Un che di Escheriano

Sto continuando a fare veloci schizzi a matita, per acquisire dimestichezza. Stasera ho cercato di riprodurre dal vero la mia mano. Mentre disegnavo, con la mano sinistra posata sul foglio, mi sono ritrovata a pensare ad Escher.

Con mano.
Bozza quasi completata.

Mi è venuta in mente una cosa curiosa, ovvero che se Borges è forse il mio scrittore preferito, Escher è l’artista che amo di più, e tra i due c’è tutto un insieme di elementi comuni: la matematica, la simmetria, la ripetizione, gli specchi, le pietre e cristalli, le atmosfere oniriche, le architetture impossibili. In comune si ritrovano anche il fatto che sono i due artisti più usati dai fisici e matematici per abbellire i propri libri.

Se vi va di leggere un pezzettino che ho scritto su Borges, lo trovate qui: Al mio Jorge Luis Borges.

Escher mi fa tornare in mente Bologna, dove ho visto dal vivo le sue litografie per la prima volta. Era un tiepido sabato di giugno. Ricordo il vento in cima alla torre degli Asinelli che scuoteva forte la maglia di cotone e la gonna che indossavo. La città si estendeva con i suoi colori caldi: il marrone e l’ocra. La abbiamo lasciata alle nostre spalle al crepuscolo…

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