First animation attempt – Fox jumping in the snow

 

I created this short animation using a tracer board and Prismacolor colored pencils.

The (stunning) reference is here: Fox Dives Headfirst Into Snow | North America

It’s composed of a total of eight frames.

 

Hope you like it!

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Alpi 2018 e time-lapse del montaggio del “telescopio da viaggio”

Questa breve vacanza sulle Alpi si è rivelata un po’ sfortunata, con una sola notte serena su quattro – ma quella notte è stata stupenda: buia, secca e limpida, con l’arco della Via Lattea che sembrava caderci addosso.

Con noi abbiamo portato il telescopio “da viaggio” da 30 cm preso quasi esattamente un anno fa. Ne ho già parlato in questo post: Nuovo telescopio!

Come da una valigetta di legno dalle esatte dimensioni di un bagaglio a mano possa uscire un telescopio newtoniano di 12 pollici è qualcosa che continua a divertirmi moltissimo, soprattutto al controllo bagagli.

Ecco qui ora il time-lapse dell’assemblaggio:

Con esso avevamo svolto solo un paio di notti di osservazioni tra il 20 e il 22 agosto 2017, dall’Altopiano del Nivolet. La notte del 20 agosto è stata la prima prova di cielo profondo con il nuovo telescopio: avevamo osservato in particolare il globulare G1 appartenente alla galassia di Androneda: Report osservativo: il globulare di Andromeda G1/Mayall II.

All’altopiano del Novolet, agosto 2017.
All’altopiano del Nivolet, agosto 2017.

Ora che abitiamo entrambi all’estero era necessario trovare uno strumento (per le osservazioni visuali) transportabile in modo sicuro in aereo, per poter tornare sulle montagne.

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All’aeroporto di Heatrow. I due bagagli a mano sono rispettivamente il telescopio e una valigia stipata di oculari e strumenti fotografici. Altri pezzi meno delicati sono nei bagagli di stiva.

Dopo quindi un anno senza, per vari motivi, osservazioni del cielo profondo, rieccoci sotto il cielo estivo delle Alpi.

Avendo a disposizione solo una notte, ho osservato i “grandi classici” del cielo estivo: le nebulose e le galassie Messier, il Velo del Cigno… Ho però provato a sfidare i limiti del telescopio quando sono arrivata alla galassia NGC 7331 – una galassia vista di taglio e piuttosto semplice da trovare situata sopra la stella Matar del Pegaso: si poteva distinguere una (solo una) delle deboli galassie di background che sembrano orbitare sopra il nucleo di NGC 7331.

NGC 7331. Credit: SDSS.

Vicino ad NGC 7331 si trova anche il Quintetto di Stephan, e anche questo è risultato vibile, anche se era divisibile nelle sue componenti con gran difficoltà.

Quintetto di Stephan. Credit: SDSS.

L’aspetto migliore di questa tradizionale vacanza astronomica al Colle dell’Agnello è la compagnia degli astrofili con cui condivido questa esperienza, e i paesaggi che ormai mi sono entrati nel cuore.

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Stambecco poco sopra il rifugio.

 

Tra una settimana, dopo un anno

Tra una settimana tornerò sulle Alpi. Ho accantonato l’astronomia per un anno intero e non posso descrivere appieno quanto mi stia iniziando a farsi sentire la mancanza dell’alta montagna, del cielo stellato, e del contatto nel buio con la superficie metallica e fredda del mio telescopio – il Dobson che mi aspetta a casa, in Italia, nella mia vecchia stanza.

L’osservazione del cielo stellato è la mia passione più grande. Non sono me stessa senza, ma solo un’ombra.

 

Grazie a Luigi per questo scatto.

 

 

Trekking sull’Etna

Questa estate ho realizzato il mio sogno di fare una escursione su un vulcano – l’Etna, nella Sicilia orientale.

Dopo diverse ore di viaggio da Sciacca, dove ci trovavamo in vacanza, io e il mio compagno abbiamo passato la notte a Nicolosi: un paesino di 7 mila abitanti alle pendici dell’Etna. Da Nicolosi sono una trentina di minuti d’auto per raggiungere la stazione di partenza della funivia.

Il fumo che esce dalle bocche dell’Etna si vede da lontano: l’Etna è un vulcano sempre attivo.

L’Etna consiste in realtà di un grande massiccio vulcanico, formato da diversi vulcani che si sono succeduti l’uno all’altro a partire da 500 mila anni fa, quando sono iniziate le prime eruzioni sottomarine in quello che era il golfo pre-etneo, prima che la montagna emergesse e si unisse alla costa siciliana. Deve essere impressionante da osservare dal mare: il suo versante orientale si estende lentamente senza soluzione di continuità sulla costa ionica.

Nuove bocche e coni piroclastici si formano in continuazione, gli ultimi in tempi molto recenti, pochi anni fa. Le pareti sono sempre ridisegnate da nuove colate laviche.  Ma l’attività dell’Etna è incessante, senza interruzione.

I crateri sommitali sono il Cratere Centrale (con le bocche Voragine e Bocca Nuova), a 3323 m.s.l., il cratere di Nord-Est e il cratere Sud-Est.

Arrivati sul bordo del Cratere Centrale, il fumo e l’odore di zolfo è così forte da urtare naso e gola anche tenendo la bandana premuta sul viso.

La lava si è accumulata su una superficie vastissima: le pendici sono nere. Nella prima parte del percorso in automobile gli innumerevoli alberi di ginestra  (inizialmente li avevo scambiati per alberi di mimosa) creano un bellissimo contrasto con il terreno scuro.

Da uno dei tornanti ci fermiamo a guardare il panorama e i Monti Rossi, a Nord di Nicolosi: queste colline sono coni piroclastici  estinti che si sono formati durante l’eruzione del 1669 – un’eruzione catastrofica, in cui la lava, in soli 122 giorni, ha raggiunto il mare distruggendo 15 paesi, cancellando completamente Nicolosi ed entrando anche a Catania.

I Monti Rossi.
I presenza di sabbia lavica…

Alla stazione di partenza delle funivia si trovano anche il Rifugio Sapienza, diversi ristoranti, le bancarelle dei souvenir e innumerevoli associazioni che propongono escursioni guidate. Quella con cui siamo saliti al Cratere Centrare era organizzata da Etna Touring. Abbiamo preferito avere una guida piuttosto che avventurarci da soli.

Nella prima parte dell’escursione abbiamo preso la funivia, poi degli speciali autobus fuoristrada. Dalla Torre del Filosofo, abbiamo proseguito a piedi.

Subito la vegetazione e ogni forma vivente sono scomparse, e sono rimasta senza parole: semprava di essere arrivati su un altro pianeta.

Gli autobus fuoristrada.

L’impressione di trovarsi su Marte è stupefacente: magari un Marte al tramonto, nel momento in cui il cielo diventa azzurro. So che Etna è stato infatti usato per testare rover destinati all’esplorazione di Marte e della Luna.

Nessuna nuvola in cielo: quello che si vede è il fumo dei Crateri Sommitali.

Il fumo esce abbondante dal Cratere Centrale, ma per fortuna il vento soffia in senso contrario: l’odore di zolfo è intenso e irrita le vie respiratorie.

In un punto preciso, ascoltiamo il vulcano…. e si sente il rumore del magma che si muove in profondita, simile a quello di pesanti onde del mare!

Io  🙂

Proseguiamo lungo il bordo del Cratere Centrale: ora il suolo non e più completamente nero, ma colorato di giallo e bianco per i depositi di zolfo, e seminato da innumerevoli bombe vulcaniche.

Questo penso sia il vecchio cratere di Sud-Est:

Nel centro della foto si vedono piccole persone che camminano.

L’impressione di camminare su Marte è fortissima.

I Crateri Barbagallo, formatisi nel 2002, hanno un colore meraviglioso:

Scendiamo lungo una recente colata lavica, dove gli scarponi affondano fino alla caviglia, e raggiungiamo un punto panoramico sulla desertica Valle del Bove, che si estende verso est. In quest’area emerse dal mare  150 mila anni fa il “primo Etna”, chiamato dai geologi vulcano Calanna. Questo primo vulcano, ormai estinto, venne ricoperto dalla lava di una seconda bocca eruttiva (il vulcano Trifoglietto), apparsa a nord-ovest. L’Etna del presente è un terzo vulcano, apertosi 35 mila anni fa ancora un poco più a nord-ovest del Trifoglietto. Tutti i resti dei precedenti vulcani sono stati ricoperti, e l’Etna si è definitivamente saldato alla costa.

Sulle pareti della Valle del Bove si vedono diversi dicchi, messi in luce dall’erosione:

Dei crateri emergono nella vallata, altrimenti nera e omogenea. Devono essere i Crateri Centenari:

Dalla panoramica sulla valle scendiamo nuovamente, questa volta senza i pulmini fuoristrada, e ritorniamo alla funivia.

Concludo questo post con una veduta dell’Etna fumante dall’antico anfiteatro di Taormina, il giorno successivo:


Fonti:

Etna – Vulcano Patrimonio dell’Umanita, Guide Athena.

Per saperne di piu:

Valle del Bove: http://ilvulcanico.it/la-valle-del-bove-scrigno-di-rara-bellezza-parte-fondamentale-del-mito-etneo/

Cosa sono i dicchi: https://www.swisseduc.ch/stromboli/glossary/dike-it.html

 

Push that shadow (some charcoal drawings)

During the last couple of months I’m dedicating some time to pencil and charcoal drawing of the human body.

These are jut some of my recent amateurish drawings, and one time lapse of the process.

I love charcoals because they don’t allow you to be afraid of painting the shadows, and it’s the shadow itself that defines, and that makes the drawing alive and tridimensional.

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All the reference I used are from http://www.artmodeltips.com and  artist-reference.com.

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Seven Sisters Country Park

Lo scorso anno, nel giugno del 2017, ho visitato con il mio compagno la costa del Kent: le bianche scogliere di Dover e Samphire Hoe (Gita alle bianche scogliere di Dover (e un lavoro di Banksy)).

Questa volta siamo andati nel Sussex, alle Seven Sisters.

L’inghilterra ha tantissimo da offrire per gli amanti della natura. Sentieri si snodano per chilometri e chilometri tra colline sterminate nei numerosi parchi (nationaltrail.co.uk).

La costa, con il suo cuore di gesso bianchissimo che rende le scogliere come luminose di luce propria, è di una bellezza estrema. Una bellezza protetta, perchè inclusa in grandi riserve e parchi nazionali. Le scogliere delle Seven Sisters, in queso caso, fanno parte del Sussex Heritage Coast nel South Downs National Park.

La scorsa domenica abbiamo organizzato un gita in giornata al Seven Sisters Country Park. Tre percorsi principali (ma i sentieri sono innumerevoli) portano uno all’estuario del Cuckmere Haven e alla spiaggia, un altro alla riserva di Seaford Head da cui si gode una bellissima vista di tutte e sette le Seven Sisters, e l’ultimo si sviluppa in alto, sulle colline e poi sulle scogliere.

Abbiamo lasciato la macchina al visitor center e ci siamo diretti come prima tappa a Cuckmere Haven.

Al nostro arrivo il tempo era nuvoloso e freddo, ma in meno di un paio d’ore il cielo si è completamente liberato e ci è stata regalata la giornata più bella che potessimo disiderare. Alla fine ci siamo ritrovati con viso e gambe ustionate.

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Cuckmere Haven

L’abitat di Cuckmere Haven è ricco e fragile, e numerosi uccelli nidificano nell’erba alta.

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Momento di riposo.

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In cima alle Seven Sisters

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Il sentiero segue, alto, tutta la costa. In fondo si intravede un faro (il faro di Belle Tout?). Quando tornerò qui per una vacanza di più giorni vorrei percorrere tutto questo tratto costiero. La tentazione di continuare a camminare era fortissima.

Il paesaggio si estende a peridita d’occhio in ogni direzione: il mare, la costa, le colline. E nel cielo non c’è nemmeno una nuvola.

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I “piedi” delle scogliere…

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Per raggiungere Seaford Head, in cui si possono ammirare tutte le Seven Sisters in tutta la loro maestosità, siamo dovuti tornare indietro per un bel pezzo (nessun ponte permette di attraversare il fiume) per imboccare un altro sentiero. Questa punta è anche il luogo in cui tutte le foto iconiche delle Seven Sisters vengono scattate.

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Seaford Head Reserve

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Nel cuore ho le mie Alpi, ma mi sto immamorando anche di questi paesaggi.

Nove mesi a Londra

Devo fermarmi a contarli per accorgermi che sono passati quasi nove mesi da quando ho lasciato l’Italia e la mia casa e sono andata a vivere in Inghilterra: mi sembra allo stesso tempo di essere qui da una settimana, e da sempre.

È successo qualcosa di incredibile. Con una naturalezza disarmante, ho un lavoro, posso pagare l’affitto , i miei vestiti, i miei libri e i miei viaggi. Vivo in un paese straniero che mi è divenuto famigliare e sono padrona di me stessa.

Questa sera ho bagnato le piente aromatiche del balcone e il loro profumo di menta e basilico si è sprigionato nell’aria fresca; gli uccelli del giardino cantavano come impazziti nel crepuscolo. Mi sono lasciata alle spalle una grande sofferenza: è ancora dentro di me ma ha ora la forma di un ricordo che sbiadisce.