Un piccolo Jana&Js verso Brick Lane

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23 luglio 2016, Quaker Street.

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Cacciando Banksy in New Orleans

Qualche giorno fa sono stata a Londra. Mi sono ritrovata a cercare delle opere di ROA e ho scoperto gli artisti Jana & Js… mi piace la steet art e il suo essere impermanente. Il suo venire “catturata” dagli altri nei loro scatti e fissata in questo modo nel tempo. Ho pensato  di ripubblicare un mio vecchio post del 2013, che ora non esiste più sul web perchè compariva su un blog che ho ormai cancellato. Rispetto all’originale, ho aggiunto qualche fotografia in più.

Post originariamente pubblicato il 23 luglio 2013 sul mio blog precedente

20 luglio 2013

Trovato il primo Banksy, poco fuori dal Quatiere Francese, all’incrocio tra North Rampart e Kerlerec Street. Si tratta della Rain Girl.

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Banksy si è recato a New Orleans nel 2008, tre anni dopo Katrina, disseminando per la città diciassette lavori, di cui tre superstiti. La bambina è protetta da una lastra di plexiglass.
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La bambina ha un nuovo compagno, e dei pesciolini.
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Una me diciannovenne. Momento di felicità.

Ci siamo recate a questo incrocio dopo aver visitato uno dei cimeteri storici – bellissimo e inquietante nel suo lento sprofondare nel terreno – il Saint Louis Cemetery No. 1, che ospita anche la tomba, una delle tre ricoperte di segni ed offerte votive, di una potente figura della storia voodoo della città, Marie Leveau.

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Culto voodoo oggi.
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Culto voodoo oggi.
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Culto voodoo oggi.
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La tomba a piramide di Nicholas Cage, costellata di baci di rossetto.

21 luglio 2013

Ultimo giorno a New Orelans. Ci fermiamo a cercare una mappa interattiva su Google con i luoghi dei lavori di Banksy… convinco la mia povera zia ad esplorare in automobile in questo modo un po’ azzardato la città.

Le altre due opere sopravvissute sono anch’esse protette da plexiglass, ma a differenza della bambina non sono integre.

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Il Gray Ghost with Sunflowers si trova all’incrocio tra Carondelet Street e Clio Street. Il girasole è andato.

Più lontano, scendendo verso il Mississippi, in una zona più marginale, si trova il suo “gemello”:

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Ghost with Stick Figure. Il terreno davanti al muro dell’edifico è stato recintato e le piante sono cresciute alte. Rimane solo la “stick figure”, mentre l’altro personaggio è stato cancellato.
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La zona davanti all’edificio.
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L’edifico. A sinistra, lungo la strada, un signore ci guardava incusiosito dopo averci viste fare tre giri di automobile prima di scendere e andare a guardare oltre la rete di metallo.

Nella nostra esplorazione siamo finite attraverso il poetico Garden District e ci siamo imbattute nel Lafayette Cemetery No. 1.

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Lafayette Cemetery No. 1
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Lafayette Cemetery No.1

Gli altri quattordici lavori di Banksy sono stati cancellati, rimossi, o si trovano su muri di case e strutture che sono stati ristrutturati o demoliti.

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Lo spiazzo erboso dove si trovava la casa con il Boy with a Trumpet.

La zona oltre Canal Street dove si trovava un bellissimo graffito di Lincoln è invece un vasto cantiere.

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Grattacieli abbandonati sullo sfondo.
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Dalla highway.
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L’incrocio dove c’erano i Looters. Siamo sulla Elysian Field Avenue, ad est del Quartiere Francese.
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La strada – nessuna traccia della Gas Brass Band, o Jazz Band. Siamo all’incrocio tra Oretha Castle Haley Boulevard e Thaila Street.
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Qui siamo alla ricerca della Girl with a Mouse

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… e alla fine abbiamo trovato il muro di mattoni dove si trovava.

Prima di recarmi a New Orleans avevo segnato solo i tre incroci dove si trovano i tre lavori protetti da plexiglass. Ma, arrivati all’ultimo gray ghost, la voglia di esplorare New Orleans usando l’espediente dei graffiti scomparsi di Banksy si è fatta sentire e anche mia zia – la mia super zia che vive in Louisiana e che mi sta ospitando per qualche giorno, e che è quindi la ragione unica per cui ho l’occasione di trovarmi anche io qui in questo momento) mi ha seguito con entusiasmo. Abbiamo trovato in fretta un bar con connessione wifi – era domenica pomeriggio, avremmo lasciato la città a breve – e abbiamo scelto qualche altra tappa. Ciò che trovo bello in questi giri è il fatto che ti insegnano a guardare i particolari di una strada, a notare un muro di mattoni, o a cercare di indovinare se una casa è stata ricostruita, o se sorge sopra o accanto a qualcos’altro che è nascosto o è stato demolito.

E che in queste esplorazioni urbane non sai mai dove puoi capitare.

Non abbiamo completato tutte le tappe, per l’orario che ci imponeva di ripartire, ma soprattutto perchè New Orleans è una città complessa, e difficile, e ciò che stravamo facendo -ciò che volevamo fare – era proprio questo: guardarla. Guardare le strade, le persone, le case, avendo come mete vie ed incroci anonimi invece di attrazioni turistiche. È una città complessa, e difficile da comprendere – impossibile con pochi sguardi di ragazzina che cerca i lavori del suo “graffittaro” preferito. Quando l’ho visitata a sedici anni, in una precedente vacanza, ne ero rimasta affascinata ed entusiasta, mentre ora di questo città noto anche la crudeltà e la crudezza, le inquietudini e l’impermanenza, pur continuando a considerarla meravigliosa e desidare di tornarci, un giorno, magari per conto mio, e imparare a comprenderla.

Imparare a comprenderla e ascoltarmi della gran bella musica.

L’ultima tappa, che nulla centra con l’esplorazione precedente, è stata la più… commuovente: siamo arrivate fino all’ingresso dell’Holt Cemetery. Non abbiamo avuto il coraggio (e il cattivo gusto) di entrare. Avevo letto di questo luogo in un blog che seguo da tempo, Bizzarro Bazar: Holt Cemetery.

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Ingresso dell’Holt Cemetery, nel quale non siamo entrate – il cimitero dei poveri. New Orleans è una città che sprofonda nel delta. Sprofonda incessantemente in modo crudelmente visibile.

 

Qui (Banksy Does New Orleans – Flickr) trovate i lavori scomparsi e molti altri. Nonché un modo per osservare il lento mutare nel tempo di una città…

Un grazie profondo a mia zia per avermi assecondato in questo folle giro.

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Zia, riscrivendo questo resocondo mi vengono in mente tante cose. Lo riposto anche per salutarti. Fin da quando sono bambina, sei stata una delle mie figure di riferimento. E anche ora, sei la mia coraggiosa zia scienziata che vive oltre l’oceano. Facciamoci eterne risate ripensando al P. Hotel! 

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Una famigliola di quattro racoon, un armadillo, alligatori e altre creature al Sam Houston Jones State Park, Lake Charles, Louisiana.

Correre di sera

In questo periodo corro come un’ossessa. Correndo, cerco di liberare la mente da tutti i fantasmi che la stritolano e anche di migliorare il mio corpo. Ho ricominciato a correre con continuità in un momento ben preciso della mia esistenza, a maggio di quest’anno. Per la prima volta, inoltre, ho scoperto la corsa serale, dopo cena.

Ho fatto una sorta di stacco momentaneo dall’astronomia in questi tempi, e correndo la sera tardi, improvvisamente, mi sono rimessa a guardare i pianeti e la Luna. Li guardo da sopra i tetti delle case e sopra i prati, alla loro distanza, quella dell’occhio nudo – una distanza a cui, paradossalmente, non ero più abituata: Saturno, Marte, Giove… sono là nell’ampio cielo sereno del crepuscolo. Ogni tanto, sfeccia nel campo visivo la rapidissima e caotica sagoma scura di un pipistrello, animali bellissimi e sempre più rari.

A fine mese, mi aspetta però l’alta montagna: le Alpi occidentali, la Via Lattea, il profondo e freddo cielo stellato ricolmo di nebulose e galassie…

In questo periodo sto affrontando una cosa dal nome al tempo stesso banale e terribile. Ancora, in realtà, non so come realmente affrontarla… correre mi da tempo e respiro e mi fa stare bene.

Mi sembra di essere una figuretta in corsa tra due realtà che si tendono: il passato e il futuro, la paralisi e la speranza, la vita con le sue reali responsabilità, le sue bellezze e i suoi terrori.

Ci sono alcuni nodi, aggrovigliati stretti in profondità, tanti nodi di svariate forme e dimensioni, che piano piano devo allentare e sciogliere…

 

Continua in E il bruco diventò cravatta…