Il cielo ad occhio nudo – Sirio – parte 11

Post precedente: Il cielo ad occhio nudo – La Lira – parte 10

È passato un po’ di tempo dall’ultimo post de “Il cielo ad occhio nudo”: adesso risplendono le bellissime costellazioni invernali: Orione, il Toro, il Cane Maggiore…

E nella costellazione del Cane Maggiore si trova la stella più luminosa dell’intero cielo, Sirio, che proprio ieri, alla mezzanotte della vigilia del nuovo anno, ha raggiunto il punto più alto del cielo.

Provo da sempre una bella emozione quando osservo le stelle invernali nell’aria gelida della sera, mentre torno a casa o quando mi affaccio dalla finestra: Betelgeuse e Aldebaran sono nettamente di colore rispettivamente rosso e arancione;  le stelle della Cintura di Orione sono supergiganti e ipergiganti bianche distribuite in un pattern immediatemente riconoscibile, più in alto si intravede l’ammasso aperto delle Pleiadi… e naturalmente c’è Sirio.

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Cane Minore, Cane Maggiore e Orione. Credit: Akira Fujii/DMI.

af4-06_72La costellazione del Cane Maggiore. Credit: Akira Fujii/DMI.

IMG_20170416_214246-gimpLa costellazione del Cane Maggiore dalla spiaggia di Sciacca, in Sicilia, ripresa con uno scatto a lunga esposizione con il nostro smartphone da me e Marco Gulino (tutta la storia qui: Chasing stars – Sicilia – parte 1 di 2).

Sirio 

Sirio viene chiamata anche “la stella del cane” o “stella canicola” (“dog star” per i popoli anglosassoni), e prende il suo nome moderno dal greco antico Σείριος (Séirios), dal significato di “splendente” o “ardente, bruciante”.

Anticamente era anche identificata con la dea Iside (Eratostene) e con Κύων, “cane”.  Il nome latino Sirius è apparso per la prima volta nelle Georgiche del poeta Virgilio – tra il 37 e il 30 a.C..

In un passato in cui lo scorrere del tempo è scandito e compreso attraverso i movimenti celesti, associati a questa stella ci sono i giorni del cane – i giorni più caldi dell’estate, una quarantina di giorni che coincidono con  il sorgere eliaco di Sirio: dopo un lungo periodo dove non è stata visibile, la stella ricompare sopra l’orizonte est per un breve momento all’alba, subito prima del sorgere del Sole. Questo era il segno che stavano per arrivare i giorni più caldi.

La ricomparsa prima dell’alba della stella Sirio sopra l’orizzante preannunciava anche, nell’antico Egitto, l’inizio della stagione delle inondazioni del Nilo. Sacrifici di animali (tra cui di un cane) venivano svolti nell’antica Roma per scongiurare gli effetti nevasti sulla salute e sui raccolti che venivano associati a questa stella e al tremolio della sua luce.

Da quel bellissimo libro che è “The Arctic Sky” di John MacDonald, leggo che per il popolo Inuit Sirio è Singuuriq, che si traduce in “tremolante”, “pulsante” – come di una fiamma colpita da un soffio di vento.

Sirio effettivamente “tremola”, soprattuto, come accade nell’Artico, quando è bassa sull’orizzonte (non si alza più di 4°) : è l’effetto della luce che attraversa gli strati dell’atmosfera – l’insieme di rifrazione, assorbimento e basse temperature -, e conferisce agli astri puntiformi come Sirio l’aspetto di qualcosa che brucia. Leggo che l’effetto può essere così forte da creare giochi prismatici, e il popolo Inuit poteva utilizzare la qualità del tramolio di Sirio per avere indizi sul tempo e prevedere un calo o un aumento della temperatura.

Oltre alle infinite leggende che si estendono per tutto il globo e si perdono indietro nel tempo, quando ora osserviamo Sirio possiamo pensare anche alle meraviglie scientifiche legate a questa stella – in particolare all’esistenza di Sirio B, la nana bianca compagna.

Sirio è una stella bianca, di classe spettrale A, come Vega e Altair, ed è lontana soli 8 anni luce dalla Terra. Questa combinazione di vicinanza e di luminosità intrinseca la rendono una stella di magnitudine apparente -1,46: la stella più luminosa dell’intero cielo. La seconda stella più luminosa si trova nel cielo australe, ed è Canopo, nella costellazione della Carena.

Sirio è in realtà un sistema stellare doppio che ha dell’incredibile: Sirius A, che noi osserviamo brillare nel cielo, è una stella di dimensioni e massa paragononabili al Sole, ma la sua compagna, Sirius B, è una nana bianca, densissima e dal diametro più piccolo di quello della Terra.

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Dimensioni di una nana bianca prodotta da una stella delle dimensioni del Sole in confronto con quelle della Terra. Credit: ESA / NASA.

Le due stelle solo legate in un’orbita di circa 50 anni che le porta a una distanza minima di 8,2 UA e una massima di 31 UA – ovvero, nel momento in cui sono più vicine, si trovano a una distanza minore di quella tra il Sole e Saturno.

Erano un tempo due stelle luminose in un sistema binario, una delle quali, 120 milioni di anni fa, si è evoluta in gigante rossa: Sirius B è il nucleo collassato di questa stella, rimasto nell’orbita, invisibile all’occhio nudo, ma osservabile con telescopi di buon diametro, anche amatoriali.

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Sirio B dal Telescopio Hubble.

La differenza di luminosità apparente tra le due componenti (quasi 10 ordini di magnitudine!) rende Sirius B difficilissima da osservare… la luminosità della principale è soverchiante e ingloba completamente quel puntino a soli 3-11 arcosecondi.

Nei raggi X, però, l’immagine si rivela molto diversa: la luce che emana Sirio B, caldissima, è paragonabile a quella di Sirio A:

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Sirio A e B riprese nei raggi X dal satellite Chandra.

L’esistenza di Sirius B era stata ipotizzata dal matematico e astronomo Friedrich Bessel, ed è una delle prime nane bianche a essere scoperte, con 40 Eridani B e Procyon B.

Le nane bianche, così come gli altri due possibili resti alla fine della vita di una stella – le stelle di neutroni e i buchi neri – sono oggetti incredibili, in cui la fisica classica si incontra con la fisica quantistica.

Time lapse ripreso da Marco Gulino dal nostro giardino il 30 dicembre 2017.

 

La storia del cane maggiore continua in Il cielo ad occhio nudo – Il Cane Maggiore (link a breve).

Alla pagina Spettroscopia potete trovare lo spettro di Sirio, ripreso da me e Marco Gulino l’8 dicembre 2015.

 

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Altri lavori di Dan Kitchener a Londra

Altri due bellissimi lavori dell’artista Dan Kitchener durante una nuova esplorazione urbana.

Il primo si trova lungo  Junction Road, a Islington.IMG_20171122_131929

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Il secondo lavoro si trova lungo Clerkwell road, a Barbican.

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Quest’ultimo è pitturato con vernice fotoluminescente ed è visibile anche di notte. Sono tornata dopo il tramonto, ma l’effetto non era visibile: probilmente perché oggi è stata una giornata cupa e nuvolosa.

I suoi sono scorci su una Londra o una Tokyo notturna e bagnata dalla pioggia, lucente e quasi liquida nelle luci della città.

Ho dedicato alcuni altri post a questo artista:

Colourful Camden – Dan Kitchener

A couple of works by Dank

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Science is more than a body of knowledge

Science is more than a body of knowledge: it is a way of thinking; a way of skeptically interrogating the universe with a fine understanding of human fallibility.

I listen to this interview one or two times a year: I think is a good thing to do.

It has been of great inspiration. Time has passed but society, in USA or Italy, has not changed so much. This interview is extremely alive – and it’s beautiful. Carl Sagan tells things in a beautiful way.

 

Carl Sagan, 9 novembre 1934 –  20 dicembre 1996.

The surface of the Earth is the shore of the cosmic ocean. On this shore, we’ve learned most of what we know. Recently, we’ve waded a little way out, maybe ankle-deep, and the water seems inviting. Some part of our being knows this is where we came from. We long to return, and we can, because the cosmos is also within us. We’re made of star stuff. We are a way for the cosmos to know itself.

(Quote from the serie Cosmos)

Volpi

La volpe è per me un animale speciale: un motivo è banale, l’altro po’ meno prevedibile.

Per prima cosa, semplicemente amo le linee assieme selvatiche e dolci del loro volto e del loro corpo, e le tonalità calde e vive della loro pelliccia.
Il secondo e vero motivo è che è un animale che in un certo senso… ricorre nella mia vita: per essendo un animale selvatico, per una bella coincidenza sembra che la volpe segni ogni luogo chiave della mia esistenza.

Alpi e Appennini

In Italia ho iniziato ad incontrare le volpi durante l’ultimo anno delle superiori, sulle Alpi e sugli Appennini, quando di notte restavo all’aperto per fare osservazioni astronomiche con gli altri astrofili:  si avvicinano furtive, camminando lungo il margine del prato senza staccarci gli occhi di dosso – ogni tanto osavano avvicinansi di più.

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Aprile 2014, alba all’Altopiano del Nivolet. Credit: Lorenzo Comolli.
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Aprile 2014, alba all’Altopiano del Nivolet. Credit: Lorenzo Comolli.

Una notte di fine settembre, prima dell’alba, avevamo appena iniziato a ridiscendere i primi tornanti in automobile, quando, dietro una curva, sono apparse, in fila indiana nel buio, quattro volpi… due adulti e, in mezzo a loro, due cuccioli.

Campo dei Fiori, Varese

Prima di trasferirmi a Londra, dal settembre al luglio di quest’anno, ho svolto una bella esperienza di volontariato e divulgazione all’Osservatorio Astronomico G.V. Schiaparelli, sul Campo dei Fiori, sopra la città di Varese.

Salivo con la mia auto lungo i stretti tornanti immersi nel bosco fino a raggiungere l’osservatorio. Dall’altro, il panorama si apriva sulla pianura: la città di Varese, i laghi, e, in giornate particolarmente limpide, anche il lontamo profilo di Milano e degli Appennini.

Quando ripercorrevo in discesa i tornanti in tarda sera, mi capitava spessissimo di incontrare animali: caprioli, furetti, topolini, e volpi. Mi piaceva contare tutti gli animali avvistati ad ogni “discesa nel bosco”.

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I profili della Terza Cupola e del Monte Rosa, ottobre 2016.

Londra

Londra! Qui dove abito ora, nel sobborgo di Ealing, ci sono moltissime volpi. Le vedo muoversi per le strade vuote e buie quando mi alzo la mattina presto per andare a lavorare, o quando torno a casa la sera.

Una mattina, aspettando l’autobus, ho sentito degli strani suoni oltre una recinzione: erano tre volpi che litigavano tra loro.

Due sere fa, mentre tornavo a casa, ho visto una volpe ferma all’altra estremità del ponte che stavo per attraversare – il ponte che sovrasta i binari della metropolitana: mi ha fissata immobile per qualche secondo prima di sgattaiolare via tra l’erba alta.

 

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South Ealing Station.
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Tre volpi nel buio (non distinguibili in questo scatto).
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Il “ponte della volpe”.

I cervi di Richmond Park

Amo la natura – gli animali selvatici, gli alberi, il cielo stellato.

Sono felice quando ho il turno la mattina presto perché posso aprire la porta di casa e trovarmi di fronte la sfavillante costellazione di Orione, e intravedere le volpi che si muovono sfuggevoli per le strade buie.

Dopo quasi due mesi da quando mi sono trasferita a Londra, ho iniziato ad esplorare un po’ più in profondità le zone vicino a casa, qui nel sud-est di Londra. Mi trovo piuttosto lontana dal centro, nel sobborgo di Ealing. Ho scoperto un sentiero che costeggia il Tamigi, lungo il quale fare passeggiate lunghe ore.

Settimana scorsa, dopo lavoro, sono andata a visitare il parco di Richmond, nel sud-ovest di Lodra. Questo parco è così vasto che ho potuto esplorarne solo una piccolissima parte.

Era un tardo pomeriggio e il Sole, che si abbassava sull’orizzonte, rendeva ancora più vivi i colori autunnali,

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Questo parco ospita alberi antichi e una grande varietà di animali selvatici – inclusi cervi, che abitano liberi nel parco.

L’aria era piena del suono degli uccelli: i loro richiami riempivano l’aria, echeggianti, forti e incessanti. le fronte e l’erba alta erano continuamente in movimento e ricche di suoni. Di tanto in tanto si poteva sentire anche il richiamo del cervo, cupo e vibrante.

Non sapevo bene cosa aspettarmi quando ho iniziato ad avventurarmi all’interno del parco: speravo di riuscire a vedere qualche cervo. Ho visto, per primi, un cervo e una cerbiatta – quest’ultima che correva veloce e andava a nascondersi nel bosco.

Una strada mi ha portato poi in una zona aperta…

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Un fotografo e il palco di un cervo che emerge dall’erba alta.

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Questa è la prima volta che vedo dei cervi così da vicino: ho osservato questo cervo posare su di me il suo sguardo enigmatico.

Ad un certo punto mi sono imbattuta in un intero branco….

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Questa è anche la stagione dell’accoppiamento: due maschi combattono…

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E al tramonto mi sono incamminata per ritornare a casa…

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Non vedo l’ora di tornarci.