Il cielo ad occhio nudo – parte 3

Continua da Un’introduzione all’astronomia osservativa – parte 2.

Riprendo dai racconti della tradizione greca impressi nelle costellazioni boreali dell’Ercole, del Drago, del Leone, del Cancro e dell’Idra.

Questo è un pezzo di sola mitologia.

Il mito greco: il Leone

Uccidere e scuoiare il leone di Nemea è la prima fatica che Euristeo impose ad Eracle. Il leone che viveva nella valle Nemea, nell’Argolide, era una belva gigantesta, e la sua pelle era invulnerabile: non poteva essere scalfita da nessuna lama, di qualunque materiale fosse costituita. Il leone era il terrore della regione e compiva giornalmente stragi di bestiame e di uomini.

Eracle giunse in quella terra verso mezzogiorno, ma trovò tutto deserto: il leone aveva compiuto una strage in quei dintorni. Non sapendo da che parte dirigersi, batté le pendici del monte Apesante, senza risultato, e poi esplorò il monte Treto, dove intravide il leone tornare nella sua tana.

Tutte le frecce scagliate da Eracle rimbalzavano inermi sulla pelle dell’animale, che si girò e rimase a fissarlo. Presa la spada, Eracle si lanciò verso la creatura, ma la lama si accartocciò su se stessa come metallo ancora malleabile.

Eracle capì allora che non avrebbe mai potuto ucciderlo in quel modo. Colpì allora con quanta forza  avesse il muso del leone con la sua clava, spezzandola, e quello si ritrasse scuotendo il capo. Si girò e corse a rifugiarsi nella sua tana: non per il dolore, ma perché gli ronzavano le orecchie per il colpo subito.

Eracle bloccò uno dei due ingressi della caverna dove il leone abitava, e si avventò sul leone in una lotta corpo a corpo. L’animale gli morse via un dito, ma Eracle riuscì a prendere tra le sue braccia il collo del leone, soffocandolo.

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Si narra nel mito che quando Eracle tornò con l’impressionante carcassa dell’animale sulle spalle, Aristeo si spaventò così tanto della forza di Eracle che fuggì via, e da allora in poi non volle più vedere Eracle di persona: trasmetteva i suoi ordini per mezzo di un araldo. Gli ordinò, in effetti, di non entrare più a Tirinto, e di lasciare i frutti delle sue fatiche alle porte della città.

Eracle utilizzò gli artigli dell’animale stesso per recidere la durissima pelle. Da essa fabbricò un mantello, e un elmo dalla testa: una protezione che nessun’arma poteva trapassare.

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Sempre nel bellissimo manuale di Robert Graves, I Miti Greci  – al quale mi sto ispirando per tracciare il mito di Eracle – trovo altri interessanti spunti per una sua lettura più profonda: vi era un combattimento rituale, che faceva parte della cerimonia di incoronazione in Asia Minore, tra il re sacro e degli animali. Ogni animale rappresentava una stagione, e potevano essere il leone, la capra e il serpente: animali riuniti poi nella chimera, e corrispondenti anche alle metamorfosi del dio Dioniso. In alcune leggende il leone è nato infatti della chimera.

Il mito greco: il Cancro e l’Idra

L’idra viveva nella palude di Lerna. Era una creatura mostruosa, di nove teste di serpente, il corpo di cane. Era una creatura così velenosa che solo il suo fiato, da lontano, era capace di uccidere – fiato che appestava l’intera palude, rendendo l’aria irrespirabile e mortale. Anche solo i vapori venefici che emanavano le sue tracce potevano uccidere.

La seconda fatica che Euristeo impone ad Eracle è di recarsi a Lerna e uccidere l’idra.

L’idra aveva la propria tana sotto un platano, ai margini della palude, presso la “settuplice sorgente” del fiume Amimone.

Eracle, accompagnato da Iolao, stanarono il mostro. Ogni volta che Eracle mozzava una delle teste con la sua clava, però, al suo posto ne ricrescevano altre due: allora Iolao incendiò dei rami e, appena una testa veniva recisa, cicatrizzava il moncone con il fuoco.

Rimase però la nona testa, che era immortale: Eracle la tagliò con la spada, e la schiacciò sotto un pesante macigno, immobilizzandola.

Avvelenò le sue frecce immergendone la punta nel sangue che sgorgava dal corpo del mostro distrutto.

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Il granchio… il granchio, che viene ricordato nella costellazione del Cancro, è un grosso crostaceo di palude inviato da Era a pizzicare i piedi di Eracle durante i combattimenti con l’idra. Eracle lo schiacciò sotto il tallone.

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