In cerca di fossili in piazza Duomo

Questa mattina ero in centro a Milano con due amiche.

Ora le giornate sono soleggiate e primaverili… è stato meraviglioso indossare la gonna dopo tanto tempo e sentire i raggi del sole sulle gambe.

Eravamo al Museo di Storia Naturale e ci siamo ritrovate a commentare dei fossili. È stato a quel punto che Anna ci ha parlato dei fossili che sono disseminati sotto i porticati di Piazza Duomo.

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Questa lucida pietra rossa usata per le pavimentazioni deve essere marmo rosso di Verona, chiamato anche rosso ammonitico. Mentre camminiamo notiamo centinaia di fossili di ammonite, delle più svariate dimensioni. Alcune abbozzate, altre perfettamente delineate.
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Le lastre di pietra ci dicono che le rocce dei monti veneti da cui provengono erano parte di un ambiente marino. Questi fossili hanno la loro origine nel Giurassico…

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E non solo lungo i porticati di Piazza Duomo e nella Galleria Vittorio Emanuele II: dirigendomi verso la fermata dell’autobus, passeggio fuori dal Castello Sforzesco… La vedete?

~ Grazie ad Anna e Mary per la bella giornata!

Milano solitaria. Luci, buio. Orphans di Dennis Kelly.

Respiro l’inverno che avanza: l’aria oggi è più fredda dei giorni scorsi. Il parco dove ho appena corso è immerso in una nebbbia bianchissima, i sentieri ricolmi di foglie cadute. Attendo la brina prima dell’alba, le pozzanghere ghiacciate, il cielo limpido e tagliente come un rasoio. Mi ritrovo ad attendere il primo nevischio, se non addirittura la neve.

-Di che spettacolo si tratta?-

-È  un… thriller.-

Ad inizio ottobre ho fatto l’abbonamento studenti al teatro Elfo Puccini, che si affaccia sul Corso Buenos Aires a Milano. È  un teatro che amo molto – Morte di un commesso viaggiatore La calata di Orfeo mi hanno emozionato profondamente gli anni scorsi. Il primo spettacolo che ho visto quest’anno è stato Orphans di Dennis Kelly, regia di Tommaso Pitta.

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Locandina dello spettacolo.

È stato uno spettacolo bellissimo e disturbante.

Vi era in scena una psicosi evidente e altre celate e più fondamentali. La realtà continuava a modificarsi, diventando sempre più malsana. L’ultima delle tante “verità” raccontate -la definitiva, paradossale e nerissima verità- è congelante.

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Scene dello spettacolo. Credit: Teatro Elfo Puccini.

Questa serata è stata anche occasione di una interessante chiacchierata con un altro spirito solitario (che saluto, se legge!).

Come ho scritto in alcuni post precedenti, ho scoperto lo strano, malinconico fascino di trascorrere una sera da sola tra le luci di Milano, rimanendo fuori dopo l’università, andando a sentire un concerto di musica classica o a vedere uno spettacolo teatrale.

Il mio compagno si è trasferito all’estero ad inizio luglio, e ho colto l’occasione per fare questo esperimento. Il primo concerto solitario è stato Ian Anderson a Villa Arconati, il 18 luglio.

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The Best of Jethro Tull, Villa Arconati Music Festival. Credit: Angelo Redaelli.

Sono poi stata a LaVerdi e al Conservatorio in occasione di MiTo.

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Rach 3, La Verdi. Lilya Zilberstein al pianoforte.

Credo di amare Milano sempre di più.

Milano nascosta, Milano fuori dal tempo

Le mani della ragazza si muovevano veloci ed eleganti sulle corde dell’arpa. Mi facevano venire in mente il volo frenetico di due uccelli o di due insetti. Oltre lei, sul muro, si proiettava l’ombra delle corde e delle dita. Era sola.

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L’arpa, prima dell’inizio del concerto. Aula delle Monache, Chiesa di San Maurizio all Monastero Maggiore. Credit: me, 27 ottobre 2016

Eravamo, io e la mia amica, in un luogo fuori dal mondo e fuori dal tempo, e guardavamo e ascoltavamo una giovane arpista che aveva (dettaglio meraviglioso) un nome omerico, anch’esso senza tempo.

Ogni tanto, in quella sala affrescata, entravano i suoni della città: il clacson di un’auto, il rombo di una moto, una sgommata. Erano interferenze che stupivano per la loro incongruenza. Anche la borsa di carta che tenevo tra le gambe, con dentro il maglioncino appena acquistato e il marchio del negozio bene in vista, mi parve ad un certo punto fuori luogo.

Ero incantata. Mi stringevo nel giubbotto e nelle pause io e la mia amica ci scambiavamo un’occhiata, sorridendo.

– In che posto meraviglioso mi hai portato!- le ho sussurrato.

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Soffitto dell’Aula dei Fedeli. Credit: me, 27 ottobre 2016
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Soffitto dell’Aula delle Monache. Credit: me, 27 ottobre 2016

Ieri sera sono andata con una cara amica alla Chiesa di San Maurizio al Monastero Maggiore. La si raggiunge a piedi dalla stazione di Cadorna, e si trova proprio adiacente al Museo Archeologico. Ho scoperto il Museo Archeologico alcuni anni fa: un posto sorprendentemente vasto e ricco di reperti. È il museo che più di tutti preferisco tra quelli milanesi. Ma non ero mai entrata nella chiesa, né sapevo della sua importanza e della sua bellezza. Non ne avevo mai sentito parlare prima.

L’interno è diviso dalla parete dell’altare in due sale, l’Aula dei Fedeli e l’Aula delle Monache, collegate da un piccolo passaggio. L’interno, recentemente restaurato, è interamente affrescato, principalmente da Bernardino Luini e dai suoi figli: gli affreschi coprono una superficie di quattromila metri quadri.

Lascia senza parole.

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Passaggio dall’Aula dei Fedeli all’Aula delle Monache. testa decapitata di San Giovanni Battista. Credit: me, 27 ottobre 2016
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Sant’Agata che regge il suo seno sul piatto. Deposizione nel sepolcro. Aula delle Monache, particolare. Credit: me, 27 ottobre 2016
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Aula delle Monache. Credit: me, 27 ottobre 2016

Noi ci siamo sedute sugli antichi, lucidi  e scricchiolanti sedili di legno. La musicista si trovava nella zona del coro.

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Organo, Aula delle Monache. Credit: me, 27 ottobre 2016

La chiesa è curata dai volontari del Touring Club e dalla primavera all’autunno vengono svolti dei concerti il giovedì sera. Questo, del 27 ottobre, è stato l’ultimo di quest’anno. Siamo state fortunate. Un’arpa solista – forse quello più suggestivo. La ragione dell’interruzione invernale, mi spiega un volontario, è obbligata dalla temperatura. Penso che la chiesa non possa venire riscaldata per la conservazione degli affreschi.

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Cappella di Santa Caterina, Bernardino Luini. Credit: me, 27 ottobre 2016
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Verso la facciata che da su Corso Magenta. Credit: me, 27 ottobre 2016.

Milano si disvela lentamente, coi suoi tesori nascosti.

Spesso trascorro delle serate solitarie, andando a vedere uno spettacolo teatrale, a sentire un concerto, a seguire una conferenza. C’è qualcosa che mi affascina in questo modo che ho appena iniziato a sperimentare di approcciarmi a questa città. Mi sta diventando sempre più famigliare. C’è sempre un inevitabile velo di malinconia, perchè il mondo è filtrato attraverso il silenzio.

L’aria si sta facendo sempre più fredda e nebbiosa, con l’avvicinarsi dell’inverno. E provo un brivido di impazienza.

Energy Box – Milano street art

Pensieri

Tutte le mattine, per tutto l’anno accademico, un esserino nero e bianco, dagli occhi vividi che sbucano da un foltissimo piumaggio (o dal fogliame?), mi ha ricambiato lo sguardo oltre i vetri del pullman mentre, superato il malinconico viale Certosa, attraversavo Corso Sempione per raggiungere la stazione di Cadorna. Mi strappava sempre un sorriso – lieve, interno. Spesso in certi viaggi “di andata” per recarsi al lavoro o all’università, si è stanchi come al termine di una lunga giornata, e il buio di certe giornate invernali rende solo più acuta questa percezione.

Moltissime centraline nel 2015 sono state pitturate in modo spesso stravagante e ingegnoso.

Sogno spesso il “lontano” e quello che ho sotto gli occhi lo degno a volte giusto di una occhiata. Milano è paradossale perchè è vicina – a poco più di mezz’ora di strada – eppure l’ho vissuta così poco. È ancora la città che mi fa sentire piccola e spaesata.

Una fotografia dall’archivio, in una passeggiata serale di inizio estate lungo Via Torino:

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Giugno 2016, Via Torino.
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Novembre 2016, Isola. (Update: dicembre 2016)