Il cielo ad occhio nudo- parte 2

Continua da Orsa Maggiore e Orsa Minore nel cielo Inuit.

Le costellazioni moderne sono in tutto 88: sono state ufficializzate dall’IAU (l’International Astronomical Union) all’inizio del 20esimo secolo: nel 1930. Con costellazione, adesso, non si intende lo schema di linee che collega le stelle più brillanti tracciando una “figura” riconoscibile, ma un’area di cielo dal contorno preciso: il cielo è suddiviso, interamente, in 88 aree – una necessità che si è imposta con l’avanzamento della ricerca astrofisica. Nella pagina dedicata dell’IAU sono disponibili tutte le mappe.

Nell’emisfero boreale, la maggior parte delle costellazioni moderne sono rimaste quelle appartenenti alla cultura greca. Nell’emisfero australe, invece, i nomi sono principalmente quelli assegnati dai navigatori all’epoca delle esplorazioni, e fanno riferimenti a strumenti (Bussola, Compasso…) o animali (Gru, Uccello del paradiso…). È nell’emisfero australe però quello che un tempo era un’enorme unica costellazione, la nave Argo, riferita al mito greco del viaggio degli Argonauti e ora divisa in tre pezzi: Vela, Poppa, Carena. Alla mia latitudine, sono un pezzo della Poppa affiora sopra l’orizzonte.

I nomi a cui ci riferiamo rimandano quindi alla tradizione greca: trovo che sia un fatto bello e non scontato. Si sarebbero potuti avere riferimenti politici o religiosi, contingenti, e forse un po’ il fascino del cielo ne avrebbe sofferto. Che sia proprio la tradizione greca quella ad essere sopravvissuta nel corso dei millenni penso sia bello perché rimanda alle radici stesse del pensiero occidentale e ad un fondamento molto importante nella nostra formazione.

…Tra le Orse si snoda la costellazione del Drago (Draco), che appartiene, assieme ad altre sei costellazioni, ad uno stesso  mito: il mito di Ercole (Eracle) e le sue dodici fatiche.

Parlo allora prima proprio di quest’altra costellazione, l’Ercole. D’estate è altissima nel cielo, ed molto conosciuta da chi è alle prime armi perché contiene l’ammasso globulare più luminoso del cielo boreale, visibile già al binocolo: M13, chiamato anche Grande Ammasso nell’Ercole.

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M13: The Great Globular Cluster in Hercules Image Credit & Copyright: Martin Pugh

Un ammasso globulare è insieme sferico di stelle, tenuto assieme da forze di natura gravitazionale, che si muove come un satellite attorno al nucleo della nostra galassia, in quella regione esterna che è chiamata alone galattico. Sono degli oggetti molto enigmatici…  M 13, in particolare, è distante 25mila anni luce da noi, ha un diametro di 150 anni luce (un raggio di luce impiega un secolo e mezzo ad attraversarlo…) ma al suo interno la densità numerica di stelle è elavatissima: più di 100 stelle sono costrette in un cubo di soli tre anni luce per lato.

Il mito: Eracle

Eracle era un semidio. Nacque a Tebe, figlio di Zeus e della mortale Alcmena, a cui il dio si era unito assumendo le sembianze del marito di lei, Anfitrione, in una notte che lui fece durare quanto tre, chiedendo ad Elio di non compiere il suo giro, alla Luna di rallentare il suo corso e al Sonno di intorpidire le menti degli uomini. Alcmena, “forte nell’ira”, doveva essere in origine un appellativo di Era.

Era odiò sempre quel bambino. In una versione del mito, Eracle, appena nato, venne portato vicino al petto della dea mentre lei dormiva, perché ne succhiasse il latte e divenisse in questo modo immortale. Ma anche neonato possedeva già una forza portentosa: un morso troppo violento riscosse Era dal suo sonno, e immediatamente lei allontanò il bambino dal seno: lo schizzo di latte che uscì è legato al mito della formazione della Via Lattea.

Quando il bambino aveva meno di un anno (otto o dieci mesi in alcune versioni del mito), Alcmena lo collocò assieme al fratellino Ificle nella culla: a mezzanotte Era inviò due serpenti dalle scaglie azzurrine, grondanti veleno e dalle narici infuocate, perché lo uccidessero. Ma quando Alcmena accorse, svegliata dal pianto terrorizzato di Ificle, trovò Eracle che stava strangolando i serpenti, stretto ognuno in una mano. Rise con la sua risata di bambino e gettò a terra i due rettili senza vita.

L’origine delle dodici fatiche si trova in un terribile delitto compiuto da Eracle: preda di una follia ispirata da Era, sterminò sei dei suoi figli scambiandoli per nemici, uccidendo anche i due figli di Ifliche con i quali si stavano allenando. Recuperata la ragione, Eracle non volle vedere nessuno né farsi vedere: si isolò per diverso tempo, finchè non si recò infine dalla Pizia di Delfi, la quale per la prima volta lo chiamò col nome di Eracle, “gloria di Era”. Lei gli consigliò di recarsi a Tirinto e di servire per dodici anni Euristeo – da lui detestato – ed eseguire le fatiche che lui gli imporrà: potrà così espiare la sua colpa e come compenso gli sarà concessa l’immortalità sull’Olimpo.

La pazzia – leggo nella bellissimo manuale di Robert Graves – fu la scusa a cui la Grecia dei tempi classici ricorse per giustificare i sacrifici infantili…

Tolomeo, nell’Almagesto, si riferisce a questa costellazione come a “l’inginocchiato“. La stella α Her ha nome Rasalgethi, derivato dall’arabo “la testa dell’inginocchiato”.

Il Drago

Il Drago, immortalato nella costellazione del Dragone, è parte dell’undicesima fatica di Eracle: cogliere i pomi d’oro di un melo situato nel giardino delle Esperidi, melo che fu dono di nozze della Madre Terra Gea ad Era.

Questo giardino era situato in un’isola nell’estremo Occidente, alle pendici del monte Atlante, dove i cavalli del Sole terminavano la loro corsa giornaliera. Davanti ad esse è Atlante, che regge sulle spalle la volta celeste.

Le Esperidi sono delle fanciulle, sorelle tra loro e figlie di Atlante. In una versione del mito sono tre sorelle: Egle, Aretusa ed Espera, ma in altre versioni il loro numero sale fino a undici.

A guardia dei frutti aurei Era aveva posto il serpente Ladone – il drago – la cui origine è narrata in diverse varianti – in una è figlio di Tifone e di Echidna, in altre nasce per partenogenesi dalla Madre Terra. In altre ancora, è un mostro di cento teste e parla diverse lingue.

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Attic red figure hydria, ca. 410-400 B.C. British Museum, London.

Eracle non entrò egli stesso nel giardino, ma chiese aiuto ad Atlante, offrendosi nel frattempo di caricarsi temporaneamente la  volta celeste sulle proprie spalle. Uccise prima il drago scoccando una freccia oltre il muro di cinta del giardino, e poi raccolse il peso della volta su di sè. Atlante si recò dalla figlie, che raccolsero per lui i pomi d’oro. Una volta tornato, non desiderando affatto riprendere su di sè il proprio carico, propose a Eracle di lasciare che fosse lui a recarsi da Euristeo con le mele:  al ritorno avrebbe assunto nuovamente il suo posto. Ma Eracle era stato messo in guardia da una simile proposta, e finse di acconsentire, ma chiese ad Atlante di sorreggere il globo per qualche minuto, perché lui potesse fasciarsi il capo: appena libero dal peso, Eracle raccolse in fretta i frutti e si dileguò.

Era, addolorata per la morte di Ladone, pose la sua immagine in cielo sotto forma di costellazione.

I nomi delle stelle principali della costellazione del Drago si collegano alla figura di rettile:  Thuban (α Dra), Rastaban (β Dra) e Eltanim (γ Dra)  derivano da trasformazioni e traslitterazioni di parole arabe dal significato di “testa del serpente”.

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Hercules. Image and text ©2008 Akira Fujii/David Malin Images.
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Draco. Image and text ©2008 Akira Fujii/David Malin Images.
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