Pioggia sottile. Un po’ di ironia, ma non troppa.

Un po’ di ironia, ma non troppa.

Piovono – gocce sottili e sparse come una pioggerella di primavera  – speranze, sogni, desideri, neutrini, rimpianti, nostalgia, ricordi, solitudine, serenità, voglie, un muone. Sento addosso la bellezza del cielo, sento l’aria arrivare giù fino ai polmoni. La respiro. Cosa sarebbe accaduto se avessi preso un’altra strada, forse più risonante con le mie abilità più spontanee?

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Bozzetto. Matita su carta, giugno 2017.

Probabilmente tutto allo stesso modo, ma nell’elenco non avrei pensato di inserire i neutrini e i muoni.

Penso che nessuna strada sia facile. La passione ma soprattutto la tenacia la scavano, metro dopo metro, anno dopo anno.

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Il corpo, la mente, la bellezza

Correre mi fa stare bene. Ho ripreso ad allenarmi da poco, ma subito mi sento meglio. Subito sento che respiro in modo meno affaticato, e il mio viso allo specchio ha un aspetto migliore. Mi sento di nuovo un po’ più sana.

Lo scorso anno, per tutta la primavera e l’estate, mi sono allenata intensamente: correvo, ma facevo anche moltissime escursioni in montagna, ero sempre all’aria aperta. I muscoli delle braccia e delle gambe erano tesi e forti, e il viso si era smagrito, e ho anche scoperto di avere un viso molto bello.

Da bambina e soprattutto da ragazzina ho avuto problemi con il mio corpo: ero sovrappeso, ma non ho fatto nulla per rimettermi in salute se non dopo il liceo.

E il cambiamento fisico ha portato salute, e con la salute bellezza, e le due cose mi hanno portato ad avere una percezione di me stessa più serena, che mi ha permesso anche di rapportarmi in modo migliore con gli altri, più aperto e spontaneo. Nonostante tutto uno strascico di inadeguatezza mi è rimasto attaccato e a volte è davvero molesto.

Per me è stato molto importante. Anzi, iniziare a sentirmi bella è stato rivoluzionario. Quando parlo di bellezza parlo di quella per cui ti alzi la mattina e te la senti addosso e la vedi allo specchio semplicemente dopo esserti lavata la faccia. Il tuo viso. Senza robaccia coprente spalmata sopra, senza trucchi, senza nulla di nascosto o modificato. Senza nemmeno aver indosso un tipo di vestito particolare.

Paradossalmente una delle difficoltà che ho incontrato più di un anno fa, quando ho iniziato a cercare di perdere peso, è stato fronteggiare le insinuazioni di anoressia. Ma è normale che se si vuole, per la prima volta, mettersi in forma, delle modifiche debbano essere fatte e un cambiamento debba gradualmente iniziare a vedersi. Mi  aveva snervato molto questa questione.

La foto seguente mi è stata scattata nell’agosto del 2016, quasi un anno fa, e, accidenti, come mi sentivo bene. Avevo anche appena iniziato a guarire da una certa malattia, e non potevo avere dei polpacci più sodi e un viso più pulito e luminoso. L’estate del 2016 è stato il momento in cui in assoluto sia stata meglio, in tutti i sensi.

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A Devero con un amico nell’estate del 2016. Ciao Max.

 

Adesso, dopo diversi mesi, ho ripreso a fare attenzione e curare il mio corpo e il mio spirito.

Quando mi alleno in mezzo alla natura e mi alimento in modo sano mi sento bene e provo tantissima gioia.

Gita alle bianche scogliere di Dover (e un lavoro di Banksy)

A fine maggio sono andata a trovare il mio compagno a Londra. In quei giorni abbiamo fatto una breve gita verso il sud dell’Inghilterra, nel Kent, per vedere le scogliere bianche. Abbiamo deciso di passare la notte proprio nella città portuale che da il nome alle scogliere, Dover.

All’altezza del porto (lo vedevamo sotto di noi) partono i sentieri elevati che seguono le scogliere.

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La cosa più bella di questi luoghi è il contrasto tra il bianco luminoso delle pareti delle scogliere e il verde della costa. Voltando le spalle al mare, il verde continua a perdita d’occhio verso l’interno: il paesaggio leggermente collinare lascia il posto a campi coltivati: nulla che non sia naturale e florido interrompe l’orizzonte.

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Il colore bianco e l’alta riflettività delle scogliere sono date dal gesso: sono fatte di questo materiale morbido e friabile, proprio lo stesso gesso usato per scrivere sulla lavagna. Subito mi sono ritrovata con le mani e le scarpe bianche di polvere.

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Seduta sul bordo.

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A riprova della separazione avvenuta tra questi pezzi di continente, sull’altra sponda, oltre al Canale della Manica, si vede lunga e sottile la linea bianca della costa francese.

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La linea bianca della costa francese

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Verso il faro.

La camminata ci ha portato fino al faro di South Foreland.

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South Foreland Lighthouse.

La città portuale di Dover si trova nel punto di vicino alla Francia. È qui che parte il Tunnel della Manica, ed è anche qui, in questo luogo simbolo di contatto, che giusto poco tempo prima della nostra gita l’artista Banksy ha fatto questo suo ultimo lavoro per raccontare la Brexit:

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Banksy.

Dalla stella della Gran Bretagna partono delle lunghe crepe sottili già presenti nel muro.

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Le crepe…

È sorprendente l’effetto di tridimensionalità della scala. Ad un’occhiata distratta sembra un oggetto concreto.

Questo lavoro si trova all’incrocio tra York St e Townwall St, ma effettivamente è visibile già a grande distanza, entrando in città dall’autostrada e prendendo la strada parallela al porto.

Quella notte ha piovuto a dirotto. Lo scoscio della pioggia era intenso, e i lampi illuminavano la stanza, sovrapposti ai tuoni. Erano così tanti che non si riusciva ad associare la luce al rombo corrispondente. A notte inoltrata  ci siamo alzati e accostati alla grande finestra: sotto di noi, lungo la strada leggermente in discesa, l’acqua scorreva come un fiume.

Il giorno dopo, prima di tornare a Londra, abbiamo proseguito per un brevissimo tratto di costa fino alla riserva di Samphire Hoe. Quest’area è stata creata dal materiale estratto dalla costruzione del Tunnel della Manica e depositato sotto un tratto di scogliera, sottraendo spazio al mare, ma è ora popolata da flora e fauna ricchissime: subito un cartello ti avvisa di non uscire dal sentiero, perché molti uccelli del luogo nidificano tra l’erba.

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Samphire Hoe.
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Samphire Hoe.

In futuro – spero tra alcuni mesi – mi piacerebbe molto visitare più lungamente il sud dell’Inghilterra: seguire la costa verso ovest, andando nel Sussex, dove le scogliere bianche di gesso sono ancora più imponenti: le Seven Sisters, l’estuario di Cuckmere Haven…

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There’ll be bluebirds over

Trump&May danse macabre

Continuando ad esplorare la scena della street-art inglese, nell’ultima scappata a Londra sono passata a vedere uno degli ultimi lavori di Bambi, l’artista di cui non si sa l’identità ma che viene chiamata la “Banksy al femminile”.

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30 maggio 2017, North London.

Bambi è diventata famosa per il suo ritratto di Amy Winehouse a Camden, a cui sono seguiti quelli di altre star. Ma i suoi lavori esprimono anche il suo pensiero sui diritti umani e in particolare su quelli della donna: si definisce un’ardente femminista e usa la street-art per trasmettere messaggi sociali ben precisi.

Questo suo lavoro si trova nel borgo di Islington, nella North London.

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30 maggio 2017, North London.

 

Altra street art di Londra:

ROA’s hedgehog

Un piccolo Jana&Js verso Brick Lane

Il cielo ad occhio nudo – La Lira – parte 10

Continua da Il cielo ad occhio nudo – La Via Lattea – parte 9.

La Lira e il mito che racconta

La Lira è una costellazione estiva. Si trova vicino all’arco della Via Lattea. La sua stella più brillante è Vega: è una stella bianca, luminosissima, che in estate nel corso della notte raggiunge quasi lo zenit. È in effetti la stella più luminosa del cielo estivo – più di Altair e Deneb.

“Vega” è un nome antichissimo, e ha origini arabe, pre-islamiche. “Vega” è stato, nel tempo, estrapolato dal nome con cui gli arabi chiamavano stella: “al-nasr al-waqi“, che significava “l’aquila/l’avvoltoio volante”. Questa espressione richiama anche le origini del nome della stella Altair, della costellazione dell’Aquila: “al-nasr al-tair, con lo stesso significato.  I beduini del deserto vedevano nelle stelle delle costellazioni della Lira e dell’Aquila due rapaci, il primo in picchiata con le ali contro il corpo, il secondo con le ali spalancate. Ma già prima, nell’antica Mesopotamia, Altair era conosciuta come “la stella aquila”. Queste immagini si sono perpetrate nel tempo fino a noi.

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Costellazione della Lira. Linee e nomi aggiunti in Gimp. CREDIT: Akira Fujii/DMI.

Vega e le stelle vicino a lei formano la costellazione della Lira: essa fa riferimento alla tradizione greca e allo strumento musicale usato dai cantori e dai poeti. Quella a cui è stata dedicata la costellazione è la lira di Orfeo, il più grande cantore del mito greco: la sua è stata la prima lira mai costruita, inventata da Ermes, che costruì la cassa armonica dal guscio di una tartaruga. Il dio svuotò il guscio, lo forò e tese sette corde di interiora di mucca – e inventò anche il plettro con cui suonarla. La lira finì poi tra le mani di Apollo, che la donò ad Orfeo.

La musica di Orfeo era in grado di incantare creature animante e inanimate: fiere, ma anche rocce, alberi, corsi d’acqua. Gli alberi -intere foreste – si muovevano per seguirlo.

La vicenda che lo rende più conosciuto è quella della sua catabasi: la discesa negli Inferi in cerca di Euridice.

La giovane moglie di Orfeo, Euridice, morì per il morso di un serpente ad un piede nudo.

Orfeo si incamminò, vivo, nel Regno dei Morti per chiederla indietro al dio di quel mondo, Ade.

A lungo il poeta del Ròdope la pianse sulla terra dei vivi, finché, osando l’impossibile, andò fino allo Stige, nella terra dei morti, oltre la porta del Tènaro, e tra folle svolazzanti di defunti onorati dal sepolcro si presentò a Persèfone e Plutone, il signore del regno delle ombre. [Ovidio, Metamorfosi, libro X]

Ade e Persefone accettarono quando ascoltarono la sua musica e il suo canto: tutto l’Oltretomba si paralizzò commosso ad ascoltarlo. Orfeo poteva risalire il lungo budello che lo avrebbe riportato in superficie, nel mondo dei vivi: l’ombra impalpabile di Euridice lo avrebbe seguito e, una volta raggiunto l’esterno, sarebbe ritornata in carne ed ossa. Soltanto, non avrebbe mai dovuto guardarla mentre era ancora uno spettro.

Orfeo prese la moglie per mano e suonava la lira per guidarla lungo il percorso del ritorno. Si incamminarono attraverso una nebbia fitta e fosca, in un silenzio sepolcrale. Alle sue spalle Orfeo non poteva sentire nulla – non poteva nemmeno essere sicuro che lo stesso seguendo, e alla fine, cedendo ad una tentazione fatale, gettò un’occhiata alla sue spalle: e lei fu risucchiata indietro, morendo per la seconda volta e questa volta per sempre.

In quell’istante, come risucchiata da un vortice implacabile, Euridice scivolò indietro e tendendo le braccia invano cercava di aggrapparsi a lui e d’essere afferrata, ma, infelice, altro non strinse che l’aria sfuggente. [Ovidio, Metamorfosi, libro X]

Orfeo tornò da Caronte e lo pregò di traghettarlo nuovamente all’altra riva, ma fu respinto. Rimase per sette giorni accasciato sulla spiaggia dello Stige.

La costellazione della Lira non è molto grande. È possibile immaginare, sotto Vega, un trapezio di stelle: le due stelle più luminose sono la stella β, Sheliak, e la γ, Sulafat. Esse sono molto più lontane: Vega si trova a 25 anni luce di distanza da noi – Sheliak 880, e Sulafat 630.

Sheliak e Sulafat sono nomi che si riferisco allo strumento musicale – nomi sempre antichi, ma più recenti di quelli che impressionano l’uccello rapace: il primo significa “l’arpa”, mentre Sulafat dariva dal termine arabo  per “testuggine”: il guscio di tartaruga con cui è stata fabbricata la cassa della lira.

Fronte e retro di una lira ateniese, datata 400 a.C. e fabbricata da un carapace di tartaruga. CREDIT: Smith College Museum.

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Fonti per questo pezzo:

“I Nomi delle Stelle”, Gabriele Vanin

“Metamorfosi”, Ovidio

Bozzetti per dei segnalibri

Ieri, nel tardo pomeriggio, mi sono distratta un poco facendo questi tre rapidi bozzetti per dei segnalibri:

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Bosco innevato. Pismacolor Colored Pencils su carta Strathmore.
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Zoom – Bosco innevato. 
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Zoom – Bosco di betulle. Prismacolor Colored Pencils su carta Strathmore.
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Zoom – “The early bird gets the worm…” . Prismacolor Colored Pencils su carta Strathmore.
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Pagina dell’album, prima di ritagliare i segnalibri. 

E ne scelgo uno per la lettura corrente: la raccolta di racconti Storie della tua vita di Ted Chang, che contiene anche quello che da il titolo al libro e a cui si sono ispirati per il film di fantascienza Arrival dello scorso anno.

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Lettura corrente – Ted Chang.

Un racconto che si è rivelato molto interessante.