L’orsa come orologio cosmico

Un post molto rapido e prettamente visivo: un disegno, dei bozzetti e degli esperimenti di colore. Preludio ad un articolo a cui vorrei dedicarmi appena conclusa una certa questione all’università.

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“Cosmic Clock”, Prismacolor Colored Pencils on Strathmore Colored Pencil, january 2017
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Size – “Cosmic Clock”, Prismacolor Colored Pencils on Strathmore Colored Pencil, january 2017

Un orso composto di pochissimo marrone…

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Bear spectrum – “Cosmic Clock”, Prismacolor Colored Pencils on Strathmore Colored Pencil, January 2017
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Elks sketch, january 2017
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Size – first elk, january 2017

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Il disegno degli alci (wapiti, in realtà) rimane un esperimento: ho molto da lavorare sulla resa del paesaggio e delle atmosfere in cui inserire i miei personaggi.

A presto.

Visita al CNAO di Pavia

Parlando di scienza: fisica delle particelle, biologia umana e medicina – l’acceleratore di particelle a Pavia.

Questo che riporto è un piccolo pezzo che ho preparato per il blog di AISF, e che trovate qui[link].

Giovedì 12 gennaio un gruppo di AISF Unimi – con l’aggiunta di alcuni ragazzi da Pavia e da Bologna- è stato in visita al CNAO di Pavia, ovvero al Centro Nazionale di Adroterapia Oncologica –un centro recente in cui la fisica delle particelle trova un’applicazione estremamente avanzata in campo medico.

L’adroterapia consiste nella cura di tumori tramite l’uso di adroni – particelle composte da quarks e che risentono dell’interazione forte. Vengono utilizzati protoni e ioni carbonio, prodotti e accelerati nel sincrotrone situato nell’edificio stesso.

È essenzialmente lo stesso tipo di sincrotrone utilizzato per la ricerca fondamentale, come nel caso dell’LHC. La peculiarità di questi acceleratori di particelle costruiti e utilizzati per trattamenti medici e per ricerche cliniche  è però proprio la loro “calibrazione” in termini umani, biologici. Le modalità, le finalità e in parte le limitazioni con cui la ricerca viene portata avanti sono anch’esse differenti.

I tumori trattati sono di una tipologia molto difficile: sono di tipo radio resistente, e quindi non trattabili con la radioterapia convenzionale. Vengono curati inoltre quei tumori che si trovano in profondità e vicino ad organi critici – all’interno della testa o vicino alla spina dorsale (tumori cerebrali, melanomi oculari…).

Per questa ragione sono necessarie particelle che riescano a raggiungere la zona malata senza danneggiare il tessuto sano circostante. Gli adroni, a differenza dei fotoni usati in radioterapia, hanno proprio questa caratteristica: rilasciano la maggior parte della loro energia in corrispondenza di quello che viene definito il loro picco di Bragg. Si riesce ad agire nella zona del tumore in modo estremamente accurato ed efficace. Quello che accade è la rottura dei legami chimici delle macromolecole e specialmente la rottura in più punti del DNA delle cellule tumorali, che non riesce così più a ripararsi e a riprodursi.

Una precisione così elevata nella tecnica di irraggiamento combacia con un’altrettanto elevata precisione nel posizionamento del paziente: un braccio robotizzato orienta il lettino, maschere di un particolare materiale immobilizzano il paziente, la cui posizione viene costantemente monitorata attraverso telecamere all’infrarosso e tubi a raggi X, oltre ad un piano tridimensionale messo a punto con l’uso di TC, RM, PET.

Il sincrotrone del CNAO viene fermato ogni tre mesi per controlli e manutenzione e proprio in queste occasioni è possibile visitarlo e osservare tutte le sue parti: è situato nel bunker sotterraneo del centro e si tratta di un anello di 25 metri di diametro e con  una circonferenza di 80 metri.

In due sorgenti vengono prodotti i protoni e gli ioni carbonio, che attraversano inizialmente un acceleratore lineare (LINEAR) e sono poi condotti nell’anello vero e proprio, dove raggiungono velocità quasi relativistiche. Una parte del fascio viene poi estratta dall’anello per essere guidata in una delle tre sale di trattamento dove il paziente viene irraggiato.

La progettazione e realizzazione  di questo sincrotrone ha visto la collaborazione di ingegneri e fisici della Fondazione CNAO e di esperti di vari istituti come INFN e CERN. Fisici e medici lavorano in parallelo.

A farci da guida sono stati un fisico – il Dr. Marco Pullia – e un tecnico di radiologia. Fisica e medicina, infatti, collaborano fianco a fianco in questo che è l’unico centro in Italia per l’adroterapia, e uno dei più importanti e all’avanguardia nel mondo.

Per  noi che siamo studenti universitari a Fisica, è stato impressionante ascoltare e osservare da vicino applicazioni così avanzate e così delicate della fisica delle particelle. È un settore, inoltre, ancora giovane e in cui ci sarà molto da sviluppare. Sicuramente è stato un pomeriggio densissimo di stimoli e riflessioni.

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Vista dall’alto del sincrotrone. In blu sono i dipoli. In fondo alla sala, quattro percorsi portano il fascio nelle tre sale di irraggiamento. Parallelamente alle scale si vede continuare la struttura della macchina verso l’alto: un fascio viene condotto ad un piano rialzato, perchè poi possa arrivare anche verticalmente.
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Vista dall’alto del sincrotrone. Le sorgenti sono le due scatole grigie.
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Vista dall’alto del sincrotrone. Il LINEAR è il blocco magenta.
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Quadrupoli in verde…
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… e sestupoli in giallo.

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Maschera e marcatori.
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Foto di gruppo!

Credits: le foto sono scattate da me tranne quella di gruppo.

Volpe ferita, volpe braccata

Primo esperimento con i pastelli Prismacolor –  Disegno + making of

Nella sua fuga, ad un certo punto deve rallentare e poi fermarsi. Ha una ferita tra il retro del collo e la spalla. Il sangue sta intridendo il pelo. Non respira bene e inizia a sentire anche del sangue nel naso: una bollicina rossa e sottile si gonfia dalla sua narice sinistra.

La volpe si volta e guarda colui che l’ha colpita e che ora l’ha raggiunta.

È uno sguardo imperscrutabile.

Ha la remota consapevolezza e la calma di un animale selvatico che sa di essere vinto.

Nei suoi occhi si specchia la sagoma del cacciatore.

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Riflesso del cacciatore.
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Ferita.

Making of

Per fare questo disegno ho sperimentato per la prima volta i pastelli Prismacolor e l’album da disegno Strathmore Colored Pencil.

Questi colori hanno una pasta molto densa e morbida e tonalità incredibilmente intense e luminose, che non sono rese appieno in fotografia.

Ho iniziato questo disegno ieri, 10 gennaio, nel tardo pomeriggio. Ringrazio Marco, e lui sa perchè.

Per la sua realizzazione mi sono basata su una fotografia trovata sul web – la stessa usata per lo schizzo che ho pubblicato nel piccolo post Uno schizzo a bic blu in attesa all’aeroporto.

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Bozza a matita.
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Occhi…

Ho fatto però diverse modifiche: ho inserito i riflessi negli occhi per rendere più vivo lo sguardo, e la ferita: la goccia di sangue che esce dalla narice sinistra, e il sangue che intride il pelo tra la il collo e la spalla.

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Pastelli. Disegno completato la sera del 10 gennaio

Ieri notte però, andata a dormire, non riuscivo a smettere di pensare ai due riflessi bianchi delle luce negli occhi della volpe. Li trovavo incompleti, e sapevo fin troppo bene cosa mancasse: la sagoma del cacciatore.

Questa mattina, allora, ci ho provato.

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Bozzetti per la sagoma del cacciatore.

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Pensieri del 4 gennaio

Degli stralci dai miei quaderni

La National Gallery è stranamente tranquilla e silenziosa. Com’è bizzarra e bella questa atmosfera. Cammino per le sale: sono sola, e so di avere gli occhi ben aperti, avidi di bellezza.

Mi ritrovo a pensare che questo potrebbe essere uno dei miei posti preferiti di Londra: non si paga l’entrata, ed è un edificio molto ampio, dove poter passeggiare, distrarsi, riposarsi, prendersi qualcosa di caldo e buono, scrivere. Certo, oggi non c’è tutta la folla dei giorni scorsi… è il 4 gennaio, un pomeriggio; l’ultimo pomeriggio che trascorrerò a Londra, per qualche tempo. Ho deciso di mettere da parte per oggi quello che devo fare, e mi sento rinata. Osservo i dipinti: mi siedo davanti a Bacco e Arianna di Tiziano. Dovrò ritornare altre volte per riuscire a vedere a fondo tutti i dipinti.

Osservo attentamente Gli Ambasciatori di Holbein il Giovane, Il ritratto dei coniugi Arnolfini di Jan van Eyck…

Esco mentre viene annunciata la chiusura della galleria. Mi ritrovo su una Trafalgar Square immersa nel buio e scintillante di luci notturne.

Per qualche ragione che intuisco ma non so completamente articolare, questa giornata mi rimarrà particolarmente impressa nella memoria. Oltre i vetri o attraverso gli specchi della caffetteria, mi sono vista perfettamente combaciare con il mio riflesso.