Push that shadow (some charcoal drawings)

During the last couple of months I’m dedicating some time to pencil and charcoal drawing of the human body.

These are jut some of my recent amateurish drawings, and one time lapse of the process.

I love charcoals because they don’t allow you to be afraid of painting the shadows, and it’s the shadow itself that defines, and that makes the drawing alive and tridimensional.

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All the reference I used are from http://www.artmodeltips.com and  artist-reference.com.

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Dall’album degli schizzi – La ragazza Alda Merini in manicomio #2

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Sketch. December 17, 2016. “La ragazza Alda Merini in manicomio #2 – Girl Alda Merini in nuthouse #2”. Faber Castle Graphite Pure 2900 9B, Strathmore Toned Gray. Model: me.

Continua da Dall’album degli schizzi – La ragazza Alda Merini in manicomio

Dall’album degli schizzi – La ragazza Alda Merini in manicomio

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Sketch. December 16, 2016. “La ragazza Alda Merini in manicomio – Girl Alda Merini in nuthouse”. Faber Castle Graphite Pure 2900 9B, Strathmore Toned Gray. Model: me.

Uno degli schizzi per un progetto a cui ho iniziato a pensare qualche giorno fa: un tributo ad Alda Merini, che penso di intitolare “Pelo di Volpe” e che affiancherà vari disegni alle sue poesie e ai suoi scritti.

Una confessione, parziale. Alda Merini.

Ripesco a piene mani dalle nebbie della mia adolescenza. In effetti, più cerco di mettere a fuoco la me di allora, più mi sento smarrita. Quello è il mio volto? Sono davvero cambiata nel modo in cui ho sperato?

Cerco e ritrovo una poetessa, Alda Merini. In questi giorni ho riletto alcune pagine di L’altra Verità – Diario di una diversa. 

Nel gennaio del 2011 sono andata a vedere una mostra dedicata a lei al Palazzo Reale di Milano: Ultimo Atto d’Amore. Era uno mostra prettamente visiva, tesa e delicata, piena di stralci di discorsi e di poesie, immagini, ricostruzioni, voci. Io già amavo Alda Merini… aveva scosso tempo addietro il mio essere di ragazzina, e forse il fatto che fossi sola in quel momento, e che non ci fosse quasi nessun altro visitatore, forse il buio delle sale e i suoni di sottofondo, il tutto mi aveva dato l’impressione di camminare attraverso un tempio.

Le immagini che seguono sono alcune delle fotografie che ho scattato alla mostra.

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Vedessi il volto della mia anima quando ti vedo e tremo e diventa foglia d’ascolto. Vedessi il dito del mio cuore che ti indica strade sconosciute. Vedessi il mio amore che è tenero figlio che cresce senza padre. 

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Una confessione, parziale. Più avanti, forse tra qualche mese, troverò una risposta e un modo per esprimerla a parole. La mia vita sta scorrendo molto veloce ora.
 

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