Pensieri del 4 gennaio

Degli stralci dai miei quaderni

La National Gallery è stranamente tranquilla e silenziosa. Com’è bizzarra e bella questa atmosfera. Cammino per le sale: sono sola, e so di avere gli occhi ben aperti, avidi di bellezza.

Mi ritrovo a pensare che questo potrebbe essere uno dei miei posti preferiti di Londra: non si paga l’entrata, ed è un edificio molto ampio, dove poter passeggiare, distrarsi, riposarsi, prendersi qualcosa di caldo e buono, scrivere. Certo, oggi non c’è tutta la folla dei giorni scorsi… è il 4 gennaio, un pomeriggio; l’ultimo pomeriggio che trascorrerò a Londra, per qualche tempo. Ho deciso di mettere da parte per oggi quello che devo fare, e mi sento rinata. Osservo i dipinti: mi siedo davanti a Bacco e Arianna di Tiziano. Dovrò ritornare altre volte per riuscire a vedere a fondo tutti i dipinti.

Osservo attentamente Gli Ambasciatori di Holbein il Giovane, Il ritratto dei coniugi Arnolfini di Jan van Eyck…

Esco mentre viene annunciata la chiusura della galleria. Mi ritrovo su una Trafalgar Square immersa nel buio e scintillante di luci notturne.

Per qualche ragione che intuisco ma non so completamente articolare, questa giornata mi rimarrà particolarmente impressa nella memoria. Oltre i vetri o attraverso gli specchi della caffetteria, mi sono vista perfettamente combaciare con il mio riflesso.

Un che di Escheriano

Sto continuando a fare veloci schizzi a matita, per acquisire dimestichezza. Stasera ho cercato di riprodurre dal vero la mia mano. Mentre disegnavo, con la mano sinistra posata sul foglio, mi sono ritrovata a pensare ad Escher.

Con mano.
Bozza quasi completata.

Mi è venuta in mente una cosa curiosa, ovvero che se Borges è forse il mio scrittore preferito, Escher è l’artista che amo di più, e tra i due c’è tutto un insieme di elementi comuni: la matematica, la simmetria, la ripetizione, gli specchi, le pietre e cristalli, le atmosfere oniriche, le architetture impossibili. In comune si ritrovano anche il fatto che sono i due artisti più usati dai fisici e matematici per abbellire i propri libri.

Se vi va di leggere un pezzettino che ho scritto su Borges, lo trovate qui: Al mio Jorge Luis Borges.

Escher mi fa tornare in mente Bologna, dove ho visto dal vivo le sue litografie per la prima volta. Era un tiepido sabato di giugno. Ricordo il vento in cima alla torre degli Asinelli che scuoteva forte la maglia di cotone e la gonna che indossavo. La città si estendeva con i suoi colori caldi: il marrone e l’ocra. La abbiamo lasciata alle nostre spalle al crepuscolo…

Disegnare il corpo femminile. Primi schizzi con l’album da disegno Strathmore Toned Gray.

Piano piano arrivano tutti i pezzi. Attendo i pastelli a fine mese, per il mio compleanno, e allora ricomincierò a disegnare anche gli animali: fare i manti delle volpi con tutte le loro sfumature sarà tutt’altra cosa.

Ieri è arrivato però il primo dei due album da disegno che ho ordinato, un blocco 9 in. x 12 in. (un formato un poco più grande dell’A4), di una bellissima carta sfumata di grigio.

La matita scorre in modo meraviglioso. Con il colore bianco posso disegnare i riflessi di luce.

Non potevo resistere a disegnare nuovamente figure di donna. Ma non volevo basarmi più su fotografie di modelle di altri fotografi. Da adesso in poi vorrei che i miei ritratti siano i più originali possibile.

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Dettaglio.
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Dettaglio

Con un po’ di irreverenza, mi sono quindi usata come modella.

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Schizzo completato.
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Mi baso su una fotografia fatta appositamente il mese scorso.
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Ultima rifinitura la mattina dopo. Grazie a mia madre per lo scatto.
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I nuovi fogli, li provo la sera stessa.

Quando, alle scuole superiori, mi divertivo a riprodurre nudi di donna (li trovate nella pagina Disegni | Drawings nella barra del menù, datati 2011-2012) usavo come sorgenti scatti di fotografi professionali. Ne usavo in particolare uno scoperto su DeviantArt, John Peri, specializzato in nudi femminili in bianco e nero.

D’altronde non avrei saputo a chi chiedere per farmi da modella, né potevo usare la ragazzina che ero. Ma il mio corpo è cambiato molto da allora… negli anni sono riuscita a riportarlo più vicino a me stessa, a migliorarlo, a renderlo, soprattutto, più sano. Una percezione positiva del proprio essere e anche del proprio corpo credo sia fondamentale per essere sereni.

Milano nascosta, Milano fuori dal tempo

Le mani della ragazza si muovevano veloci ed eleganti sulle corde dell’arpa. Mi facevano venire in mente il volo frenetico di due uccelli o di due insetti. Oltre lei, sul muro, si proiettava l’ombra delle corde e delle dita. Era sola.

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L’arpa, prima dell’inizio del concerto. Aula delle Monache, Chiesa di San Maurizio all Monastero Maggiore. Credit: me, 27 ottobre 2016

Eravamo, io e la mia amica, in un luogo fuori dal mondo e fuori dal tempo, e guardavamo e ascoltavamo una giovane arpista che aveva (dettaglio meraviglioso) un nome omerico, anch’esso senza tempo.

Ogni tanto, in quella sala affrescata, entravano i suoni della città: il clacson di un’auto, il rombo di una moto, una sgommata. Erano interferenze che stupivano per la loro incongruenza. Anche la borsa di carta che tenevo tra le gambe, con dentro il maglioncino appena acquistato e il marchio del negozio bene in vista, mi parve ad un certo punto fuori luogo.

Ero incantata. Mi stringevo nel giubbotto e nelle pause io e la mia amica ci scambiavamo un’occhiata, sorridendo.

– In che posto meraviglioso mi hai portato!- le ho sussurrato.

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Soffitto dell’Aula dei Fedeli. Credit: me, 27 ottobre 2016
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Soffitto dell’Aula delle Monache. Credit: me, 27 ottobre 2016

Ieri sera sono andata con una cara amica alla Chiesa di San Maurizio al Monastero Maggiore. La si raggiunge a piedi dalla stazione di Cadorna, e si trova proprio adiacente al Museo Archeologico. Ho scoperto il Museo Archeologico alcuni anni fa: un posto sorprendentemente vasto e ricco di reperti. È il museo che più di tutti preferisco tra quelli milanesi. Ma non ero mai entrata nella chiesa, né sapevo della sua importanza e della sua bellezza. Non ne avevo mai sentito parlare prima.

L’interno è diviso dalla parete dell’altare in due sale, l’Aula dei Fedeli e l’Aula delle Monache, collegate da un piccolo passaggio. L’interno, recentemente restaurato, è interamente affrescato, principalmente da Bernardino Luini e dai suoi figli: gli affreschi coprono una superficie di quattromila metri quadri.

Lascia senza parole.

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Passaggio dall’Aula dei Fedeli all’Aula delle Monache. testa decapitata di San Giovanni Battista. Credit: me, 27 ottobre 2016
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Sant’Agata che regge il suo seno sul piatto. Deposizione nel sepolcro. Aula delle Monache, particolare. Credit: me, 27 ottobre 2016
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Aula delle Monache. Credit: me, 27 ottobre 2016

Noi ci siamo sedute sugli antichi, lucidi  e scricchiolanti sedili di legno. La musicista si trovava nella zona del coro.

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Organo, Aula delle Monache. Credit: me, 27 ottobre 2016

La chiesa è curata dai volontari del Touring Club e dalla primavera all’autunno vengono svolti dei concerti il giovedì sera. Questo, del 27 ottobre, è stato l’ultimo di quest’anno. Siamo state fortunate. Un’arpa solista – forse quello più suggestivo. La ragione dell’interruzione invernale, mi spiega un volontario, è obbligata dalla temperatura. Penso che la chiesa non possa venire riscaldata per la conservazione degli affreschi.

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Cappella di Santa Caterina, Bernardino Luini. Credit: me, 27 ottobre 2016
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Verso la facciata che da su Corso Magenta. Credit: me, 27 ottobre 2016.

Milano si disvela lentamente, coi suoi tesori nascosti.

Spesso trascorro delle serate solitarie, andando a vedere uno spettacolo teatrale, a sentire un concerto, a seguire una conferenza. C’è qualcosa che mi affascina in questo modo che ho appena iniziato a sperimentare di approcciarmi a questa città. Mi sta diventando sempre più famigliare. C’è sempre un inevitabile velo di malinconia, perchè il mondo è filtrato attraverso il silenzio.

L’aria si sta facendo sempre più fredda e nebbiosa, con l’avvicinarsi dell’inverno. E provo un brivido di impazienza.