Troll Bridge

Ero poco più che bambina quando lessi il racconto breve Il ponte del troll di Neil Gaiman. Mi fece uno strano effetto. Mi spiazzò e mi disturbò un poco. Qualche giorno fa questa short story mi è improvvisamente balenata di nuovo in mente, e ne ho letto la versione originale.

Effettivamente, non so perchè mai abbiano deciso di inserirla in un libro per ragazzi – oltre a precluderla alla maggior parte del pubblico, non è propriamente una storia per bambini.

È una storia che spiazza, per il suo amalgama perfetto di immaginario fiabesco e di acuto realismo. Il modo con cui Neil Gaiman fa coesistere l’elemento magico nella realtà è eccezionale.

Vediamo prima il mondo dagli occhi spalancati di un bambino che percorre sentieri tra boschi e campi. Il tortuoso percorso è deformato dalla sua prospettiva e possiede intatta la potente e crescente aurea di mistero, avventura e di magia di una mente infantile. Sembra il percorso in cui dal nostro mondo, ad un certo punto, si entra nell’altro – quello fantastico. E l’oggetto simbolico di collegamento è il ponte, come nelle fiabe.

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Troll Bridge by okoo

Il bambino cresce, attorno a lui i contorni e la geografia si delineano con più lucidità e si trasformano.

Osserviamo dagli occhi di un adolescente che passeggia nella luce lunare con l’amica di cui è innamorato, e infine da quelli di un uomo. Ne scrutiamo costantemente e indirettamente l’animo e c’è una certa oscurità, che si fa sempre più fitta e stringente.

Al centro, nel paesaggio che muta, tra i campi che si trasformano in zone abitative, tra la rete ferroviaria che viene abbandonata, c’è l’elemento magico, l’elemento calamitante, il nocciolo più profondo e invisibile: il ponte del troll.

Questa storia ha suscitato nuovamente una forte e inaspettata suggestione su di me. Non ha un significato univoco… non saprei darle un significato preciso, a parole. Credo che il ponte sia la costante oscura con cui il protagonista è costretto a confrontarsi nel corso della sua vita, a cui non può scappare. É la sua codardia e la sua malizia. Il troll è lo specchio – l’uno sono lo specchio dell’altro. Il troll “fiuta” all’interno della sua anima,  lo conosce profondamente come nessuna creatura umana potrebbe fare, con spietata sincerità.

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Un adattamento molto libero del racconto creato da Simonn Thelning.

Neil Gaiman prende ispirazione per questa sua storia direttamente dal folklore nordico. E la trasforma col suo stile inconfondibile. In particolare, leggo, prende ispirazione dalla fiaba norvegese De tre bukkene Bruse (Three Billy Goats Gruff). 

Come una creatura del folklore scandinavo – una creatura dello stesso colore del muschio e dei sassi, orrida, goffa e affamata, appartentete alla natura stessa (il sottobosco, l’acqua, i mattoni del ponte, al quale è legato e del quale è a volte l’elemento di sostegno) abbia ispirato a Neil Gaiman questa stana storia nera, rimane uno dei fantastici misteri delle tortuose vie dell’ispirazione artistica. I ponti devono essere un simbolo di collegamento, di zona di passaggio tra due elementi, tra due realtà. Qui è un confronto crudele reso con una grande, deliziosa metafora. Forse, se concetti semplici hanno radici profonde, è naturale che continuino a far sognare.

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È stata pubblicata una graphic novel basata su Troll Bridge di Neil Gaiman, illustata dagli acquarelli di Colleen Doran.

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