira Fujii/DMI. Linee aggiunte in in Gimp, basandomi su quest’altra immagine.

Nelle antiche mappe, il pentagono dove si trova la stella Menkar rappresenta la testa del mostro marino. Poi si scende per il collo fino al corpo e la coda, dove si trova Deneb Kaitos.

Menkar è una parola araba che significa “le narici”, ed era inizialmente applicata a λ Cet. La stella più luminosa della costellazione, ma anche molto bassa, è β Cet. È conosciuta in modo equivalente con due diversi nomi: Deneb Kaitos e Difda. Difda dovrebbe essere la designazione più antica: nelle cosellazioni beduiniche era “la seconda rana”, mentre la “prima rana” era la stella Fomalhaut, del Pesce Australe. Deneb Kaitos è una abbreviazione di una locuzione islamica dal significato “il ramo meridionale della coda del mostro marino”. Un’altra stella ha nome Deneb: la luminosa stella α nel Cigno, alta nelle notti estive. Deneb, infatti, da sola significa “coda”. Nel caso del Cigno, la locuzione araba significava “la coda della gallina”.  Baten kaitos, invece, è “il ventre del mostro marino”.

Menkar, Baten Kaitos e Deneb Kaitos sono tutte e tre stelle dai colori caldi, di classe spettrale M e K, e tutte delle giganti.

Mira 

La costellazione della Balena non ha sempre lo stesso aspetto… al contrario, cambia nel tempo in modo drastico: c’è una stella, Mira, che in alcuni momenti è luminosa quasi come Deneb Kaitos… in altri, del tutto invisibile ad occhio nudo.

Mira, la stella omicron, è una gigante rossa , a 350 anni luce di distanza. Si trova agli stadi finali della sua evoluzione stellare: dopo l’idrogeno, ha quasi terminato anche la fusione dell’elio.

Questa stella sta pulsando: il suo inviluppo gassoso si contrae e poi riprende ad espendersi, ciclicamente. Alla fine, l’involucro gassoso si staccherà dalla stella, dando origine ad una nebulosa planetaria, al cui centro rimane il resto degenere di quello che era il nucleo della stella: una nana bianca.

Queste pulsazioni, che modificano le dimensioni della stella, causano anche un cambiamento della sua luminosità di circa 8 magnitudini.

In un periodo di 332 giorni, la luminosità apparente della stella va dalla magnitudine +2 alla magintudine +10. In un cielo buio, si possono osservare ad occhio nudo solo stelle fino alla sesta magnitudine visuale: per diverso tempo c’è un vuoto al posto di Mira.

Si sono scoperte cose ancora più interessanti su Mira, osservandola nei raggi ultravioletti con il telescopio GALEX (qui un articolo). Mira si sta muovendo nello spazio in modo particolarmente veloce, e ha lasciato dietro di sè una scia di materia lunga 13 anni luce. Una scia ricca di elementi come carbonio, ossigeno… materia che va ad arricchire il mezzo interstellare, dal quale possono formarsi altre stelle e altri pianeti.

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Mira vista da GALEX.
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Mira vista da GALEX.

Il mostro marino

Il kētos non era esattamente una balena, ma un grande animale marino dal carattere e dall’aspetto mostruoso, a volte rappresentato con un aspetto ibrido. Queste che seguono sono delle antiche mappe…

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Cetus nell’Uranometria di Bayer, 1603.
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Il Cetus di Hevelius, Uranographia, 1690.

Qualche tentacolo in più, e sarebbe degno di essere intravisto in un racconto di Lovecraft.

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Cetus nell’Uranographia di Bode, 1801.

Nella mitologia ebraica, invece, il mostro marino era il Leviatano, l’essere biblico simile ad un immane serpente nato il quinto giorno della creazione, e che combatte contro l’altro mostro presente nell’Antico Testamento, Behemoth.

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Behemoth e il Leviatano, William Blake.