Milano nascosta, Milano fuori dal tempo

Le mani della ragazza si muovevano veloci ed eleganti sulle corde dell’arpa. Mi facevano venire in mente il volo frenetico di due uccelli o di due insetti. Oltre lei, sul muro, si proiettava l’ombra delle corde e delle dita. Era sola.

img_20161027_194721
L’arpa, prima dell’inizio del concerto. Aula delle Monache, Chiesa di San Maurizio all Monastero Maggiore. Credit: me, 27 ottobre 2016

Eravamo, io e la mia amica, in un luogo fuori dal mondo e fuori dal tempo, e guardavamo e ascoltavamo una giovane arpista che aveva (dettaglio meraviglioso) un nome omerico, anch’esso senza tempo.

Ogni tanto, in quella sala affrescata, entravano i suoni della città: il clacson di un’auto, il rombo di una moto, una sgommata. Erano interferenze che stupivano per la loro incongruenza. Anche la borsa di carta che tenevo tra le gambe, con dentro il maglioncino appena acquistato e il marchio del negozio bene in vista, mi parve ad un certo punto fuori luogo.

Ero incantata. Mi stringevo nel giubbotto e nelle pause io e la mia amica ci scambiavamo un’occhiata, sorridendo.

– In che posto meraviglioso mi hai portato!- le ho sussurrato.

img_20161027_193820
Soffitto dell’Aula dei Fedeli. Credit: me, 27 ottobre 2016
img_20161027_193344
Soffitto dell’Aula delle Monache. Credit: me, 27 ottobre 2016

Ieri sera sono andata con una cara amica alla Chiesa di San Maurizio al Monastero Maggiore. La si raggiunge a piedi dalla stazione di Cadorna, e si trova proprio adiacente al Museo Archeologico. Ho scoperto il Museo Archeologico alcuni anni fa: un posto sorprendentemente vasto e ricco di reperti. È il museo che più di tutti preferisco tra quelli milanesi. Ma non ero mai entrata nella chiesa, né sapevo della sua importanza e della sua bellezza. Non ne avevo mai sentito parlare prima.

L’interno è diviso dalla parete dell’altare in due sale, l’Aula dei Fedeli e l’Aula delle Monache, collegate da un piccolo passaggio. L’interno, recentemente restaurato, è interamente affrescato, principalmente da Bernardino Luini e dai suoi figli: gli affreschi coprono una superficie di quattromila metri quadri.

Lascia senza parole.

img_20161027_193842
Passaggio dall’Aula dei Fedeli all’Aula delle Monache. testa decapitata di San Giovanni Battista. Credit: me, 27 ottobre 2016
img_20161027_192910
Sant’Agata che regge il suo seno sul piatto. Deposizione nel sepolcro. Aula delle Monache, particolare. Credit: me, 27 ottobre 2016
img_20161027_194742
Aula delle Monache. Credit: me, 27 ottobre 2016

Noi ci siamo sedute sugli antichi, lucidi  e scricchiolanti sedili di legno. La musicista si trovava nella zona del coro.

IMG_20161027_193349.jpg
Organo, Aula delle Monache. Credit: me, 27 ottobre 2016

La chiesa è curata dai volontari del Touring Club e dalla primavera all’autunno vengono svolti dei concerti il giovedì sera. Questo, del 27 ottobre, è stato l’ultimo di quest’anno. Siamo state fortunate. Un’arpa solista – forse quello più suggestivo. La ragione dell’interruzione invernale, mi spiega un volontario, è obbligata dalla temperatura. Penso che la chiesa non possa venire riscaldata per la conservazione degli affreschi.

img_20161027_193938
Cappella di Santa Caterina, Bernardino Luini. Credit: me, 27 ottobre 2016
img_20161027_193912
Verso la facciata che da su Corso Magenta. Credit: me, 27 ottobre 2016.

Milano si disvela lentamente, coi suoi tesori nascosti.

Spesso trascorro delle serate solitarie, andando a vedere uno spettacolo teatrale, a sentire un concerto, a seguire una conferenza. C’è qualcosa che mi affascina in questo modo che ho appena iniziato a sperimentare di approcciarmi a questa città. Mi sta diventando sempre più famigliare. C’è sempre un inevitabile velo di malinconia, perchè il mondo è filtrato attraverso il silenzio.

L’aria si sta facendo sempre più fredda e nebbiosa, con l’avvicinarsi dell’inverno. E provo un brivido di impazienza.

Le profondità umane del cervello positronico

wp-1477066372412.jpg
Dalla copertina di Robot Dreams. Illustrazione di Ralph McQuarrie.

Chiudo I Robot dell’Alba e osservo l’autostrada bagnata oltre i vetri del pullman. Il sole non è ancora sorto.

Asimov, con la sua scrittura equilibrata, come un perfetto direttore d’orchestra, ha creato un universo coerente e visionario, che si espande nel futuro fino a tempi vertiginosamenti distanti.

Nel Ciclo delle Fondazioni, l’umanità ha occupato l’intera galassia, perdendo completamente memoria dell’esistenza di un pianeta d’origine: la Terra è diventata solo un mito nebuloso. La Galassia è popolata da soli umani -l’assenza degli alieni nella galassia asimoviana è un elemento peculiare che apprezzo molto [1]- e l’acutezza dei molteplici particolari psicologici e sociali, l’immersione a cui il lettore è costretto, da  l’impressione di star leggendo una bellissima, e inquietante nella sua plausibilità, epopea dell’Uomo nei millenni futuri.

È il Ciclo dei Robot (che trovo segnato anche come Ciclo degli spaziali) a comporsi secondo me dei suoi romanzi più belli, primi fra tutti: Abissi di Acciaio (The Caves of Steel, 1954), Il sole Nudo (The Naked Sun, 1957), e I Robot dell’Alba (The Robots of dawn, 1983): siamo nell’epoca in cui sono stati colonizzati i primi Mondi Spaziali e i terrestri si sono, ad un certo punto, ritirati nelle profondità di mastodontiche e sovraffollate città coperte. Sono esseri agorafobici, che crescono e muoiono nel loro utero di acciaio senza aver mai visto il Sole o averne sentito il calore, senza aver mai sperimentato la pioggia, il vento, l’umidità, l’ambiente naturale.

wp-1477066352698.jpg
Dalla copertina di The Caves of Steel. Illustrazione di Stephen Youll.
wp-1477066361896.jpg
Dalla Copertina di The Naked Sun. Illustrazione di Stephen Youll.

In questi tre romanzi si muovono due splendidi personaggi: il detective di polizia Elijah Baley e il robot umanoide Daneel Olivaw. L’interazione tra i due fa nascere tante riflessioni, una fra tutte la percezione complessa che un essere umano può avere di fronte ad un robot umanoide come Daneel, specchio misterioso.

Daneel prese la mano di Baley e la strinse con calma freddezza, le dita che si chiudevano in una presa piacevole e non dolorosa, per poi rilasciarla.
Baley sperava onestamente che gli occhi inscrutabili della creatura non potessero entrare nella sua mente e vedere quel selvaggio momento appena passato, e non del tutto cessato, in cui lui si era interamente concentrato su un sentimento di amicizia che era quasi amore.

Da Il sole Nudo, Oscar Mondadori, trad. Giuseppe Lippi

I pensieri sono molti, circa la prigione che è diventata la Terra, il rifiuto dei terresti per i robot, la società “dispotica” di Solaria, quella di Aurora.

wp-1477065313564.jpg
Robbie da Io Robot – Ellison, Asimov. Illustrazione di Mark Zug.

Asimov ti fa entrare nel suo mondo e te ne rende partecipe. Torni nel presente arricchito e sbatti le palpebre per rimetterlo a fuoco. Asimov era un uomo di scienza e cultura, una persona incredibilmente visionaria.

Isaac Asimov nel 1985. Claudio Edinger/Getty Images

Non sarà l’ultimo post sull’universo di questo genio.

[1] In Neanche gli Dei (The God Themselves) troviamo la descrizione di una razza aliena, ma questo racconto si slega dai cicli dei robot, degli Spaziali, dell’Impero Galattico e delle Fondazioni.

Il cielo ad occhio nudo – La Galassia di Andromeda

Vorrei raccontare cosa si può vedere realmente alzando semplicemente gli occhi al cielo. Bisogna recarsi in luoghi bui, limpidi e asciutti. Noi astrofili ci inerpichiano con le nostre auto per le strade delle Alpi o degli Appennini, o sogniamo di recarci in Sud America, in Australia, o nel deserto africano.

È possibile vedere una galassia ad occhio nudo.

La Galassia di Andromeda si può vedere senza strumenti. Appare, in visione leggermente distolta, come una saetta chiara, soffusa e sottile.

Per trovarla, ci si può aiutare con la constellazione di Cassiopea… si segue la direzione della prima “punta”, segnata dalla stella Schrdar, α Cassiopeae, e scendendo verso Mirach, la stella β di Andromeda. Ed è lì: è un’altra galassia, lontana 2 milioni e mezzo di anni luce – una distanza indicibile in chilometri – eppure è la galassia più vicina a noi, escludendo le galassie nane del Gruppo Locale. È un’immagine vecchia di 2 milioni e mezzo di anni. È una visione antica.

La cosa più sottile della questione – e che mi sorprende sempre – è che il diametro apparente di questa galassia è di 3 gradi, ovvero è sei 6 volte più grande di quello della Luna. 

Alcuni oggetti astronomici (come il Velo del Cigno o ampie nebulose diffuse) sono enormi nel cielo, ma non riusciamo a vederli ad occhio nudo per una questione di quanta luce possiamo raccogliere – sono oggetti deboli: la loro luminosità è diffusa su una superficie molto grande.

Se prendiamo un telescopio o un binocolo, anche modesti, la visione si arricchisce di particolari.

28251726693_6fe5df17a0_z
Credit: Paola Battaglia, Filippo Riccio

All’inizio, un neofita vede solo il nucleo luminoso della galassia… È successo anche a me: per un certo tempo non ho visto altro che un oggetto oblungo con due satelliti. Gli oggetti astronomici sono strani da osservare, bisogna imparare a farlo. Ad un certo punto, si incominciano a distingure le bande scure (due, in particolare) formate dalle polveri delle sue braccia a spirale: allora l’immagine diventa improvvisamente più grande, e acquista profondità. Ci si accorge che effettivante il suo diametro esce dal campo e si indebolisce quasi senza soluzione di continuità.

Con un telescopio amatoriale, si può entrare nei meandri di questa galassia: osservare la regione  NGC 206… una nube stellare (un’associazione OB) nei bracci di un’altra galassia. È possibile osservare addirittura… i suoi globulari. Il più luminoso di essi è indicato con G1 o Mayall II.  È osservabile da telescopi amatoriali con specchi forse poco più grandi di 200 mm. È un globulare di un’altra galassia. 

Sono visibili con facilità anche due galassie satellite di Andromeda: in questa fotografia, M 110 si trova in basso a destra, mentre sopra il nucleo c’è M32. Sono entrambe due galassie nane elllittiche.

Uno schizzo a bic blu in attesa all’aeroporto

Un paio d’ore di attesa in aeroporto, inganno il tempo tra le undici di sera e mezzanotte. C’era una grande calma e un piacevole silenzio. Alcuni ragazzi lavoravano ai loro computer, altri avevano in mano un mazzo di fiori. Alcuni uomini senza casa dormivano più lontano nei loro sacchi a pelo, soli. Le caffetterie stavano chiudendo.

Pensieri, e due schizzi di volpi.

img_20161007_222008

Sono particolarmente contenta (e sorpresa) di questo schizzo perchè non ho potuto farne prima la bozza con matita e gomma, e ho iniziato il disegno della prima volpe – quella che si stiracchia – con una certa stanchezza. Solo una semplice, intramontabile bic blu. Mi sono basata ancora su due fotografie (non ho trovato i nomi dei fotografi)

Ho inserito nella barra del menù una nuova pagina, in cui troverete una galleria coi miei lavori. Per ora  ho inserito i primi disegni… Tra un mesetto inizierò a lavorare con dei colori professionali. Vi aggiornerò.

Troll Bridge

Ero poco più che bambina quando lessi il racconto breve Il ponte del troll di Neil Gaiman. Mi fece uno strano effetto. Mi spiazzò e mi disturbò un poco. Qualche giorno fa questa short story mi è improvvisamente balenata di nuovo in mente, e ne ho letto la versione originale.

Effettivamente, non so perchè mai abbiano deciso di inserirla in un libro per ragazzi – oltre a precluderla alla maggior parte del pubblico, non è propriamente una storia per bambini.

È una storia che spiazza, per il suo amalgama perfetto di immaginario fiabesco e di acuto realismo. Il modo con cui Neil Gaiman fa coesistere l’elemento magico nella realtà è eccezionale.

Vediamo prima il mondo dagli occhi spalancati di un bambino che percorre sentieri tra boschi e campi. Il tortuoso percorso è deformato dalla sua prospettiva e possiede intatta la potente e crescente aurea di mistero, avventura e di magia di una mente infantile. Sembra il percorso in cui dal nostro mondo, ad un certo punto, si entra nell’altro – quello fantastico. E l’oggetto simbolico di collegamento è il ponte, come nelle fiabe.

131837_okoo_troll-bridge_1
Troll Bridge by okoo

Il bambino cresce, attorno a lui i contorni e la geografia si delineano con più lucidità e si trasformano.

Osserviamo dagli occhi di un adolescente che passeggia nella luce lunare con l’amica di cui è innamorato, e infine da quelli di un uomo. Ne scrutiamo costantemente e indirettamente l’animo e c’è una certa oscurità, che si fa sempre più fitta e stringente.

Al centro, nel paesaggio che muta, tra i campi che si trasformano in zone abitative, tra la rete ferroviaria che viene abbandonata, c’è l’elemento magico, l’elemento calamitante, il nocciolo più profondo e invisibile: il ponte del troll.

Questa storia ha suscitato nuovamente una forte e inaspettata suggestione su di me. Non ha un significato univoco… non saprei darle un significato preciso, a parole. Credo che il ponte sia la costante oscura con cui il protagonista è costretto a confrontarsi nel corso della sua vita, a cui non può scappare. É la sua codardia e la sua malizia. Il troll è lo specchio – l’uno sono lo specchio dell’altro. Il troll “fiuta” all’interno della sua anima,  lo conosce profondamente come nessuna creatura umana potrebbe fare, con spietata sincerità.

tumblr_livmoqwa501qcki2co1_r1_1280

tumblr_livn9rucme1qcki2co1_r1_1280

tumblr_livo4yhfvc1qcki2co1_1280
Un adattamento molto libero del racconto creato da Simonn Thelning.

Neil Gaiman prende ispirazione per questa sua storia direttamente dal folklore nordico. E la trasforma col suo stile inconfondibile. In particolare, leggo, prende ispirazione dalla fiaba norvegese De tre bukkene Bruse (Three Billy Goats Gruff). 

Come una creatura del folklore scandinavo – una creatura dello stesso colore del muschio e dei sassi, orrida, goffa e affamata, appartentete alla natura stessa (il sottobosco, l’acqua, i mattoni del ponte, al quale è legato e del quale è a volte l’elemento di sostegno) abbia ispirato a Neil Gaiman questa stana storia nera, rimane uno dei fantastici misteri delle tortuose vie dell’ispirazione artistica. I ponti devono essere un simbolo di collegamento, di zona di passaggio tra due elementi, tra due realtà. Qui è un confronto crudele reso con una grande, deliziosa metafora. Forse, se concetti semplici hanno radici profonde, è naturale che continuino a far sognare.

troll_under_bridge

È stata pubblicata una graphic novel basata su Troll Bridge di Neil Gaiman, illustata dagli acquarelli di Colleen Doran.