Un che di Escheriano

Sto continuando a fare veloci schizzi a matita, per acquisire dimestichezza. Stasera ho cercato di riprodurre dal vero la mia mano. Mentre disegnavo, con la mano sinistra posata sul foglio, mi sono ritrovata a pensare ad Escher.

Con mano.
Bozza quasi completata.

Mi è venuta in mente una cosa curiosa, ovvero che se Borges è forse il mio scrittore preferito, Escher è l’artista che amo di più, e tra i due c’è tutto un insieme di elementi comuni: la matematica, la simmetria, la ripetizione, gli specchi, le pietre e cristalli, le atmosfere oniriche, le architetture impossibili. In comune si ritrovano anche il fatto che sono i due artisti più usati dai fisici e matematici per abbellire i propri libri.

Se vi va di leggere un pezzettino che ho scritto su Borges, lo trovate qui: Al mio Jorge Luis Borges.

Escher mi fa tornare in mente Bologna, dove ho visto dal vivo le sue litografie per la prima volta. Era un tiepido sabato di giugno. Ricordo il vento in cima alla torre degli Asinelli che scuoteva forte la maglia di cotone e la gonna che indossavo. La città si estendeva con i suoi colori caldi: il marrone e l’ocra. La abbiamo lasciata alle nostre spalle al crepuscolo…

Disegnare il corpo femminile. Primi schizzi con l’album da disegno Strathmore Toned Gray.

Piano piano arrivano tutti i pezzi. Attendo i pastelli a fine mese, per il mio compleanno, e allora ricomincierò a disegnare anche gli animali: fare i manti delle volpi con tutte le loro sfumature sarà tutt’altra cosa.

Ieri è arrivato però il primo dei due album da disegno che ho ordinato, un blocco 9 in. x 12 in. (un formato un poco più grande dell’A4), di una bellissima carta sfumata di grigio.

La matita scorre in modo meraviglioso. Con il colore bianco posso disegnare i riflessi di luce.

Non potevo resistere a disegnare nuovamente figure di donna. Ma non volevo basarmi più su fotografie di modelle di altri fotografi. Da adesso in poi vorrei che i miei ritratti siano i più originali possibile.

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Dettaglio.
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Dettaglio

Con un po’ di irreverenza, mi sono quindi usata come modella.

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Schizzo completato.
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Mi baso su una fotografia fatta appositamente il mese scorso.
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Ultima rifinitura la mattina dopo. Grazie a mia madre per lo scatto.
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I nuovi fogli, li provo la sera stessa.

Quando, alle scuole superiori, mi divertivo a riprodurre nudi di donna (li trovate nella pagina Disegni | Drawings nella barra del menù, datati 2011-2012) usavo come sorgenti scatti di fotografi professionali. Ne usavo in particolare uno scoperto su DeviantArt, John Peri, specializzato in nudi femminili in bianco e nero.

D’altronde non avrei saputo a chi chiedere per farmi da modella, né potevo usare la ragazzina che ero. Ma il mio corpo è cambiato molto da allora… negli anni sono riuscita a riportarlo più vicino a me stessa, a migliorarlo, a renderlo, soprattutto, più sano. Una percezione positiva del proprio essere e anche del proprio corpo credo sia fondamentale per essere sereni.

Milano solitaria. Luci, buio. Orphans di Dennis Kelly.

Respiro l’inverno che avanza: l’aria oggi è più fredda dei giorni scorsi. Il parco dove ho appena corso è immerso in una nebbbia bianchissima, i sentieri ricolmi di foglie cadute. Attendo la brina prima dell’alba, le pozzanghere ghiacciate, il cielo limpido e tagliente come un rasoio. Mi ritrovo ad attendere il primo nevischio, se non addirittura la neve.

-Di che spettacolo si tratta?-

-È  un… thriller.-

Ad inizio ottobre ho fatto l’abbonamento studenti al teatro Elfo Puccini, che si affaccia sul Corso Buenos Aires a Milano. È  un teatro che amo molto – Morte di un commesso viaggiatore La calata di Orfeo mi hanno emozionato profondamente gli anni scorsi. Il primo spettacolo che ho visto quest’anno è stato Orphans di Dennis Kelly, regia di Tommaso Pitta.

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Locandina dello spettacolo.

È stato uno spettacolo bellissimo e disturbante.

Vi era in scena una psicosi evidente e altre celate e più fondamentali. La realtà continuava a modificarsi, diventando sempre più malsana. L’ultima delle tante “verità” raccontate -la definitiva, paradossale e nerissima verità- è congelante.

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Scene dello spettacolo. Credit: Teatro Elfo Puccini.

Questa serata è stata anche occasione di una interessante chiacchierata con un altro spirito solitario (che saluto, se legge!).

Come ho scritto in alcuni post precedenti, ho scoperto lo strano, malinconico fascino di trascorrere una sera da sola tra le luci di Milano, rimanendo fuori dopo l’università, andando a sentire un concerto di musica classica o a vedere uno spettacolo teatrale.

Il mio compagno si è trasferito all’estero ad inizio luglio, e ho colto l’occasione per fare questo esperimento. Il primo concerto solitario è stato Ian Anderson a Villa Arconati, il 18 luglio.

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The Best of Jethro Tull, Villa Arconati Music Festival. Credit: Angelo Redaelli.

Sono poi stata a LaVerdi e al Conservatorio in occasione di MiTo.

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Rach 3, La Verdi. Lilya Zilberstein al pianoforte.

Credo di amare Milano sempre di più.