Disegno – volpe nella foresta, specchio d’acqua

Un nuovo disegno, nel tardo pomeriggio…

IMG_20170430_174527
30 aprile 2017, Pastelli Prismacolor Colored Pencils cu carta Strathmore Colored Pencil.
IMG_20170430_183031
Completato, zoom. 30 aprile 2017, Pastelli Prismacolor Colored Pencils cu carta Strathmore Colored Pencil.
IMG_20170430_181335
30 aprile 2017, Pastelli Prismacolor Colored Pencils cu carta Strathmore Colored Pencil.
IMG_20170430_181810
Completato. 30 aprile 2017, Pastelli Prismacolor Colored Pencils cu carta Strathmore Colored Pencil.
IMG_20170430_181926
Completato. 30 aprile 2017, Pastelli Prismacolor Colored Pencils cu carta Strathmore Colored Pencil.

~

Disegno: volpe addormentata

Ho fatto questo disegno come regalo per una mia cara amica.

IMG_20170425_093750
Volpe addormentata, aprile 2017. Prismacolor Colored Pencils su carta Stathome Colored Pencil.

IMG_20170424_184107-scaled

IMG_20170425_093900

Confronto con la stessa volpe fatta il settembre scorso:

IMG_20170425_094259
Stesso modello, diversi materiali, e diversi mesi di esercizio in più!

IMG_20170424_181048

È la prima volta che regalo un disegno – se si esclude la “Volpe Ferita” per Marco, che però è ancora appeso in camera mia per motivi logistici. È una bella sensazione.

Ciao Anna ~

Chasing stars – Sicilia – parte 2 di 2

Parte 2 di 2

Continua da Chasing stars – Sicilia – parte 1 di 2.

Mare di notte

Ci dirigiamo alla spiaggia. Sciacca è una città collinare: la stradina che porta al mare si tuffa nel buio, lunga, ripidissima e piena di sobbalzi, costeggiata dalla vegetazione.

IMG_20170416_210407-gimp
“Non sono sicuro di aver preso la strada giusta…”

Il rombo del mare mi toglie il fiato. Le onde che si infrangono sul bagnasciuga formano sottili scie luminescenti.

E che cielo! Davanti a noi, quasi rasenti al mare, splendono le costellazioni del Cane Maggiore e di Orione. Si riesce anche a vedere la debole Via Lattea invernale.

IMG_20170416_214246-gimp
Il Cane Maggiore sul mare, proprio davanti a noi.

IMG_20170416_212633-gimp

IMG_20170416_212258-gimp-noname
Verso ovest…
IMG_20170416_212258-gimp
Orione, Aldebaran, Marte, le Pleiadi…

Dalla Sicilia, le costellazioni del cielo australe sono un po’ più alte sull’orizzonte. Il Corvo è ben visibile e luminoso, e là sotto emerge un pezzo della Vela!

IMG_20170416_214417-gimp-noname

IMG_20170416_214417-gimp

IMG_20170416_213753-gimp-noname

IMG_20170416_213753-gimp

Rivedere dopo tanto tempo un bel cielo buio mi da alla testa.

IMG_20170416_215037-gimp
Su di giri!

IMG_20170416_215209-gimp

IMG_20170416_215327-gimp
Giocando…
IMG_20170416_215608-gimp
E questa stella qui ovviamente è Epsilon Monocerotis.

La “W” di Cassiopea sfiora l’orizzonte.

IMG_20170416_214621-gimp-noname

IMG_20170416_214621-gimp

IMG_20170416_220047-gimp

IMG_20170416_220407-gimp

Cosa abbiamo usato

Per questi scatti abbiamo usato semplicemente lo smartphone: il OnePlus 3 di Marco, con il programma di camera standard.  

Le pose sono di 30 secondi, con ISO 2000.

IMG_20170416_202154

~

Chasing stars – Sicilia – parte 1 di 2

Parte 1 di 2

La sera del 15 aprile io e Marco siamo andati a passeggiare al porto di Sciacca – eravamo nella sua città natale per le vacanze di Pasqua. Era di nuovo una bellissima sera e abbiamo notato la stella Sirio iniziare a brillare nel cielo bluastro del crepuscolo. Debolissima, si intravedeva anche una prima Betelgeuse. Ne è nato questo esperimento, che qui divido in due post: abbiamo provato a fare delle riprese al cielo utilizzando lo smartphone e regolando semplicemente esposizione e ISO –  un po’ di astrofotografia con strumentazione assolutamente minimale (su questo, più informazioni più avanti).

Crepuscolo, al porto 

Sono le otto di sera. Sirio, la stella più luminosa del cielo, incomincia a intravedersi nella luce del crepuscolo.

IMG_20170416_201050-gimp

Strizzando un po’ gli occhi, appare anche Betelgeuse, la gigante rossa della costellazione di Orione.

IMG_20170416_201340-gimp

IMG_20170416_201416-gimp

IMG_20170416_202104-gimp

Incamminandoci verso il pontile di pietra, vediamo apparire Giove da dietro le rocce, tra i gabbiani che si posando e si alzano in volo stridendo.

IMG_20170416_201609-gimp
Gabbiani posati e gabbiani in volo…

Di minuto in minuto il cielo diventa sempre più buio e iniziano a distinguersi le altre stelle delle costellazioni del Cane Maggiore e di Orione. Più in alto, risplende Procione.

IMG_20170416_202433-gimp

IMG_20170416_202658-gimp

IMG_20170416_202954-gimp
“Guarda l’Orsa! Lì! É bellissima! Voglio una foto mentre indico l’Orsa!” (e l’Orsa non si vede)

IMG_20170416_203405-gimp

Un passaggio della ISS

Ad un certo punto si accende un puntino rossastro nel campo che stiamo fotografando e si muove lentamente verso sud, attraversando Orione: è un passaggio della ISS, la Stazione Spaziale Internazionale. Nelle foto a lunga posa, appare come una striscia:

IMG_20170416_203556-gimp

IMG_20170416_203705-gimp

IMG_20170416_203759-gimp

Con il buio che si fa sempre più fitto, torniamo alla macchina e ci dirigiamo alla spiaggia.

IMG_20170416_205704
Si parte! Gu ha tanta pazienza.

Il cielo ad occhio nudo – La Via Lattea – parte 9

Noi ci troviamo all’interno di una galassia a spirale. Lo possiamo capire osservano il cielo nelle notti estive: la Via Lattea si estende lungo un arco per tutta la volta celeste, luminosa di una luminosità diffusa.

È invisibile sotto il cielo della città, e si può rimanere tutta la vita senza sospettarne l’esistenza. In luoghi molto bui, come la montagna o il deserto, costituisce invece uno degli spettacoli più belli che ci possano essere.

La Via Lattea, nella sua interezza, da il meglio di sé all’occhio nudo e al binocolo. L’aspetto della Via Lattea è molto vario: ad occhio nudo non si possono risolvere le singole stelle, e queste sono così tante da creare quell’effetto di luminosità soffusa. In essa sono presenti dei vuoti scuri dall’aspetto filamentoso e intricato, e alcuni agglomerati particolarmente luminosi.

Ma cos’è che si sta guardando?

NGC 4565, nella fotografia qui sotto, è una galassia a spirale vista di taglio. È un oggetto che si può osservare anche con telescopi amatoriali e si trova nella costellazione della Chioma di Berenice. Visti così di taglio, i bracci a spirale che si sviluppano e avvolgono attorno al nucleo si sovrappongono l’uno sull’altro creando questa banda di polveri opaca nell’ottico. Il rigonfiamento al centro è il bulge. 

n4565ms (1)
NGC 4565 Adam Block/Mount Lemmon SkyCenter/University of Arizona.

Questo è ciò che si sta guardando: la Via Lattea è proprio la struttura della nostra galassia. I suoi bracci a spirale, in questa prospettiva, appaiono sovrapposti l’uno all’altro. Le sue polveri sono le intricate strisce scure che assorbono la luce delle stelle retrostanti. Non è stato banale per gli astronomi comprendere la struttura tridimensionale della nostra galassia potendola osservare solo dall’interno.

Le fotografie che seguono sono state scattate la scorsa estate dal fotografo (e amico, ciao Max!) Massimo Sotto, durante una vacanza assieme ad altri astrofili sulle Alpi… Quindi questi profili montuosi mi sono divenuti famigliari e ne sono affezionata. Mi sono permessa di modificarle indicando le caratteristiche e gli oggetti principali visibili: per quanto l’obiettivo fotografico sia differente dall’occhio umano, molti degli elementi segnati (non tutti) sono apprezzabili semplicemente osservando il cielo, senza l’uso di alcuna strumentazione.

Il bulge, e quindi il centro galattico, sono proiettati nelle costellazioni del Sagittario e dello Scorpione.

160803_agnello_0041-credit
Fotografia di Massimo Sotto. Agosto 2016, Colle dell’Agnello, Alpi.
160803_agnello_0041-label
Fotografia di Massimo Sotto. Agosto 2016, Colle dell’Agnello, Alpi. Grafica aggiunta da me.
160805_agnello_0058-Modifica-credit
Fotografia di Massimo Sotto. Agosto 2016, Colle dell’Agnello, Alpi.
160805_agnello_0058-Modifica-label
Fotografia di Massimo Sotto. Agosto 2016, Colle dell’Agnello, Alpi. Grafica aggiunta da me.

La quantità di oggetti riconoscibili (più i due pianeti Marte e Saturno) è impressionante: ammassi aperti come M6 ed M7, ammassi globulari come M4 ed M22, nebulose luminose e nebulose oscure.

Qui in Italia, le zone centrali della galassia rimangono radenti l’orizzonte nelle notti estive, e sprofondano sotto di esso nel corso della notte. Nell’emisfero australe, invece, il rigonfiamento del centro galattico è alto nel cielo, praticamente allo zenit.

La nostra galassia sembra essere una SBc, ovvero una spirale barrata, con i bracci a spirale non troppo strettamente avvolti e un bulge relativamente piccolo. Il suo disco ha un diametro di circa 100 mila anni luce (un raggio di luce impiega mille secoli ad attraversala…). Lo spessore del disco, invece, è di soli 1500 anni luce.  Il Sole, la stella attorno a cui orbitiamo, si trova a circa 28 mila anni luce dal centro, verso la periferia, in un braccio minore chiamato Braccio di Orione o Braccio Locale (Orion Spur).

Il bulge centrale è uno sferoide schiacciato dal diametro polare di circa 8 mila anni luce ed un diametro equatoriale di circa 10 mila anni luce.

Artist's_impression_of_the_Milky_Way_(updated_-_annotated).jpg
Rappresentazione artistica. Come si suppone sia strutturata la nostra galassia. Noi ci troviamo nel braccio “Orion Spur”.

Great Sagittarius Star Cloud: una finestra su una porzione del bulge

Guardando verso le regioni centrali le polveri sono particolarmente spesse ed estese, tanto che lo studio del centro galattico non può essere fatto in ottico, ma nell’infrarosso o nel radio: queste regioni sono opache nella luce visibile.

Vicino all’asterismo della “teiera” nel Sagittario, in particolare sopra alla stella Alnasl, c’è una zona particolarmente luminosa: è la struttura galattica più interna osservabile nella luce visibile e con l’occhio nudo. Si allunga per alcuni gradi in cielo ed è effettivamente una visione del bulge centrale della galassia!

Spostandoci dalla nube luminosa verso l’interno della Via Lattea, abbiamo proprio il punto corrispondente al centro galattico.

160805_agnello_0058-Modifica-bulge
Fotografia di Massimo Sotto. Agosto 2016, Colle dell’Agnello, Alpi. Grafica aggiunta da me. 

Se potessimo vedere l’intera estensione del bulge, questo si estenderebbe fino a M24, la Small Sagittarius Star Cloud, e giù fino a lambire la coda dello Scorpione – ho tentato di segnarlo approssimativamente con un rettangolo nella prima immagine.

Dare profondità

Queste zone sono ricchissime di oggetti: ammassi globulari, ammassi aperti, e naturalmente nebulose – regioni di formazioni stellare.

Nella fotografia più sopra sono segnate le posizioni di alcune nebulose – piccoli bozzoli luminosi che sembrano zone dove le stelle si addensano.

Il primo braccio galattico che incontriamo, partendo dall’esterno, è proprio il nostro. A questo appartiene la grande estensione di nebulose oscure che si allunga nella costellazione del Cigno, chiamata la “grande fenditura del Cigno” (Cygnus Great Rift).

La maggior parte delle regioni di formazioni stellare sono situate invece più in profondità, nel Braccio Sagittarius-Carina (nell’illustrazione, dovrebbe corrispondere al Sagittarius Arm): propiettate nella costellazione del Sagittario si trovano la nebulosa Laguna (M8), la nebulosa Trifida (M20), la nebulosa Cigno (o nebulosa Omega, M17); nella costellazione del Serpente, la nebulosa Aquila (M17).

Tutte questi oggetti sono nebulose ad emissione e riflessione, zone dove la gravità ha addensato nubi di gas e polveri e al cui interno è in atto la formazione di nuove stelle.

Sono oggetti che al binocolo e con telescopi amatoriali possono essere osservati in gran dettaglio.

Quelle che seguono sono delle fotografie di queste nebulose:

m20_block
The Trifid Nebula in Stars and Dust. Adam Block, Mt. Lemmon SkyCenter, U. Arizona.
M8_rural_hiresBobillo950
M8: The Lagoon Nebula. Ignacio Diaz Bobillo.
2016-07-11_5783b0175f42a_SWAN-333
Swan Nebula & Asteroid 1216 Askania, Robert Hart.

Guardando queste fotografie ci si può chiedere quanto di questi oggetti sia apprezzabile utilizzando uno strumento amatoriale e osservando dall’oculare. Sicuramente il colore rosso, dato dall’idrogeno ionizzato, può essere rivelato solo da una fotografia e usando un filtro H-apha. L’azzurro, dato dalla parte a riflessione della nebulosa, non è nemmeno lui apprezzabile osservando la nebulosa Trifida (lo è, invece, per la nebulosa di Orione!). Colori a parte, le fotografie hanno anche una maggior sensibilità nel delineare le polveri e quindi la forma della nebulosa stessa, nonché la capacità di rendere la profondità e la tridimensionalità degli oggetti.

Eppure, osservadole al binocolo o ad un piccolo telescopio, sono una visione magnifica e ricca. Osservandole con pazienza per diversi minuti le loro caratteristiche incominciano ad emergere. L’ammasso aperto sovrapposto alla nebulosa Laguna risplende sullo sfondo delicato della nebulosa stessa…

C’è un modo, in effetti, per dare virtualmente un’occhiata a questi oggetti come li vede “l’astrofilo visualista” – é un modo che uso anche per farmi un’idea di cosa posso aspettarmi di risolvere osservando un oggetto nuovo o  per confrontare una mia osservazione: si possono cercare degli sketch astronomici. Queste, ad esempio,  sono dei disegni fatti all’oculare da alcuni astronomi amatoriali delle nebulose citate prima:

img2005070502_M20lgrev1
Sketch della nabulosa Trifida M20. Jeremi Perez.
m20_50 (1)
Sketch della nebulosa Trifida. Kiminori Ikebe.
M8-Lagoon-Nebula-Sketch
Sketch della nebulosa Laguna M8. Michael Vlasov.
1280-m17-omega-joong_asod-1024x706
Sketch della nebulosa Cigno/Omega M17. Kim Byong
M17-swan-nebula-sketch.jpg
Ancora la nebulosa Cigno, da Michael Vlasov. In questo sketch è apprezzabile anche il più ampio arco di nebulosità.

Questo post continua da Il cielo ad occhio nudo – parte 8.

Alla prossima ~

Calore

Ho scritto questo pezzettino esattamente un anno fa, nella primavera del 2016, ad inizio aprile. Avevo incominciato ad andare a correre e camminare al Parco Nord. Di lì a poco -uno, due mesi al massimo- in effetti sarebbe successa una cosa decisiva che avrebbe fatto da chiave di volta nella mia storia, ma in quel momento ovviamente non potevo ancora saperlo: così mi sentii vittima di un abbaglio e lo lascii da parte. Ad ogni modo, lo riporto ora alla luce.

Il calore del Sole…  È come se un grande incubo si stesse lentamente scongelando. La paura fitta dei mesi passati.

Oggi, passeggiando per il Parco Nord di Milano, ho ritrovato uno specchio nella natura che rinasce e nei raggi incredibilmente tiepidi del Sole. L’ho trovato nel cielo azzurro e ampio, nel profumo della vegetazione che germoglia, nell’aria pulita. La primavera arriva di nuovo come una riscoperta. Ne voglio trarre forza.