Le profondità umane del cervello positronico

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Dalla copertina di Robot Dreams. Illustrazione di Ralph McQuarrie.

Chiudo I Robot dell’Alba e osservo l’autostrada bagnata oltre i vetri del pullman. Il sole non è ancora sorto.

Asimov, con la sua scrittura equilibrata, come un perfetto direttore d’orchestra, ha creato un universo coerente e visionario, che si espande nel futuro fino a tempi vertiginosamenti distanti.

Nel Ciclo delle Fondazioni, l’umanità ha occupato l’intera galassia, perdendo completamente memoria dell’esistenza di un pianeta d’origine: la Terra è diventata solo un mito nebuloso. La Galassia è popolata da soli umani -l’assenza degli alieni nella galassia asimoviana è un elemento peculiare che apprezzo molto [1]- e l’acutezza dei molteplici particolari psicologici e sociali, l’immersione a cui il lettore è costretto, da  l’impressione di star leggendo una bellissima, e inquietante nella sua plausibilità, epopea dell’Uomo nei millenni futuri.

È il Ciclo dei Robot (che trovo segnato anche come Ciclo degli spaziali) a comporsi secondo me dei suoi romanzi più belli, primi fra tutti: Abissi di Acciaio (The Caves of Steel, 1954), Il sole Nudo (The Naked Sun, 1957), e I Robot dell’Alba (The Robots of dawn, 1983): siamo nell’epoca in cui sono stati colonizzati i primi Mondi Spaziali e i terrestri si sono, ad un certo punto, ritirati nelle profondità di mastodontiche e sovraffollate città coperte. Sono esseri agorafobici, che crescono e muoiono nel loro utero di acciaio senza aver mai visto il Sole o averne sentito il calore, senza aver mai sperimentato la pioggia, il vento, l’umidità, l’ambiente naturale.

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Dalla copertina di The Caves of Steel. Illustrazione di Stephen Youll.
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Dalla Copertina di The Naked Sun. Illustrazione di Stephen Youll.

In questi tre romanzi si muovono due splendidi personaggi: il detective di polizia Elijah Baley e il robot umanoide Daneel Olivaw. L’interazione tra i due fa nascere tante riflessioni, una fra tutte la percezione complessa che un essere umano può avere di fronte ad un robot umanoide come Daneel, specchio misterioso.

Daneel prese la mano di Baley e la strinse con calma freddezza, le dita che si chiudevano in una presa piacevole e non dolorosa, per poi rilasciarla.
Baley sperava onestamente che gli occhi inscrutabili della creatura non potessero entrare nella sua mente e vedere quel selvaggio momento appena passato, e non del tutto cessato, in cui lui si era interamente concentrato su un sentimento di amicizia che era quasi amore.

Da Il sole Nudo, Oscar Mondadori, trad. Giuseppe Lippi

I pensieri sono molti, circa la prigione che è diventata la Terra, il rifiuto dei terresti per i robot, la società “dispotica” di Solaria, quella di Aurora.

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Robbie da Io Robot – Ellison, Asimov. Illustrazione di Mark Zug.

Asimov ti fa entrare nel suo mondo e te ne rende partecipe. Torni nel presente arricchito e sbatti le palpebre per rimetterlo a fuoco. Asimov era un uomo di scienza e cultura, una persona incredibilmente visionaria.

Isaac Asimov nel 1985. Claudio Edinger/Getty Images

Non sarà l’ultimo post sull’universo di questo genio.

[1] In Neanche gli Dei (The God Themselves) troviamo la descrizione di una razza aliena, ma questo racconto si slega dai cicli dei robot, degli Spaziali, dell’Impero Galattico e delle Fondazioni.

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