La bellezza nelle teorie fisiche

Mi sono imbattuta in una citazione, nelle dispense di un corso universitario, sulle scoperte teoriche nella fisica:

In some strange way, any new fact or insight that I may have found has not seemed to me as a “discovery” of mine, but rather something that had always been there and that I had chanced to pick up. – S. Chandrasekhar

Tratta dal libro Truth and Beauty – Aesthetics and Motivations in Science di Chandrasekhar (1987), che raccoglie quattro sue conferenze sul tema delle motivazioni e del processo creativo dello scienziato, sugli aspetti estetici intrinsechi ad una teoria scientifica e sul legame che può esserci tra i due mondi quasi recisi dell’artista e dello scienziato.

Questa citazione mi ha fulminato in rapporto ad altri echi di questo tema che sto intravedendo frequentando le lezioni universitarie alla facoltà di Fisica. Queste parole esprimono bene un pensiero che in un certo senso… ricorre, più o meno esplicito. Mi ha ricordato il libro Fisica e Oltre – Incontri con i protagonisti (1920-1965) di Heisenberg (bellissimo e sorprendente, consiglio assolutamente la sua lettura) , nonchè, senza scomodare nomi altisonanti, delle impressioni che sorgono alle volte seguendo certi particolari corsi, o che sono trasmesse direttamente dal alcuni professori nelle loro esposizioni – nel modo con cui esprimono un argomento, nel linguaggio che usano o nel quadro generale che cercano di rendere evidente.

Ho preso una copia in italiano del libro di Chandrasekhar in biblioteca, anche se mi dispiace non poter leggere l’originale in inglese. È un libretto irrigidito dal tempo pubblicato nella collana I Coriandoli della Garzanti, e risale al 1990. Nel risvolto di coperina è ancora inserito un cartoncino dei prestiti del 1995-96. Mi incuriosisce andare ora a vedere cosa scrive questo astrofisico il cui nome è strattemente legato agli oggetti “esotici” del cielo come nane bianche e buchi neri.

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Vorrei cercare, più avanti, di dire qualcosa di personale su questo argomento affascinante – sulla “bellezza” che può far da guida nel formulare una teoria fisica ed esserne in ultimo anche il giudice; sulla percezione di bellezza e armonia che si ha del reale e della sua possibilità di tradurlo in termini comprensibili e trattabili, scoprendo così strutture e simmetrie impensabili; sulla percezione di bellezza e armonia che si può avere anche solo guardando una certa formula matematica.

Update: gennaio 2017

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