Il Cigno – Il cielo ad occhio nudo – parte 12

Continua da Il cielo ad occhio nudo – Sirio – parte 11. È un capitolo della “serie” Il cielo ad occhio nudo, ma può essere letto benissimo a sé stante. 

In una notte di agosto, la costellazione del Cigno si  allunga alta allo zenit, seguendo nel suo volo l’arco della Via Lattea estiva, sovrapposta ad una delle zone più ricche di stelle e polveri del nostro cielo.

Il cigno è disteso ad ali spiegate lungo questa scia luminosa:  Deneb, α Cygni, segna la coda del cigno, mentre Albireo, β Cygni, si trova alla fine del lungo collo e segna il suo becco. In Sadr, la stella γ, è situato il cuore del cigno; le ali distese sono marcate dalle stelle δ, ε, ζ, ι e κ. Ad essa è associato il mito di Zeus e Leda.

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Schermata di Stellarium.

Deneb, distente circa 2600 anni luce, è una supergigante bianca: il suo nome ha il significato di “coda”, e proviene dalla locuzione araba al dhanab al dajajah, “la coda della gallina”. Albireo, invece, deriva il suo nome corrente da errori di traduzione e trascrizione nel corso dei secoli: per gli Arabi era al minhar al dajajah, “il becco della gallina”.

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Akira Fujii/DMI

 

Leggo nel libro Star Tales di Ian Ridpath che il nome corrente, che non ha di per sé alcun significato, può aver avuto origine dalla parola greca per “uccello”, ornis (che era il nome con cui era conosciuta l’intera costellazione da Aratro e Ptolomeo) e attraverso varie trascrizioni erronee venne associata alla seconda stella principale della costellazione nella grafia finale di Albireo.

Albireo è uno dei primi oggetti celesti che vengono osservati da chi inizia ad interessarsi di astronomia: è una stella doppia facilmente separabile anche da un piccolo primo telescopo (anche se probabilemente non da un binocolo). Il contrasto tra i colori delle sue due componenti è infatti straordinario: ambra e azzurro.

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Albireo. Credit: Marco Gulino.

La separazione tra le due componenti è di 35 secondi d’arco (circa un sesantesimo del diamtro apparente della Luna piena). 415 anni luce di distanza da noi, ancora non si sa se si tratti un effettivo sistema binario o solo di un effetto di prospettiva.

Come detto, questa costellazione è  sovrapposta ad una porzione dell’arco della Via Lattea… che altro non è che la vista di taglio del disco della immensa galassia a spirale nella quale viviamo. I suoi bracci a spirali appaiono sovvrapposti, creando intricate zone luminose e buie.

Parlavo della Via Lattea in questo articolo: Il cielo ad occhio nudo – La Via Lattea – parte 9 – che vi consiglio di leggere, perché è legato a questa parte di cielo 😉

Una sezione scura sembra tagliare per il lungo una parte della costellazione: è il Cygnus Great Rift, la grande fenditura del Cigno, un immenso complesso oscuro di nubi molecolari. Questo sistema di polveri è collocato tra il nostro Sistema Soalre e il braccio del Sagittario, e assorbe la luce delle stelle retrostanti (l’ammasso stellare OB2, ad esempio, è uno dei più ricchi della nostra galassia, ma completamente oscurato dalle polveri). La distanza di questo complesso è stimata attorno ai 3000 anni luce dal nostro pianeta.

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Credit: Bob King, Sky&Telecope.

Una seconda formazione oscura è chiamata “Northern Coalsack”, sacco del carbone del nord, in controparte con il Sacco di Carbone dell’emisfero australe, nella costellazione della Croce del Sud.

Luminosa è la grande Cygnus Star Cloud, che si estende verso Vega.

La nebulosa NGC 7000 invece è un grande complesso ad emissione situato vicino a Deneb. In una notte limpida e scura, ad esempio sotto un cielo di montagna, è visibile ad occhio nudo. Per via della sua forma è conosciuta come nubulosa “North America”.

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La stella più luminosa, in alto a sinistra, è Deneb. Sadr si trova appena a destra del centro. Sotto a Deneb è situata la nebulosa North America. Cygnus’ heart. Credit: Marco Gulino 
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North America Nebula. Credit: Marco Gulino.

Questa zona di cielo è così ricca di nebulose – oscure e luminose – e di ammassi di stelle  da tenere occupati a lungo con un semplice binocolo e con l’occhio nudo.

La costellazione del Cigno domina il cielo estivo, assieme alla Lira e all’Aquila. Le tre stelle principali, rispettivamente, di queste tre costellazioni, segnano i vertici del “Triangolo Estivo”: Deneb, Vega, Altair.

Nella fotografia seguente, Deneb è la stella più luminosa in basso a sinistra. Vega, in alto, splende di magnitudine visuale 0,03; Altair, di 0,76, e Deneb di 1,25.

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The Summer Triangle, eastern horizon. Vulpeca, Saggita, Vega, Altair and Deneb. Credir: Akira Fujii/DMI.

 

 

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Simple smartphone astrophotography

On the evening of May 5, while we were waiting to observe Jupiter (very near to opposition) through the telescope, I tried some “astrophotography” with my smartphone.

First of all, if you want to capture the night sky, you need three things: ISO, that sets the brightness of the photo, shutter speed, meaning the exposure time, and aperture, that basically controls how much light reach the camera sensor.

With just your smartphone, you should be able to shift in auto mode and control the first two features: this time I used ISO 3200 and an exposure time around 3-4 second. I also use a small tripod (see below for me struggling in the grass).

My smartphone is a OnePluse 5T and I used the default camera.

Me and Marco have already done some smartphone experimenter together last spring in Sciacca, his native town in Sicily, both at the harbour and on the seashore. It was a lovely night. The result are MUCH more impressive and you can find it in the next to links. We used there a OnePlus 3 with ISO 2000 and 30 seconds of exposure time.

Chasing stars – Sicilia – parte 1 di 2

Chasing stars – Sicilia – parte 2 di 2

This time I was in my garden in Ealing, in the outskirts of London.

Spring constellations

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A funny pic…

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That night Marco also captured his first Jupiter of the year, with the Celestron telescope. You can see it here: https://www.astrobin.com/346869/0/

The opposition of Jupiter occurred between May 8 and 9. But this is still the best moment to observe it, its spot, belts and satellites, with binoculars and telescopes: the Solar System biggest gas giant shines at magnitude -2.5 and has an apparent diameter of 44″.

Il cielo ad occhio nudo – Sirio – parte 11

Post precedente: Il cielo ad occhio nudo – La Lira – parte 10

È passato un po’ di tempo dall’ultimo post de “Il cielo ad occhio nudo”: adesso risplendono le bellissime costellazioni invernali: Orione, il Toro, il Cane Maggiore…

E nella costellazione del Cane Maggiore si trova la stella più luminosa dell’intero cielo, Sirio, che proprio ieri, alla mezzanotte della vigilia del nuovo anno, ha raggiunto il punto più alto del cielo.

Provo da sempre una bella emozione quando osservo le stelle invernali nell’aria gelida della sera, mentre torno a casa o quando mi affaccio dalla finestra: Betelgeuse e Aldebaran sono nettamente di colore rispettivamente rosso e arancione;  le stelle della Cintura di Orione sono supergiganti e ipergiganti bianche distribuite in un pattern immediatemente riconoscibile, più in alto si intravede l’ammasso aperto delle Pleiadi… e naturalmente c’è Sirio.

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Cane Minore, Cane Maggiore e Orione. Credit: Akira Fujii/DMI.

af4-06_72La costellazione del Cane Maggiore. Credit: Akira Fujii/DMI.

IMG_20170416_214246-gimpLa costellazione del Cane Maggiore dalla spiaggia di Sciacca, in Sicilia, ripresa con uno scatto a lunga esposizione con il nostro smartphone da me e Marco Gulino (tutta la storia qui: Chasing stars – Sicilia – parte 1 di 2).

Sirio 

Sirio viene chiamata anche “la stella del cane” o “stella canicola” (“dog star” per i popoli anglosassoni), e prende il suo nome moderno dal greco antico Σείριος (Séirios), dal significato di “splendente” o “ardente, bruciante”.

Anticamente era anche identificata con la dea Iside (Eratostene) e con Κύων, “cane”.  Il nome latino Sirius è apparso per la prima volta nelle Georgiche del poeta Virgilio – tra il 37 e il 30 a.C..

In un passato in cui lo scorrere del tempo è scandito e compreso attraverso i movimenti celesti, associati a questa stella ci sono i giorni del cane – i giorni più caldi dell’estate, una quarantina di giorni che coincidono con  il sorgere eliaco di Sirio: dopo un lungo periodo dove non è stata visibile, la stella ricompare sopra l’orizonte est per un breve momento all’alba, subito prima del sorgere del Sole. Questo era il segno che stavano per arrivare i giorni più caldi.

La ricomparsa prima dell’alba della stella Sirio sopra l’orizzante preannunciava anche, nell’antico Egitto, l’inizio della stagione delle inondazioni del Nilo. Sacrifici di animali (tra cui di un cane) venivano svolti nell’antica Roma per scongiurare gli effetti nevasti sulla salute e sui raccolti che venivano associati a questa stella e al tremolio della sua luce.

Da quel bellissimo libro che è “The Arctic Sky” di John MacDonald, leggo che per il popolo Inuit Sirio è Singuuriq, che si traduce in “tremolante”, “pulsante” – come di una fiamma colpita da un soffio di vento.

Sirio effettivamente “tremola”, soprattuto, come accade nell’Artico, quando è bassa sull’orizzonte (non si alza più di 4°) : è l’effetto della luce che attraversa gli strati dell’atmosfera – l’insieme di rifrazione, assorbimento e basse temperature -, e conferisce agli astri puntiformi come Sirio l’aspetto di qualcosa che brucia. Leggo che l’effetto può essere così forte da creare giochi prismatici, e il popolo Inuit poteva utilizzare la qualità del tramolio di Sirio per avere indizi sul tempo e prevedere un calo o un aumento della temperatura.

Oltre alle infinite leggende che si estendono per tutto il globo e si perdono indietro nel tempo, quando ora osserviamo Sirio possiamo pensare anche alle meraviglie scientifiche legate a questa stella – in particolare all’esistenza di Sirio B, la nana bianca compagna.

Sirio è una stella bianca, di classe spettrale A, come Vega e Altair, ed è lontana soli 8 anni luce dalla Terra. Questa combinazione di vicinanza e di luminosità intrinseca la rendono una stella di magnitudine apparente -1,46: la stella più luminosa dell’intero cielo. La seconda stella più luminosa si trova nel cielo australe, ed è Canopo, nella costellazione della Carena.

Sirio è in realtà un sistema stellare doppio che ha dell’incredibile: Sirius A, che noi osserviamo brillare nel cielo, è una stella di dimensioni e massa paragononabili al Sole, ma la sua compagna, Sirius B, è una nana bianca, densissima e dal diametro più piccolo di quello della Terra.

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Dimensioni di una nana bianca prodotta da una stella delle dimensioni del Sole in confronto con quelle della Terra. Credit: ESA / NASA.

Le due stelle solo legate in un’orbita di circa 50 anni che le porta a una distanza minima di 8,2 UA e una massima di 31 UA – ovvero, nel momento in cui sono più vicine, si trovano a una distanza minore di quella tra il Sole e Saturno.

Erano un tempo due stelle luminose in un sistema binario, una delle quali, 120 milioni di anni fa, si è evoluta in gigante rossa: Sirius B è il nucleo collassato di questa stella, rimasto nell’orbita, invisibile all’occhio nudo, ma osservabile con telescopi di buon diametro, anche amatoriali.

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Sirio B dal Telescopio Hubble.

La differenza di luminosità apparente tra le due componenti (quasi 10 ordini di magnitudine!) rende Sirius B difficilissima da osservare… la luminosità della principale è soverchiante e ingloba completamente quel puntino a soli 3-11 arcosecondi.

Nei raggi X, però, l’immagine si rivela molto diversa: la luce che emana Sirio B, caldissima, è paragonabile a quella di Sirio A:

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Sirio A e B riprese nei raggi X dal satellite Chandra.

L’esistenza di Sirius B era stata ipotizzata dal matematico e astronomo Friedrich Bessel, ed è una delle prime nane bianche a essere scoperte, con 40 Eridani B e Procyon B.

Le nane bianche, così come gli altri due possibili resti alla fine della vita di una stella – le stelle di neutroni e i buchi neri – sono oggetti incredibili, in cui la fisica classica si incontra con la fisica quantistica.

Time lapse ripreso da Marco Gulino dal nostro giardino il 30 dicembre 2017.

 

La storia del cane maggiore continua in Il cielo ad occhio nudo – Il Cane Maggiore (link a breve).

Alla pagina Spettroscopia potete trovare lo spettro di Sirio, ripreso da me e Marco Gulino l’8 dicembre 2015.

 

Perseidi e Pizza! Ho trovato un gruppo astrofili in Inghilterra

Ho trovato un gruppo di astrofili anche qui in Inghilterra!

Sono HantsAstro, e da quanto ho potuto vedere finora, sono un gruppo molto numeroso ed entusiasta, e organizzano diversi eventi e nottate osservative.

Questo gruppo raggruppa appassionati nel sud dell’Inghilterra: uno dei luoghi in cui osservano è la Ancient Buster Farm, nell’Hampshire, nel South Downs National Park: si trova a circa un’oretta di strada da Ealing (Londra).

Il South Downs National Park è stato designato come Dark Sky Reserve dall’International Dark-Sky Association (IDA) proprio lo scorso anno.

In questo articolo si parla proprio del cielo del South Downs: The world’s newest stargazing haven (and it’s an hour from London).

Il 12 agosto io e Marco abbiamo partecipato alla serata “Pizza e Perseidi” alla Buster Ancient Farm – un posto particolarissimo: si tratta di un sito archeologico e di una fattoria didattica, con ricostruzioni di abitazioni e strumenti di varie età preistoriche.

Ci siamo seduti con le nostre sedie da campeggio tra le capanne e abbiamo aspettato che il cielo si facesse scuro.

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La Via Lattea era visibile, e la serata è stata piuttosto serena, anche se molto umida e con una coltre di nubi sull’orizzonte, verso est.

Questo è il video ripreso da Marco:

 

Sono riuscita a vedere molte stelle cadenti, e alcune di queste erano luminosissime, dei “bolidi”: delle meteore di luminosità superiore a quella del pianeta Venere. La cosa affascinante dei bolidi è che a volte la loro scia è abbastanza luminosa da permettere di vederne il colore, ad esempio una sfumatura verdestra.

Una meteora spettacolare è passata vicina all’Orsa Maggiore.

Non siamo rimasti fuori tutta notte: verso le 11.30 la Luna ha incominciato a sorgere e il cielo si è fatto sempre più chiaro.

Al ritorno, nelle vie di Ealing, Marco mi ha riscosso dal sonno per mostrarmi, oltre il finestrino, una volpe in mezzo alla strada vuota.

Nubi nottilucenti a Campo dei Fiori…

Vorrei raccontare di questo fenomeno a cui non avevo mai assistito prima d’ora: non ha nulla a che fare con le nuvole, ed è rarissimo alle nostre latitudini. Noi ci troviamo a circa 45° nord, mentre le nubi nottilucenti sono visibili sopra i 50° nord.

Era la notte tra il primo e il due luglio. La sera del primo luglio, assieme all’Osservatorio di Campo dei Fiori, avevo partecipato ad “Occhi su Saturno”. Magari ci avete fatto caso: in tutta Italia quella sera ci sono state iniziative legate all’osservazione del pianeta Saturno: la data ricorda l’entrata in orbita su Saturno della bellissima sonda Cassini, che terminerà la sua missione a metà di questo settembre. Saturno è tornato visibile, i suoi magnifici anelli ben aperti rispetto a noi, e così sarà per tutta l’estate. Era una sera serena ma ventosa e siamo tornati esausti e infreddoliti.

Attorno alle quattro di notte ho sentito qualcuno scuotermi via dal sonno.

“Vieni, ci sono le nubi nottilucenti”.

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Li ho seguiti intontita e siamo risaliti sul terrazzo dell’Osservatorio. Basse sull’orizzonte nord, e parzialmente coperte da alcuni strati nuvolosi, si vedeva la bianca lumosità delle nubi nottilucenti. In particolare, quando sono salita io – in un momento successivo rispetto alla fotografia qui sopra – era meno evidente la parte a sinistra, ma assolutamente ovvio l’arco più a destra (in questa foto, se notate, si vedono anche le Pleiadi e Venere).

Le nubi nottilucenti non sono nuvole illuminate dal Sole: siamo in piena notte, e la luce arancione che vedete sulla destra è data dall’inquinamento luminoso, non dall’alba.

Le nubi nottilucenti sono altissime: si trovano nella mesosfera, a 80-85 km di altezza, pochi chilometri sotto la mesopausa, la parte più fredda della nostra atmosfera. Vengono per questo chiamate anche “nubi polari mesosferiche”.

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L’illustrazione, presa da Atmosferic Optics, mostra gli strati dell’atmosfera. È segnato, con quella linea rossa sinuosa, come varia la temperatura con l’altezza (la temperatura la leggete sull’asse x, e va da -110°C a +10°C)).

Le nubi nottilucenti si situano nella zona più fredda, e sopra di esse ci sono sono le aurore. Gli aerei e le nuvole si situano nella troposfera, molto più in basso…. il primo strato che si incontra salendo. Ho visto a posteriori questo grafico, rispetto all’osservazione, e mi ha impressionato moltissimo.

Sono formazioni freddissime, con una temperatura prossima ai -130°C, e sono composte da minuscoli cristalli di ghiaccio, dal diametro di 0.1 micron. La luce del Sole fa scattering con questi minuscoli crstalli. Esse hanno una colorazione azzurra, per via dell’assorbimento della luce rossa da parte dello strato di ozono della stratosfera sottostante.

Quella notte sul sito di spaceweather.com sono apparse molte fotografie del fenomento: dalla Scozia, dal nord dell’Irlanda… tutte latitudini maggiori di quella di Varese. Qui e qui alcuni link ad alcune fotografie delle stesse nubi nottilucenti che stavamo osservando noi.

Era un fenomeno che non avevo mai visto e mi ha colpito profondamente. Ringrazio Luca e Andrea – ai quali va anche il merito della fotografia, e la capacità non banale di aver riconosciuto cosa stessero osservando – per essere venuti a svegliarmi.
Vi lascio approfondire questo fenomeno sul sito di Atmosferic Optics.

Il cielo ad occhio nudo – La Lira – parte 10

Continua da Il cielo ad occhio nudo – La Via Lattea – parte 9.

La Lira e il mito che racconta

La Lira è una costellazione estiva. Si trova vicino all’arco della Via Lattea. La sua stella più brillante è Vega: è una stella bianca, luminosissima, che in estate nel corso della notte raggiunge quasi lo zenit. È in effetti la stella più luminosa del cielo estivo – più di Altair e Deneb.

“Vega” è un nome antichissimo, e ha origini arabe, pre-islamiche. “Vega” è stato, nel tempo, estrapolato dal nome con cui gli arabi chiamavano stella: “al-nasr al-waqi“, che significava “l’aquila/l’avvoltoio volante”. Questa espressione richiama anche le origini del nome della stella Altair, della costellazione dell’Aquila: “al-nasr al-tair, con lo stesso significato.  I beduini del deserto vedevano nelle stelle delle costellazioni della Lira e dell’Aquila due rapaci, il primo in picchiata con le ali contro il corpo, il secondo con le ali spalancate. Ma già prima, nell’antica Mesopotamia, Altair era conosciuta come “la stella aquila”. Queste immagini si sono perpetrate nel tempo fino a noi.

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Costellazione della Lira. Linee e nomi aggiunti in Gimp. CREDIT: Akira Fujii/DMI.

Vega e le stelle vicino a lei formano la costellazione della Lira: essa fa riferimento alla tradizione greca e allo strumento musicale usato dai cantori e dai poeti. Quella a cui è stata dedicata la costellazione è la lira di Orfeo, il più grande cantore del mito greco: la sua è stata la prima lira mai costruita, inventata da Ermes, che costruì la cassa armonica dal guscio di una tartaruga. Il dio svuotò il guscio, lo forò e tese sette corde di interiora di mucca – e inventò anche il plettro con cui suonarla. La lira finì poi tra le mani di Apollo, che la donò ad Orfeo.

La musica di Orfeo era in grado di incantare creature animante e inanimate: fiere, ma anche rocce, alberi, corsi d’acqua. Gli alberi -intere foreste – si muovevano per seguirlo.

La vicenda che lo rende più conosciuto è quella della sua catabasi: la discesa negli Inferi in cerca di Euridice.

La giovane moglie di Orfeo, Euridice, morì per il morso di un serpente ad un piede nudo.

Orfeo si incamminò, vivo, nel Regno dei Morti per chiederla indietro al dio di quel mondo, Ade.

A lungo il poeta del Ròdope la pianse sulla terra dei vivi, finché, osando l’impossibile, andò fino allo Stige, nella terra dei morti, oltre la porta del Tènaro, e tra folle svolazzanti di defunti onorati dal sepolcro si presentò a Persèfone e Plutone, il signore del regno delle ombre. [Ovidio, Metamorfosi, libro X]

Ade e Persefone accettarono quando ascoltarono la sua musica e il suo canto: tutto l’Oltretomba si paralizzò commosso ad ascoltarlo. Orfeo poteva risalire il lungo budello che lo avrebbe riportato in superficie, nel mondo dei vivi: l’ombra impalpabile di Euridice lo avrebbe seguito e, una volta raggiunto l’esterno, sarebbe ritornata in carne ed ossa. Soltanto, non avrebbe mai dovuto guardarla mentre era ancora uno spettro.

Orfeo prese la moglie per mano e suonava la lira per guidarla lungo il percorso del ritorno. Si incamminarono attraverso una nebbia fitta e fosca, in un silenzio sepolcrale. Alle sue spalle Orfeo non poteva sentire nulla – non poteva nemmeno essere sicuro che lo stesso seguendo, e alla fine, cedendo ad una tentazione fatale, gettò un’occhiata alla sue spalle: e lei fu risucchiata indietro, morendo per la seconda volta e questa volta per sempre.

In quell’istante, come risucchiata da un vortice implacabile, Euridice scivolò indietro e tendendo le braccia invano cercava di aggrapparsi a lui e d’essere afferrata, ma, infelice, altro non strinse che l’aria sfuggente. [Ovidio, Metamorfosi, libro X]

Orfeo tornò da Caronte e lo pregò di traghettarlo nuovamente all’altra riva, ma fu respinto. Rimase per sette giorni accasciato sulla spiaggia dello Stige.

La costellazione della Lira non è molto grande. È possibile immaginare, sotto Vega, un trapezio di stelle: le due stelle più luminose sono la stella β, Sheliak, e la γ, Sulafat. Esse sono molto più lontane: Vega si trova a 25 anni luce di distanza da noi – Sheliak 880, e Sulafat 630.

Sheliak e Sulafat sono nomi che si riferisco allo strumento musicale – nomi sempre antichi, ma più recenti di quelli che impressionano l’uccello rapace: il primo significa “l’arpa”, mentre Sulafat dariva dal termine arabo  per “testuggine”: il guscio di tartaruga con cui è stata fabbricata la cassa della lira.

Fronte e retro di una lira ateniese, datata 400 a.C. e fabbricata da un carapace di tartaruga. CREDIT: Smith College Museum.

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Fonti per questo pezzo:

“I Nomi delle Stelle”, Gabriele Vanin

“Metamorfosi”, Ovidio

Chasing stars – Sicilia – parte 2 di 2

Parte 2 di 2

Continua da Chasing stars – Sicilia – parte 1 di 2.

Mare di notte

Ci dirigiamo alla spiaggia. Sciacca è una città collinare: la stradina che porta al mare si tuffa nel buio, lunga, ripidissima e piena di sobbalzi, costeggiata dalla vegetazione.

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“Non sono sicuro di aver preso la strada giusta…”

Il rombo del mare mi toglie il fiato. Le onde che si infrangono sul bagnasciuga formano sottili scie luminescenti.

E che cielo! Davanti a noi, quasi rasenti al mare, splendono le costellazioni del Cane Maggiore e di Orione. Si riesce anche a vedere la debole Via Lattea invernale.

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Il Cane Maggiore sul mare, proprio davanti a noi.

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Verso ovest…
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Orione, Aldebaran, Marte, le Pleiadi…

Dalla Sicilia, le costellazioni del cielo australe sono un po’ più alte sull’orizzonte. Il Corvo è ben visibile e luminoso, e là sotto emerge un pezzo della Vela!

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Rivedere dopo tanto tempo un bel cielo buio mi da alla testa.

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Su di giri!

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Giocando…
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E questa stella qui ovviamente è Epsilon Monocerotis.

La “W” di Cassiopea sfiora l’orizzonte.

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Cosa abbiamo usato

Per questi scatti abbiamo usato semplicemente lo smartphone: il OnePlus 3 di Marco, con il programma di camera standard.  

Le pose sono di 30 secondi, con ISO 2000.

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