Gita alle bianche scogliere di Dover (e un lavoro di Banksy)

A fine maggio sono andata a trovare il mio compagno a Londra. In quei giorni abbiamo fatto una breve gita verso il sud dell’Inghilterra, nel Kent, per vedere le scogliere bianche. Abbiamo deciso di passare la notte proprio nella città portuale che da il nome alle scogliere, Dover.

All’altezza del porto (lo vedevamo sotto di noi) partono i sentieri elevati che seguono le scogliere.

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La cosa più bella di questi luoghi è il contrasto tra il bianco luminoso delle pareti delle scogliere e il verde della costa. Voltando le spalle al mare, il verde continua a perdita d’occhio verso l’interno: il paesaggio leggermente collinare lascia il posto a campi coltivati: nulla che non sia naturale e florido interrompe l’orizzonte.

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Il colore bianco e l’alta riflettività delle scogliere sono date dal gesso: sono fatte di questo materiale morbido e friabile, proprio lo stesso gesso usato per scrivere sulla lavagna. Subito mi sono ritrovata con le mani e le scarpe bianche di polvere.

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Seduta sul bordo.

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A riprova della separazione avvenuta tra questi pezzi di continente, sull’altra sponda, oltre al Canale della Manica, si vede lunga e sottile la linea bianca della costa francese.

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La linea bianca della costa francese

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Verso il faro.

La camminata ci ha portato fino al faro di South Foreland.

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South Foreland Lighthouse.

La città portuale di Dover si trova nel punto di vicino alla Francia. È qui che parte il Tunnel della Manica, ed è anche qui, in questo luogo simbolo di contatto, che giusto poco tempo prima della nostra gita l’artista Banksy ha fatto questo suo ultimo lavoro per raccontare la Brexit:

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Banksy.

Dalla stella della Gran Bretagna partono delle lunghe crepe sottili già presenti nel muro.

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Le crepe…

È sorprendente l’effetto di tridimensionalità della scala. Ad un’occhiata distratta sembra un oggetto concreto.

Questo lavoro si trova all’incrocio tra York St e Townwall St, ma effettivamente è visibile già a grande distanza, entrando in città dall’autostrada e prendendo la strada parallela al porto.

Quella notte ha piovuto a dirotto. Lo scoscio della pioggia era intenso, e i lampi illuminavano la stanza, sovrapposti ai tuoni. Erano così tanti che non si riusciva ad associare la luce al rombo corrispondente. A notte inoltrata  ci siamo alzati e accostati alla grande finestra: sotto di noi, lungo la strada leggermente in discesa, l’acqua scorreva come un fiume.

Il giorno dopo, prima di tornare a Londra, abbiamo proseguito per un brevissimo tratto di costa fino alla riserva di Samphire Hoe. Quest’area è stata creata dal materiale estratto dalla costruzione del Tunnel della Manica e depositato sotto un tratto di scogliera, sottraendo spazio al mare, ma è ora popolata da flora e fauna ricchissime: subito un cartello ti avvisa di non uscire dal sentiero, perché molti uccelli del luogo nidificano tra l’erba.

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Samphire Hoe.
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Samphire Hoe.

In futuro – spero tra alcuni mesi – mi piacerebbe molto visitare più lungamente il sud dell’Inghilterra: seguire la costa verso ovest, andando nel Sussex, dove le scogliere bianche di gesso sono ancora più imponenti: le Seven Sisters, l’estuario di Cuckmere Haven…

~

There’ll be bluebirds over

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