Push that shadow (some charcoal drawings)

During the last couple of months I’m dedicating some time to pencil and charcoal drawing of the human body.

These are jut some of my recent amateurish drawings, and one time lapse of the process.

I love charcoals because they don’t allow you to be afraid of painting the shadows, and it’s the shadow itself that defines, and that makes the drawing alive and tridimensional.

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All the reference I used are from http://www.artmodeltips.com and  artist-reference.com.

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Seven Sisters Country Park

Lo scorso anno, nel giugno del 2017, ho visitato con il mio compagno la costa del Kent: le bianche scogliere di Dover e Samphire Hoe (Gita alle bianche scogliere di Dover (e un lavoro di Banksy)).

Questa volta siamo andati nel Sussex, alle Seven Sisters.

L’inghilterra ha tantissimo da offrire per gli amanti della natura. Sentieri si snodano per chilometri e chilometri tra colline sterminate nei numerosi parchi (nationaltrail.co.uk).

La costa, con il suo cuore di gesso bianchissimo che rende le scogliere come luminose di luce propria, è di una bellezza estrema. Una bellezza protetta, perchè inclusa in grandi riserve e parchi nazionali. Le scogliere delle Seven Sisters, in queso caso, fanno parte del Sussex Heritage Coast nel South Downs National Park.

La scorsa domenica abbiamo organizzato un gita in giornata al Seven Sisters Country Park. Tre percorsi principali (ma i sentieri sono innumerevoli) portano uno all’estuario del Cuckmere Haven e alla spiaggia, un altro alla riserva di Seaford Head da cui si gode una bellissima vista di tutte e sette le Seven Sisters, e l’ultimo si sviluppa in alto, sulle colline e poi sulle scogliere.

Abbiamo lasciato la macchina al visitor center e ci siamo diretti come prima tappa a Cuckmere Haven.

Al nostro arrivo il tempo era nuvoloso e freddo, ma in meno di un paio d’ore il cielo si è completamente liberato e ci è stata regalata la giornata più bella che potessimo disiderare. Alla fine ci siamo ritrovati con viso e gambe ustionate.

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Cuckmere Haven

L’abitat di Cuckmere Haven è ricco e fragile, e numerosi uccelli nidificano nell’erba alta.

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Momento di riposo.

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In cima alle Seven Sisters

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Il sentiero segue, alto, tutta la costa. In fondo si intravede un faro (il faro di Belle Tout?). Quando tornerò qui per una vacanza di più giorni vorrei percorrere tutto questo tratto costiero. La tentazione di continuare a camminare era fortissima.

Il paesaggio si estende a peridita d’occhio in ogni direzione: il mare, la costa, le colline. E nel cielo non c’è nemmeno una nuvola.

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I “piedi” delle scogliere…

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Per raggiungere Seaford Head, in cui si possono ammirare tutte le Seven Sisters in tutta la loro maestosità, siamo dovuti tornare indietro per un bel pezzo (nessun ponte permette di attraversare il fiume) per imboccare un altro sentiero. Questa punta è anche il luogo in cui tutte le foto iconiche delle Seven Sisters vengono scattate.

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Seaford Head Reserve

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Nel cuore ho le mie Alpi, ma mi sto immamorando anche di questi paesaggi.

Nove mesi a Londra

Devo fermarmi a contarli per accorgermi che sono passati quasi nove mesi da quando ho lasciato l’Italia e la mia casa e sono andata a vivere in Inghilterra: mi sembra allo stesso tempo di essere qui da una settimana, e da sempre.

È successo qualcosa di incredibile. Con una naturalezza disarmante, ho un lavoro, posso pagare l’affitto , i miei vestiti, i miei libri e i miei viaggi. Vivo in un paese straniero che mi è divenuto famigliare e sono padrona di me stessa.

Questa sera ho bagnato le piente aromatiche del balcone e il loro profumo di menta e basilico si è sprigionato nell’aria fresca; gli uccelli del giardino cantavano come impazziti nel crepuscolo. Mi sono lasciata alle spalle una grande sofferenza: è ancora dentro di me ma ha ora la forma di un ricordo che sbiadisce.

 

 

 

 

Il Cigno – Il cielo ad occhio nudo – parte 12

Continua da Il cielo ad occhio nudo – Sirio – parte 11. È un capitolo della “serie” Il cielo ad occhio nudo, ma può essere letto benissimo a sé stante. 

In una notte di agosto, la costellazione del Cigno si  allunga alta allo zenit, seguendo nel suo volo l’arco della Via Lattea estiva, sovrapposta ad una delle zone più ricche di stelle e polveri del nostro cielo.

Il cigno è disteso ad ali spiegate lungo questa scia luminosa:  Deneb, α Cygni, segna la coda del cigno, mentre Albireo, β Cygni, si trova alla fine del lungo collo e segna il suo becco. In Sadr, la stella γ, è situato il cuore del cigno; le ali distese sono marcate dalle stelle δ, ε, ζ, ι e κ. Ad essa è associato il mito di Zeus e Leda.

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Schermata di Stellarium.

Deneb, distente circa 2600 anni luce, è una supergigante bianca: il suo nome ha il significato di “coda”, e proviene dalla locuzione araba al dhanab al dajajah, “la coda della gallina”. Albireo, invece, deriva il suo nome corrente da errori di traduzione e trascrizione nel corso dei secoli: per gli Arabi era al minhar al dajajah, “il becco della gallina”.

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Akira Fujii/DMI

 

Leggo nel libro Star Tales di Ian Ridpath che il nome corrente, che non ha di per sé alcun significato, può aver avuto origine dalla parola greca per “uccello”, ornis (che era il nome con cui era conosciuta l’intera costellazione da Aratro e Ptolomeo) e attraverso varie trascrizioni erronee venne associata alla seconda stella principale della costellazione nella grafia finale di Albireo.

Albireo è uno dei primi oggetti celesti che vengono osservati da chi inizia ad interessarsi di astronomia: è una stella doppia facilmente separabile anche da un piccolo primo telescopo (anche se probabilemente non da un binocolo). Il contrasto tra i colori delle sue due componenti è infatti straordinario: ambra e azzurro.

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Albireo. Credit: Marco Gulino.

La separazione tra le due componenti è di 35 secondi d’arco (circa un sesantesimo del diamtro apparente della Luna piena). 415 anni luce di distanza da noi, ancora non si sa se si tratti un effettivo sistema binario o solo di un effetto di prospettiva.

Come detto, questa costellazione è  sovrapposta ad una porzione dell’arco della Via Lattea… che altro non è che la vista di taglio del disco della immensa galassia a spirale nella quale viviamo. I suoi bracci a spirali appaiono sovvrapposti, creando intricate zone luminose e buie.

Parlavo della Via Lattea in questo articolo: Il cielo ad occhio nudo – La Via Lattea – parte 9 – che vi consiglio di leggere, perché è legato a questa parte di cielo 😉

Una sezione scura sembra tagliare per il lungo una parte della costellazione: è il Cygnus Great Rift, la grande fenditura del Cigno, un immenso complesso oscuro di nubi molecolari. Questo sistema di polveri è collocato tra il nostro Sistema Soalre e il braccio del Sagittario, e assorbe la luce delle stelle retrostanti (l’ammasso stellare OB2, ad esempio, è uno dei più ricchi della nostra galassia, ma completamente oscurato dalle polveri). La distanza di questo complesso è stimata attorno ai 3000 anni luce dal nostro pianeta.

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Credit: Bob King, Sky&Telecope.

Una seconda formazione oscura è chiamata “Northern Coalsack”, sacco del carbone del nord, in controparte con il Sacco di Carbone dell’emisfero australe, nella costellazione della Croce del Sud.

Luminosa è la grande Cygnus Star Cloud, che si estende verso Vega.

La nebulosa NGC 7000 invece è un grande complesso ad emissione situato vicino a Deneb. In una notte limpida e scura, ad esempio sotto un cielo di montagna, è visibile ad occhio nudo. Per via della sua forma è conosciuta come nubulosa “North America”.

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La stella più luminosa, in alto a sinistra, è Deneb. Sadr si trova appena a destra del centro. Sotto a Deneb è situata la nebulosa North America. Cygnus’ heart. Credit: Marco Gulino 
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North America Nebula. Credit: Marco Gulino.

Questa zona di cielo è così ricca di nebulose – oscure e luminose – e di ammassi di stelle  da tenere occupati a lungo con un semplice binocolo e con l’occhio nudo.

La costellazione del Cigno domina il cielo estivo, assieme alla Lira e all’Aquila. Le tre stelle principali, rispettivamente, di queste tre costellazioni, segnano i vertici del “Triangolo Estivo”: Deneb, Vega, Altair.

Nella fotografia seguente, Deneb è la stella più luminosa in basso a sinistra. Vega, in alto, splende di magnitudine visuale 0,03; Altair, di 0,76, e Deneb di 1,25.

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The Summer Triangle, eastern horizon. Vulpeca, Saggita, Vega, Altair and Deneb. Credir: Akira Fujii/DMI.

 

 

Simple smartphone astrophotography

On the evening of May 5, while we were waiting to observe Jupiter (very near to opposition) through the telescope, I tried some “astrophotography” with my smartphone.

First of all, if you want to capture the night sky, you need three things: ISO, that sets the brightness of the photo, shutter speed, meaning the exposure time, and aperture, that basically controls how much light reach the camera sensor.

With just your smartphone, you should be able to shift in auto mode and control the first two features: this time I used ISO 3200 and an exposure time around 3-4 second. I also use a small tripod (see below for me struggling in the grass).

My smartphone is a OnePluse 5T and I used the default camera.

Me and Marco have already done some smartphone experimenter together last spring in Sciacca, his native town in Sicily, both at the harbour and on the seashore. It was a lovely night. The result are MUCH more impressive and you can find it in the next to links. We used there a OnePlus 3 with ISO 2000 and 30 seconds of exposure time.

Chasing stars – Sicilia – parte 1 di 2

Chasing stars – Sicilia – parte 2 di 2

This time I was in my garden in Ealing, in the outskirts of London.

Spring constellations

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A funny pic…

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That night Marco also captured his first Jupiter of the year, with the Celestron telescope. You can see it here: https://www.astrobin.com/346869/0/

The opposition of Jupiter occurred between May 8 and 9. But this is still the best moment to observe it, its spot, belts and satellites, with binoculars and telescopes: the Solar System biggest gas giant shines at magnitude -2.5 and has an apparent diameter of 44″.

The secret life of foxes (ENG)

by me and Marco Gulino

We are using a camera to record the habits of our rich garden wildlife: squirrels, robins, blue tits and brown tits, magpies, parrots, and of course foxes.

Marco (blog.gulinux.net), who’s the most “technophile” among us, has set up a Raspberry Pi with a Noir camera (without IR filter) and an IR led light for night vision.

This has ended up to be an engaging project for both.

A couple of foxes visit our garden almost every day, mostly in the late afternoon and early evening, rarely during the night.

The next video is a collection of all the foxes visits on the first day of March. The garden was covered in snow and more snow was falling.

Notice the bright paths the foxes left on the snow!

We are using an infrared light to illuminate our garden during darkness:

The camera needs therefore be without an infrared blocking filter, and this causes the vegetation to appear purple and the snow green.

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The garden covered with snow on February 28th.

Here the (supposedly) same two foxes at the start of January:

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Two foxes on January 2dn by Marco Gulino.
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Fox on January 2nd by Marco Gulino.

 

A previous post about my obsession with foxes: Volpi (Italian).

Esplorando il Thames Path – da Kew Bridge a Richmond – parte 1

Ho trovato qualcosa di speciale a Londra: un posto dove camminare, per ore e ore, in mezzo alla natura.

Il Thames Path è un percorso pedonale che segue il Tamigi per 296  kilometri, dalla sua sorgente nelle colline di Cotswold, passando per Oxfrod e per Londra, fino alla di Greenwich. 

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Mappa da nationaltrail.co.uk/thames-path

 

Di questo itinerario ho esplorato solo una piccola parte, lo scorso ottobre, in tre diverse escursioni. La prima mi ha portato a piedi da Kew Bridge fino a Richmond; la seconda da Kew Bridge ad Hammersmith; un’altra volta ho esplorato la zona di Brentford – forse la parte più strana e particolare.

Ottobre è stato un periodo di grandi cambiamenti e felicità ma anche di grande fatica fisica e mentale. Mi ero appena trasferita nella zona overst di Londra, nel sobborgo di Ealing. Conoscevo il ponte di Kew perché da lì la notte prendevo l’autobus notturno che mi portava al lavoro ad Heathrow… ma col buio era impossibile distinguere molto del paesaggio. Ho scoperto il sentiero lungo il fiume dopo qualche tempo.

Da casa in una quindicina di minuti di autobus potevo raggiungere Kew Bridge e da lì scegliere in che direzione camminare lungo la sponda del fiume – un Tamigi irriconoscibile, rurale, silenzioso, lungo cui corre una interminabile strada sterrata.

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La giornata era bellissima anche se piuttosto fredda. Dal ponte mi sono incamminata ad ovest – allontanandomi da Londra – e costeggiando per un tratto i giardini botanici di Kew, che avevo avuto l’occasione di visitare qualche giorno prima.

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Kew bridge pier.

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All Saint Church, Isleworth.

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A Richmond ho trovato un piccolo mercatino dove mi sono fermata a pranzare e a prendere un bicchiere di mulled wine.

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Duck Pond Market

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Manutenzione della barca, gabbiani e artista di strada.

 

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Oltre Richmond…

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A Richmond si trova il più grande parco di Londra, di cui ho raccontato in questo post: I cervi di Richmond Park