Report osservativo: il globulare di Andromeda G1/Mayall II

Gli ammassi globulari orbitano negli aloni delle grandi galassie a spirale: sono densissimi ammassi sferoidali di centinaia di migliaia di stelle.

Un globulare di un’altra galassia

La notte del 20 agosto ho osservato al telescopio G1/Mayall II, l’ammasso globulare più luminoso della galassia di Andromeda… un ammasso globulare appartenente ad un’altra galassia, distante più di 2 milioni e mezzo di anni luce! (I dettagli dell’osservazione sono più sotto.)

G1 è stato scoperto nel 1953 dagli astronomi Nicholas Mayall e Olin J. Eggen.

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G1 è di magnitudine visuale 13.7. Dalla fotografia scattata dal telescopio Hubble si vede come G1 abbia una forma leggermente ellittica, e si trovi prospetticamente vicino a due stelle della nostra galassia. Sono due stelle di 14esima – 15esima magnitudine. Il suo colore giallastro ci fa capire che è un ammasso molto antico.

G1 non è solo l’ammasso globulare più luminoso della galassia di Andromeda: è l’ammasso più luminoso dell’intero Gruppo Locale: la sua luminosità è circa il doppio di quella di Omega Centauri, l’ammasso più grande e luminoso della nostra galassia. È anche gigantesco: il suo diametro è di circa mille anni luce (in confronto con i circa 150 anni luce di Omega Centauri).

La galassia di Andromeda è visibile anche all’occhio nudo sotto cieli bui e limpidi: appare, in visione leggermente distolta, come una piccola saetta biancastra: al telescopio è ricchissima di dettagli: le due bande di polveri che delineano due bracci della sua struttura a spirale, le due galassie satellite M32 e M110, l’immensa regione di formazione stellare NGC 206… ma questo è solo il disco visibile: la galassia di Andromeda si estende molto, molto di più.

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Credit: Robert Gendler, 2008

 

Questo globulare si trova ben fuori il disco visibile di Andromeda: é lontano 2 gradi e mezzo dal suo nucleo, a più di 100mila anni luce di distanza da esso.

Nell’immagine sottostante ho segnato l’area di cielo in cui si trovano i globulari G1 e G2: sembrano quasi non appartenere alla galassia di Andromeda!

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L’area di cielo in cui cercare i globulari G1 e G2. Schermata di Stellarium modificata in Gimp.

Osservazione di G1, G2 e UGC 330

La notte del 20 agosto è stata la prima luce per il nostro nuovo telescopio: un Dobson di 30 cm, f/5, della Sumerian Optics. Ci trovavamo sulle Alpi, all’altopiano del Nivolet, a circa 2500 metri: la notte era molto buia e trasparente, quasi senza vento e con poca umidità.

I globulari di Andromeda non sono segnati sugli atlanti stellari: per cercarlo ho stampato diversi articoli con report di altri osservatori e mappe costruite appositamente. In particolare ho utilizzato un articolo apparso sulla rivista Sky&Telescope (Exploring Messier 31, Alan Whitman, November 2013) e i campi ripresi dal telescopio DSS, che riporto più sotto.

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Scatto fatto da Marco con lo Smartphone mentre cerco G1. Sul tavolo il raccoglitore è aperto sulla fotocopio dell’articolo di Alan Withman. In cielo si riesce a intravedere la Via Lattea, e un pezzo di costellazione del Sagittario.

Per trovare G1 sono partita dal disco di Andromeda e mi sono poi spostata verso l’esterno. Una volta trovate tre stelle  di riferimentoabbastanza luminose, ho cambiato l’oculare per poter continuare lo star-hopping: ho inserito prima il 12 mm (125X) e poi, per riuscire a distinguere le deboli stelle del campo, ho dovuto continuare con il 9 mm (166X).

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Campo del DSS, 50X50 arcominuti.

Nell’immagine seguente è mostrato il campo inquadrato dall’oculare di 9 mm (AFOV 52°, FOV 19′):

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Campo campo del DSS di 30×30 arcominuti, con sovrapposto il campo inquadrato dall’oculare di 9 mm – da SkyPlanner, Sì, abbiamo battezzato il telescopio “Tardis”, perché si una volta chiuso si riduce ad una valigetta dalle dimensioni di un bagaglio a mano.

G1 si trova al vertice di un triangolo, i cui altri due vertici sono formati da una stella doppia e da un’altra stella. Nell’immagine seguente ho segnato alcuni dei pattern stellari con cui mi sono aiutata per orientarmi nello star-hopping:

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Alcuni dei pattern stellari con cui mi sono aiutata nello star-hopping. Immagine modificata in Gimp.

G1 appare evidentemente non stellare: non riesco a separare completamente le due deboli stelle che gli sono quasi sovrapposte, ma si capisce benissimo che ha una forma non sferica ma a sua volta “triangolare”, con due vertici più deboli verso l’esterno:

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Ingrandimento.

Dopo aver osservato G1 seguo un arco di deboli stelle e cerco un altro ammasso globulare, G2, di due magnitudi più deboli: l’osservazione si rivela complessa e non riusco a vederlo, anche sapendo dove cercarlo. Intravedo però qualcosa più sopra, proprio al limite della potenza del telescopio: è la galassia UGC 330, di 15esima magnitudine.

Avevo un conto in sospeso con G1 da diverso tempo!

Nel prossimo articolo (link a breve) racconto di questi tre giorni sulle Alpi.

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Il corpo, la mente, la bellezza

Correre mi fa stare bene. Ho ripreso ad allenarmi da poco, ma subito mi sento meglio. Subito sento che respiro in modo meno affaticato, e il mio viso allo specchio ha un aspetto migliore. Mi sento di nuovo un po’ più sana.

Lo scorso anno, per tutta la primavera e l’estate, mi sono allenata intensamente: correvo, ma facevo anche moltissime escursioni in montagna, ero sempre all’aria aperta. I muscoli delle braccia e delle gambe erano tesi e forti, e il viso si era smagrito, e ho anche scoperto di avere un viso molto bello.

Da bambina e soprattutto da ragazzina ho avuto problemi con il mio corpo: ero sovrappeso, ma non ho fatto nulla per rimettermi in salute se non dopo il liceo.

E il cambiamento fisico ha portato salute, e con la salute bellezza, e le due cose mi hanno portato ad avere una percezione di me stessa più serena, che mi ha permesso anche di rapportarmi in modo migliore con gli altri, più aperto e spontaneo. Nonostante tutto uno strascico di inadeguatezza mi è rimasto attaccato e a volte è davvero molesto.

Per me è stato molto importante. Anzi, iniziare a sentirmi bella è stato rivoluzionario. Quando parlo di bellezza parlo di quella per cui ti alzi la mattina e te la senti addosso e la vedi allo specchio semplicemente dopo esserti lavata la faccia. Il tuo viso. Senza robaccia coprente spalmata sopra, senza trucchi, senza nulla di nascosto o modificato. Senza nemmeno aver indosso un tipo di vestito particolare.

Paradossalmente una delle difficoltà che ho incontrato più di un anno fa, quando ho iniziato a cercare di perdere peso, è stato fronteggiare le insinuazioni di anoressia. Ma è normale che se si vuole, per la prima volta, mettersi in forma, delle modifiche debbano essere fatte e un cambiamento debba gradualmente iniziare a vedersi. Mi  aveva snervato molto questa questione.

La foto seguente mi è stata scattata nell’agosto del 2016, quasi un anno fa, e, accidenti, come mi sentivo bene. Avevo anche appena iniziato a guarire da una certa malattia, e non potevo avere dei polpacci più sodi e un viso più pulito e luminoso. L’estate del 2016 è stato il momento in cui in assoluto sia stata meglio, in tutti i sensi.

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A Devero con un amico nell’estate del 2016. Ciao Max.

 

Adesso, dopo diversi mesi, ho ripreso a fare attenzione e curare il mio corpo e il mio spirito.

Quando mi alleno in mezzo alla natura e mi alimento in modo sano mi sento bene e provo tantissima gioia.

Il cielo ad occhio nudo – La Via Lattea – parte 9

Noi ci troviamo all’interno di una galassia a spirale. Lo possiamo capire osservano il cielo nelle notti estive: la Via Lattea si estende lungo un arco per tutta la volta celeste, luminosa di una luminosità diffusa.

È invisibile sotto il cielo della città, e si può rimanere tutta la vita senza sospettarne l’esistenza. In luoghi molto bui, come la montagna o il deserto, costituisce invece uno degli spettacoli più belli che ci possano essere.

La Via Lattea, nella sua interezza, da il meglio di sé all’occhio nudo e al binocolo. L’aspetto della Via Lattea è molto vario: ad occhio nudo non si possono risolvere le singole stelle, e queste sono così tante da creare quell’effetto di luminosità soffusa. In essa sono presenti dei vuoti scuri dall’aspetto filamentoso e intricato, e alcuni agglomerati particolarmente luminosi.

Ma cos’è che si sta guardando?

NGC 4565, nella fotografia qui sotto, è una galassia a spirale vista di taglio. È un oggetto che si può osservare anche con telescopi amatoriali e si trova nella costellazione della Chioma di Berenice. Visti così di taglio, i bracci a spirale che si sviluppano e avvolgono attorno al nucleo si sovrappongono l’uno sull’altro creando questa banda di polveri opaca nell’ottico. Il rigonfiamento al centro è il bulge. 

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NGC 4565 Adam Block/Mount Lemmon SkyCenter/University of Arizona.

Questo è ciò che si sta guardando: la Via Lattea è proprio la struttura della nostra galassia. I suoi bracci a spirale, in questa prospettiva, appaiono sovrapposti l’uno all’altro. Le sue polveri sono le intricate strisce scure che assorbono la luce delle stelle retrostanti. Non è stato banale per gli astronomi comprendere la struttura tridimensionale della nostra galassia potendola osservare solo dall’interno.

Le fotografie che seguono sono state scattate la scorsa estate dal fotografo (e amico, ciao Max!) Massimo Sotto, durante una vacanza assieme ad altri astrofili sulle Alpi… Quindi questi profili montuosi mi sono divenuti famigliari e ne sono affezionata. Mi sono permessa di modificarle indicando le caratteristiche e gli oggetti principali visibili: per quanto l’obiettivo fotografico sia differente dall’occhio umano, molti degli elementi segnati (non tutti) sono apprezzabili semplicemente osservando il cielo, senza l’uso di alcuna strumentazione.

Il bulge, e quindi il centro galattico, sono proiettati nelle costellazioni del Sagittario e dello Scorpione.

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Fotografia di Massimo Sotto. Agosto 2016, Colle dell’Agnello, Alpi.
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Fotografia di Massimo Sotto. Agosto 2016, Colle dell’Agnello, Alpi. Grafica aggiunta da me.
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Fotografia di Massimo Sotto. Agosto 2016, Colle dell’Agnello, Alpi.
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Fotografia di Massimo Sotto. Agosto 2016, Colle dell’Agnello, Alpi. Grafica aggiunta da me.

La quantità di oggetti riconoscibili (più i due pianeti Marte e Saturno) è impressionante: ammassi aperti come M6 ed M7, ammassi globulari come M4 ed M22, nebulose luminose e nebulose oscure.

Qui in Italia, le zone centrali della galassia rimangono radenti l’orizzonte nelle notti estive, e sprofondano sotto di esso nel corso della notte. Nell’emisfero australe, invece, il rigonfiamento del centro galattico è alto nel cielo, praticamente allo zenit.

La nostra galassia sembra essere una SBc, ovvero una spirale barrata, con i bracci a spirale non troppo strettamente avvolti e un bulge relativamente piccolo. Il suo disco ha un diametro di circa 100 mila anni luce (un raggio di luce impiega mille secoli ad attraversala…). Lo spessore del disco, invece, è di soli 1500 anni luce.  Il Sole, la stella attorno a cui orbitiamo, si trova a circa 28 mila anni luce dal centro, verso la periferia, in un braccio minore chiamato Braccio di Orione o Braccio Locale (Orion Spur).

Il bulge centrale è uno sferoide schiacciato dal diametro polare di circa 8 mila anni luce ed un diametro equatoriale di circa 10 mila anni luce.

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Rappresentazione artistica. Come si suppone sia strutturata la nostra galassia. Noi ci troviamo nel braccio “Orion Spur”.

Great Sagittarius Star Cloud: una finestra su una porzione del bulge

Guardando verso le regioni centrali le polveri sono particolarmente spesse ed estese, tanto che lo studio del centro galattico non può essere fatto in ottico, ma nell’infrarosso o nel radio: queste regioni sono opache nella luce visibile.

Vicino all’asterismo della “teiera” nel Sagittario, in particolare sopra alla stella Alnasl, c’è una zona particolarmente luminosa: è la struttura galattica più interna osservabile nella luce visibile e con l’occhio nudo. Si allunga per alcuni gradi in cielo ed è effettivamente una visione del bulge centrale della galassia!

Spostandoci dalla nube luminosa verso l’interno della Via Lattea, abbiamo proprio il punto corrispondente al centro galattico.

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Fotografia di Massimo Sotto. Agosto 2016, Colle dell’Agnello, Alpi. Grafica aggiunta da me. 

Se potessimo vedere l’intera estensione del bulge, questo si estenderebbe fino a M24, la Small Sagittarius Star Cloud, e giù fino a lambire la coda dello Scorpione – ho tentato di segnarlo approssimativamente con un rettangolo nella prima immagine.

Dare profondità

Queste zone sono ricchissime di oggetti: ammassi globulari, ammassi aperti, e naturalmente nebulose – regioni di formazioni stellare.

Nella fotografia più sopra sono segnate le posizioni di alcune nebulose – piccoli bozzoli luminosi che sembrano zone dove le stelle si addensano.

Il primo braccio galattico che incontriamo, partendo dall’esterno, è proprio il nostro. A questo appartiene la grande estensione di nebulose oscure che si allunga nella costellazione del Cigno, chiamata la “grande fenditura del Cigno” (Cygnus Great Rift).

La maggior parte delle regioni di formazioni stellare sono situate invece più in profondità, nel Braccio Sagittarius-Carina (nell’illustrazione, dovrebbe corrispondere al Sagittarius Arm): propiettate nella costellazione del Sagittario si trovano la nebulosa Laguna (M8), la nebulosa Trifida (M20), la nebulosa Cigno (o nebulosa Omega, M17); nella costellazione del Serpente, la nebulosa Aquila (M17).

Tutte questi oggetti sono nebulose ad emissione e riflessione, zone dove la gravità ha addensato nubi di gas e polveri e al cui interno è in atto la formazione di nuove stelle.

Sono oggetti che al binocolo e con telescopi amatoriali possono essere osservati in gran dettaglio.

Quelle che seguono sono delle fotografie di queste nebulose:

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The Trifid Nebula in Stars and Dust. Adam Block, Mt. Lemmon SkyCenter, U. Arizona.
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M8: The Lagoon Nebula. Ignacio Diaz Bobillo.
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Swan Nebula & Asteroid 1216 Askania, Robert Hart.

Guardando queste fotografie ci si può chiedere quanto di questi oggetti sia apprezzabile utilizzando uno strumento amatoriale e osservando dall’oculare. Sicuramente il colore rosso, dato dall’idrogeno ionizzato, può essere rivelato solo da una fotografia e usando un filtro H-apha. L’azzurro, dato dalla parte a riflessione della nebulosa, non è nemmeno lui apprezzabile osservando la nebulosa Trifida (lo è, invece, per la nebulosa di Orione!). Colori a parte, le fotografie hanno anche una maggior sensibilità nel delineare le polveri e quindi la forma della nebulosa stessa, nonché la capacità di rendere la profondità e la tridimensionalità degli oggetti.

Eppure, osservadole al binocolo o ad un piccolo telescopio, sono una visione magnifica e ricca. Osservandole con pazienza per diversi minuti le loro caratteristiche incominciano ad emergere. L’ammasso aperto sovrapposto alla nebulosa Laguna risplende sullo sfondo delicato della nebulosa stessa…

C’è un modo, in effetti, per dare virtualmente un’occhiata a questi oggetti come li vede “l’astrofilo visualista” – é un modo che uso anche per farmi un’idea di cosa posso aspettarmi di risolvere osservando un oggetto nuovo o  per confrontare una mia osservazione: si possono cercare degli sketch astronomici. Queste, ad esempio,  sono dei disegni fatti all’oculare da alcuni astronomi amatoriali delle nebulose citate prima:

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Sketch della nabulosa Trifida M20. Jeremi Perez.
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Sketch della nebulosa Trifida. Kiminori Ikebe.
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Sketch della nebulosa Laguna M8. Michael Vlasov.
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Sketch della nebulosa Cigno/Omega M17. Kim Byong
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Ancora la nebulosa Cigno, da Michael Vlasov. In questo sketch è apprezzabile anche il più ampio arco di nebulosità.

Questo post continua da Il cielo ad occhio nudo – parte 8.

Alla prossima ~

Il cielo ad occhio nudo – La Galassia di Andromeda

Vorrei raccontare cosa si può vedere realmente alzando semplicemente gli occhi al cielo. Bisogna recarsi in luoghi bui, limpidi e asciutti. Noi astrofili ci inerpichiano con le nostre auto per le strade delle Alpi o degli Appennini, o sogniamo di recarci in Sud America, in Australia, o nel deserto africano.

È possibile vedere una galassia ad occhio nudo.

La Galassia di Andromeda si può vedere senza strumenti. Appare, in visione leggermente distolta, come una saetta chiara, soffusa e sottile.

Per trovarla, ci si può aiutare con la constellazione di Cassiopea… si segue la direzione della prima “punta”, segnata dalla stella Schrdar, α Cassiopeae, e scendendo verso Mirach, la stella β di Andromeda. Ed è lì: è un’altra galassia, lontana 2 milioni e mezzo di anni luce – una distanza indicibile in chilometri – eppure è la galassia più vicina a noi, escludendo le galassie nane del Gruppo Locale. È un’immagine vecchia di 2 milioni e mezzo di anni. È una visione antica.

La cosa più sottile della questione – e che mi sorprende sempre – è che il diametro apparente di questa galassia è di 3 gradi, ovvero è sei 6 volte più grande di quello della Luna. 

Alcuni oggetti astronomici (come il Velo del Cigno o ampie nebulose diffuse) sono enormi nel cielo, ma non riusciamo a vederli ad occhio nudo per una questione di quanta luce possiamo raccogliere – sono oggetti deboli: la loro luminosità è diffusa su una superficie molto grande.

Se prendiamo un telescopio o un binocolo, anche modesti, la visione si arricchisce di particolari.

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Credit: Paola Battaglia, Filippo Riccio

All’inizio, un neofita vede solo il nucleo luminoso della galassia… È successo anche a me: per un certo tempo non ho visto altro che un oggetto oblungo con due satelliti. Gli oggetti astronomici sono strani da osservare, bisogna imparare a farlo. Ad un certo punto, si incominciano a distingure le bande scure (due, in particolare) formate dalle polveri delle sue braccia a spirale: allora l’immagine diventa improvvisamente più grande, e acquista profondità. Ci si accorge che effettivante il suo diametro esce dal campo e si indebolisce quasi senza soluzione di continuità.

Con un telescopio amatoriale, si può entrare nei meandri di questa galassia: osservare la regione  NGC 206… una nube stellare (un’associazione OB) nei bracci di un’altra galassia. È possibile osservare addirittura… i suoi globulari. Il più luminoso di essi è indicato con G1 o Mayall II.  È osservabile da telescopi amatoriali con specchi forse poco più grandi di 200 mm. È un globulare di un’altra galassia. 

Sono visibili con facilità anche due galassie satellite di Andromeda: in questa fotografia, M 110 si trova in basso a destra, mentre sopra il nucleo c’è M32. Sono entrambe due galassie nane elllittiche.

La luce della notte – un’avventura notturna nella profondità delle Alpi

Link allo stesso articolo su alexstargazing.net.

Mr.P., fotografo, divulgatore e molto altro  (lo trovate su pierluigigiacobazzi.com) è una persona che non esita a incamminarsi nel cuore della notte con zaino e attrezzatura fotografica in spalla per immortalare il cielo stellato e i fenomeni celesti dai luoghi più spettacolari e solitari. Questa estate ho avuto la fortuna e l’onore di conoscerlo meglio e poterlo accompagnare in una “spedizione notturna” sulle Alpi. Gli ho proposto il Lago francese Forèant, che ho visitato più volte di giorno e che è raggiungibile a piedi lungo un tragitto piuttosto semplice. Il tragitto dura una quarantina di minuti.  Una quarantina di minuti lungo sentieri serpeggianti, alla luce delle torce…

Partiamo al crepuscolo, zaini in spalla e un termos di tè caldo, per rimanere fuori l’intera nottata.

Prima di scendere verso la sponda del lago, ci fermiamo nel punto più alto del sentiero, sul Col Vieux, prima che incominci la discesa. Siamo a 2800 metri. Il lago lontano non ha l’aspetto d’uno specchio d’acqua. È biancastro, sembra quasi… neve. Una macchia di neve alpina nell’oscurità.

Qua in cima, mentre Pier scatta alcuni panorami, mi sdraio a pancia in su sul terreno.

Non credo di aver mai visto uno spettacolo simile. Non è questa la montagna a cui sono abituata. Non è questo il cielo delle Alpi a cui sono abituata – quello della notte prima, sul piazzale del rifugio. È qualcosa di più.

Vicino a me non c’è la mia automobile; non c’è la sagoma buia e rassicurante del rifugio. Nel piazzale del rifugio ci sono gli altri astrofili, le luci semi-schermate dei display dei pc, i loro telescopi e il tenue ronzare dei motori che seguono l’oggetto che stanno fotografando. Ci sono le loro voci e i loro scherzi.

In questo momento è tutto diverso. Il cielo sembra letteralmente piombarmi addosso nella sua vastità. Da ogni lato dell’orizzonte. Lo zenit è vertiginoso. Attorno a me c’è un cerchio nero dato dai profili delle montagne. È un cielo che non è spezzato da nulla di umano.

È una sera limpidissima e senza vento, addirittura tiepida. Sono sdraiata con il giubbotto slacciato e senza sciarpa. La Via Lattea si sviluppa immensa e… tridimensionale. La sua tridimensionalità (perchè così è – è la proiezione del disco galattico, i bracci a spirale sovrapposti tra loro…) sembra davvero evidente. È gonfia verso il centro galattico, alta allo zenit e più tenue all’altro lato dell’orizzonte, guardando fuori nel resto dell’Universo.

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La coda dello Scorpione distorta: Saturno, Marte, Antares. Credit: Pierluigi Giacobazzi
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Credit: Pierluigi Giacobazzi

Osservo qualche minuto con il binocolo: mi muovo lungo la Via Lattea, partendo dal Sagittario e dallo Scorpione. Osservo gli ammassi globulari M4 ed M22,  le grandi nebulose  Laguna, Trifida e Omega; l’ammasso M24. Mi sposto nella Lira e credo di vedere la nebulosa Anello. Ma poi poso il binocolo sul mio ventre. E osservo semplicemente il cielo ad occhio nudo.  Sono sicura di vedere l’ammasso dell’Ercole, M13. Improvvisamente, questa notte non voglio usare nient’altro che l’occhio nudo.

Ho gli occhi così spalancati che ad un certo punto, muovendomi, mi entra copiosa della sabbia negli occhi – sabbia che devo aver raccolto in un lembo del cappuccio.

– Va tutto bene laggiù? – Sento la voce di Mr.P., che più lontano si muove silenzioso nel buio per immortalare i suoi panorami stellati.

– Non molto a dire il vero… – Mi raggiunge ed è la prima di alcune piccole disavventure di quella nottata e di occasioni per farci assieme delle belle risate.

In piedi, mentre scatta le ultime fotografie, parliamo della mitologia del cielo. L’Orsa Minore e l’Orsa Maggiore ci stanno davanti. Mi racconta di Artemide e della ninfa Callisto, dell’ira di Era che la scaglia nel cielo (in una delle versioni dei labirintici miti greci). L’orsa Callisto non potrà mai posarsi sull’acqua, ma sarà costretta a ruotare lungo un arco circumpolare.

Parliamo della mitologia cinese – degli innamorati Zhinü e Niulang, impressi nelle stelle Vega e Altair, separati dal fiume invalicabile della Via Lattea. Questo mito è stato trasmesso e assimilato anche in Giappone ed è ora una festività, Tanabata (七夕, settima notte), una sorta di festa per gli innamorati.

I nostri antenati, da ogni parte del mondo, sapevano come si muoveva il cielo… Il loro legame col buio doveva essere simile a quello che percepiamo noi due, di sfuggita, in quel momento.

Riaccendiamo le luci bianche per percorrere l’ultimo tratto del sentiero. I ragni si disperdono al nostro passaggio. La terra è viva di animali. C’è tanta piccola vita di notte.

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Io sulla sponda… Grazie per questo ritratto. Credit: Pierluigi Giacobazzi.
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Zoom…ho modificato un poco i contrasti. Credit: Pierluigi Giacobazzi.

Il lago Foréant ha una forma circolare ed è formato dall’acqua dei ghiacciai. L’acqua che scende dal versante roccioso nutre il lago e poi fuoriesce dalla parte opposta, ritrasformandosi in un piccolo ruscello. Il versante opposto a noi è irraggiungibile perchè si trova sotto la ripida parete della Taillante. La Taillante… un’immensa sagoma scura che ci sovrasta. Sopra di essa, brillano le costellazioni del Perseo, e sopra ancora Cassiopea… si riflettono perfettamente nel lago. Per vedere le stelle riflesse di Cassiopea devo addirittura sporgermi oltre la riva.

L’arrivo al lago è occasione di altre piccole gaffe e risate: di notte il paesaggio, che di giorno ci è famigliare, si trasforma completamente… Non trovo l’acqua! L’acqua immobile, nella prima parte del lago, sembra quasi non esserci. Appare quando, allungando la mano, vado a formare un’onda circolare che si allarga sempre più.

Questo lago, abitato da vari pesci (leggiamo in francese su uno dei cartelli -la trota “rario” e “arc du ciel”, il salmerino alpino e di lago…), fa parte di un’area protetta. Come recita un altro cartello “le rive del torrente Bouchouse e dei laghi Foréant, Baricle e Egorgéon oscpitano specie animali e vegetali rare e discrete, sopravvissute alle ultime grandi glaciazioni.” Una cordicella delimita alcuni tratti della sponda e impedisce l’accesso al piccolo delta, ma è comunque possibile, a qualche metro di distanza, percorrere metà del perimetro del lago, quella che frontaggia la parete vertiginosa della Taillante. In alcuni punti invece la riva è liberamente raggiungibile.

La notte ha la sua luce

È vero: nel buio più profondo delle montagne, in una notte di luna nuova… appare con un’evidenza quasi disarmante come il cielo possegga una sua luce. Le stelle, la Via Lattea, i pianeti… illuminano.

Tutto ciò è completamente scomparso nelle città, ma il cielo, quando davvero non rimane altro che il cielo, non è mai realmente buio. Oltre le stelle più brillanti, emerge piano una matrice luminescente, granulosa, quasi impercettibile… le stelle più lontane che il nostro occhio non può risolvere. Le galassie più lontane, le nebulose. Il cielo ha -visivamente- come un più profondo ed estremamente più tenue strato luminoso.

E questa stellata, semplicemente, questa Via Lattea e quest’aria cristallina, fanno sì che i nostri occhi non siano ciechi, che il paesaggio si inizi a distinguere.

Eccole ancora, le Orse e il Drago, che si attorcigliano.

Il timone del Grande Carro sembra seguire il profilo di un monte. La coppa si abbassa verso l’acqua, senza raggiungerla mai, perchè con il passare dei minuti, delle ore, risale. Eccola lì, Callisto sull’acqua.

La notte scorre lieve. Parliamo di Uomo e Natura. Dall’altra parte del lago, ai due lati della sagoma scura che deve essere il Pan di Zucchero, brillano Fomalhaut e le stelle dell Balena. Anch’esse si riflettono nel lago.

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Fomalhaut. Credit: Pierluigi Giacobazzi.

Riaccendiamo le luci bianche e ci incamminiamo di nuovo verso il rifugio, con le gambe stremate dalla fatica.

Ho capito cosa fa Mr.P – il suo mondo notturno e solitario. Le sue avventure in ogni parte del globo. È un mondo completamente differente da quello diurno, e richiede coscienza e sangue freddo. Ma non c’è nulla di pericoloso in questo tipo di notte. Non c’è nulla di cattivo in agguato. Certo, ci sono gli animali, ma gli animali non sono cattivi. Ci sono i tuoi passi, e se sei solo, immagino, possono risultare assordanti e farti battere il cuore fortissimo. So che è un’esperienza che vorrei rifare. Sono astrofila: la notte la sento mia.

Torniamo al rifugio alle 5 del mattino – siamo stati fuori sette ore.

Mi ha molto meravigliato – e Mr.P. me lo ha fatto notare da come tendevo a ripeterlo spesso durante il tragitto –  quanto il paesaggio e il sentiero apparissero completamente trasformati col buio.  Ero andata a quel lago più volte, e il giorno stesso, addirittura, avevo percorso prima del tramonto quel preciso sentiero – andata e ritorno – per evitare che ci perdessimo durante la nostra spedizione notturna.

Queste sono alcune immagini che ho scattato il pomeriggio del giorno prima, e poi quella sera, quando il sole era quasi al tramonto.

Come il paesaggio si trasforma…

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La Taillante. La montagna più bella che ci sia in questa zona… Credit: Alessia Rabaioli
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Lac Foréant. Credit: Alessia Rabaioli
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Verso il tramonto. Credit: Alessia Rabaioli
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Verso il tramonto. Credit: Alessia rabaioli
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Gli erifori, i “cotonini”, contro la luce del tramonto. Credit: Alessia Rabaioli

 

Grazie Mr.P. , profondamente, per questa avventura unica.