Perché amo la fantascienza

Negli ultimi anni sto leggendo diversi libri di fantascienza: in questo momento sto divorando un romanzo di Arthur C. Clark dopo l’altro.

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Dettaglio della copertina di Rendezvous with Rama, Arthur C. Clarke

Penso che la fantascienza non sia affatto un genere secondario e di solo intrattenimento, ma tutto il contrario: nelle grandi storie di fantascienza le invenzioni della società futura o il paesaggio di un mondo alieno sono spesso elementi marginali – degli espedienti -, e il vero protagonista è l’uomo spinto ai suoi limiti intellettuali ed emotivi, spesso alla riscoperta di ciò che ha, o alla riconquista di ciò che ha perso.

Un buon libro ambientato nel lontano futuro è una fonte inesauribile di riflessioni e domande, alcune inquietanti, altre molto tristi, altre ancora affascinanti. La mia mente viene trasportata verso immagini e scenari fantasiosi, ma trovo anche specchi e riscontri.

Mi piace molto vedere come nell’universo Asimoviamo l’uomo si sia espanso, assieme ai suoi robot, per tutta la Galassia, mentre, ad esempio, nell’immaginario di C. Clarke, fuori dai confini del Sistema Solare esistono razze aliene più o meno avanzate rispetto a quella terrestre.

Un tema che mi sta affascinando molto è la perdita dell’eredità del passato, per cui l’esistenza di un unico pianeta di origine chiamato “Terra” diventa una leggenda, e non solo la memoria, ma anche le coordinate nello spazio del nostro mondo vengono perdute (Foundations series, Asimov). In un’altra visione, ad essere perso è l’ambiente esterno, naturale, e l’umanità vive in città artificiali ed autosufficienti, e si è persa da generazioni non solo la memoria dell’oceano, ma anche del sole e del cielo stellato (ad esempio The City and the Stars, C. Clarke).

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Illustrazione di Don Dixon per Nightfall, Isaac Asimov.

Un altro tema per nulla banale è la nostra reazione al contatto con una forma di vita aliena o anche solo con suoi artefatti. In questo credo che Arthur C. Clarke sia insuperabile: Rendezvous con Rama racconta della scoperta di un oggetto gigantesco e artificiale -un cilindro rotante attorno al suo asse – ai margini del Sistema Solare e in rotta verso il Sole, che si rivela l’astronave-arca di una civiltà aliena: una spedizione si addendra nel buio e nel freddo attraverso interminabili scale per raggiungere la superficie interna di quel mondo, in cui regna un pesantissimo silenzio. E in 2001: a Space Odyssey, vengono spiegate molte cose che rimangono avvolte nel mistero nel film di Kubrik…

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Illustrazione di Joe Wilson per 2001: a Space Odyssey.

Spostando l’azione nel futuro, ci si interroga sul presente e sul passato, e sul significato stesso dell’essere essere umani e abitanti di un pianeta in un universo infinitamente più grande.

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Ho scribacchiato qualcosa di fantascienza anche in qualche altro post:

Picnic sul Ciglio della Strada (e Color Out of Space)

Le profondità umane del cervello positronico

Solaris

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Cosa significa vivere con la depressione

Penso di essermi portata la depressione, o almeno un qualche elemento di stranezza, sempre con me, fin da quando ero bambina. Durante l’adolescenza ho dato, quasi con piacere, libero sfogo alla deformità che mi sentivo dentro, ma durante gli anni della scuola superiore ero ancora protetta: è stato all’inizio dell’università che la depressione è iniziata con la sua vera realtà di malattia.

Ho vissuto per quasi quattro anni con una grave forma depressiva da cui ho iniziato a riemergere nella primavera del 2016, nel momento in cui è diventata fisicamente debilitante, e ho avuto paura per il mio corpo, e sono andata a chiedere aiuto medico.

La depressione non ha nulla a che fare con la tristezza.

È un mostro che ti vive addosso. È un parassita che vive dentro di te, grosso; è una massa scura che ti ingloba, e ti grava sulle spalle. È un pozzo molto profondo.

È un marchio che mi sentivo addosso ovunque andassi: in un negozio, al supermercato, all’università.

Questo marchio mi segnava come una persona con qualcosa di storto ed oscuro dentro. Lo leggevo negli occhi negli altri. L’isolamento era creato da me stessa, eppure avrei dato qualsiasi cosa per essere dentro un ricco e scatenato gruppo di amici.

Le sensazioni predominanti, almeno per me, erano rabbia e disgusto, soprattutto per le persone che avevo attorno, e un orrore attonito in relazione alla mia vita.

Ma soprattutto essa è l’assenza completa del futuro. C’è solo un muro buio. È lì che la possibilità di porre fine alla propria esistenza diventa un pensiero rassicurante. Anche se per fortuna non ha portato nel mio caso a tentativi di suicidio, posso capirlo.

Anche il corpo si modifica e si ammala in vari modi. A me ha portato problemi di stomaco, e insonnia. è stato proprio per l’insonnia che sono andata a chiedere aiuto: non avrei mai creduto possibile non dormire per quasi una settimana di fila.

Quattro anni sono andati sprecati.

Quando ho iniziato a curare la mia malattia attraverso i farmaci, sono rimasta sinceramente sorpresa da come la realtà attorno a me si modificasse. Le emozioni diventavano coerenti: tristezza, rabbia, entusiasmo, serenità, fastidio, amore. Ora, a distanza di due anni, la depressione è una parte di me con cui convivo. L’ho portata a dimensioni umane e mi sta accanto, e capisco quando allunga i suoi tentacoli, e so dove è lei, e dove sono io: non siamo più una cosa sola, in cui io sono inglobata completamente nella sua massa buia. Quando mi butta a terra, la vedo, e mantengo i miei contorni.

Questo mi ha permesso di approcciare nuove persone o parlare con chi già conoscevo, e mi sta permettendo di lavorare, e adesso mi sta suggerendo tante idee e possibilità. In quest’ultimo periodo, un progetto in particolare assorbe le mie energie, e ne sono molto felice.

 

First animation attempt – Fox jumping in the snow

 

I created this short animation using a tracer board and Prismacolor colored pencils.

The (stunning) reference is here: Fox Dives Headfirst Into Snow | North America

It’s composed of a total of eight frames.

 

Hope you like it!

Alpi 2018 e time-lapse del montaggio del “telescopio da viaggio”

Questa breve vacanza sulle Alpi si è rivelata un po’ sfortunata, con una sola notte serena su quattro – ma quella notte è stata stupenda: buia, secca e limpida, con l’arco della Via Lattea che sembrava caderci addosso.

Con noi abbiamo portato il telescopio “da viaggio” da 30 cm preso quasi esattamente un anno fa. Ne ho già parlato in questo post: Nuovo telescopio!

Come da una valigetta di legno dalle esatte dimensioni di un bagaglio a mano possa uscire un telescopio newtoniano di 12 pollici è qualcosa che continua a divertirmi moltissimo, soprattutto al controllo bagagli.

Ecco qui ora il time-lapse dell’assemblaggio:

Con esso avevamo svolto solo un paio di notti di osservazioni tra il 20 e il 22 agosto 2017, dall’Altopiano del Nivolet. La notte del 20 agosto è stata la prima prova di cielo profondo con il nuovo telescopio: avevamo osservato in particolare il globulare G1 appartenente alla galassia di Androneda: Report osservativo: il globulare di Andromeda G1/Mayall II.

All’altopiano del Novolet, agosto 2017.
All’altopiano del Nivolet, agosto 2017.

Ora che abitiamo entrambi all’estero era necessario trovare uno strumento (per le osservazioni visuali) transportabile in modo sicuro in aereo, per poter tornare sulle montagne.

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All’aeroporto di Heatrow. I due bagagli a mano sono rispettivamente il telescopio e una valigia stipata di oculari e strumenti fotografici. Altri pezzi meno delicati sono nei bagagli di stiva.

Dopo quindi un anno senza, per vari motivi, osservazioni del cielo profondo, rieccoci sotto il cielo estivo delle Alpi.

Avendo a disposizione solo una notte, ho osservato i “grandi classici” del cielo estivo: le nebulose e le galassie Messier, il Velo del Cigno… Ho però provato a sfidare i limiti del telescopio quando sono arrivata alla galassia NGC 7331 – una galassia vista di taglio e piuttosto semplice da trovare situata sopra la stella Matar del Pegaso: si poteva distinguere una (solo una) delle deboli galassie di background che sembrano orbitare sopra il nucleo di NGC 7331.

NGC 7331. Credit: SDSS.

Vicino ad NGC 7331 si trova anche il Quintetto di Stephan, e anche questo è risultato vibile, anche se era divisibile nelle sue componenti con gran difficoltà.

Quintetto di Stephan. Credit: SDSS.

L’aspetto migliore di questa tradizionale vacanza astronomica al Colle dell’Agnello è la compagnia degli astrofili con cui condivido questa esperienza, e i paesaggi che ormai mi sono entrati nel cuore.

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Stambecco poco sopra il rifugio.

 

Tra una settimana, dopo un anno

Tra una settimana tornerò sulle Alpi. Ho accantonato l’astronomia per un anno intero e non posso descrivere appieno quanto stia iniziando a farsi sentire la mancanza dell’alta montagna, del cielo stellato,e del contatto nel buio con la superficie metallica e fredda del mio telescopio – il Dobson che mi aspetta a casa, in Italia, nella mia vecchia stanza.

L’osservazione del cielo stellato è la mia passione più grande. Non sono me stessa senza, ma solo un’ombra.

 

Grazie a Luigi per questo scatto.

 

 

Trekking sull’Etna

Questa estate ho realizzato il mio sogno di fare una escursione su un vulcano – l’Etna, nella Sicilia orientale.

Dopo diverse ore di viaggio da Sciacca, dove ci trovavamo in vacanza, io e il mio compagno abbiamo passato la notte a Nicolosi: un paesino di 7 mila abitanti alle pendici dell’Etna. Da Nicolosi sono una trentina di minuti d’auto per raggiungere la stazione di partenza della funivia.

Il fumo che esce dalle bocche dell’Etna si vede da lontano: l’Etna è un vulcano sempre attivo.

L’Etna consiste in realtà di un grande massiccio vulcanico, formato da diversi vulcani che si sono succeduti l’uno all’altro a partire da 500 mila anni fa, quando sono iniziate le prime eruzioni sottomarine in quello che era il golfo pre-etneo, prima che la montagna emergesse e si unisse alla costa siciliana. Deve essere impressionante da osservare dal mare: il suo versante orientale si estende lentamente senza soluzione di continuità sulla costa ionica.

Nuove bocche e coni piroclastici si formano in continuazione, gli ultimi in tempi molto recenti, pochi anni fa. Le pareti sono sempre ridisegnate da nuove colate laviche.  Ma l’attività dell’Etna è incessante, senza interruzione.

I crateri sommitali sono il Cratere Centrale (con le bocche Voragine e Bocca Nuova), a 3323 m.s.l., il cratere di Nord-Est e il cratere Sud-Est.

Arrivati sul bordo del Cratere Centrale, il fumo e l’odore di zolfo è così forte da urtare naso e gola anche tenendo la bandana premuta sul viso.

La lava si è accumulata su una superficie vastissima: le pendici sono nere. Nella prima parte del percorso in automobile gli innumerevoli alberi di ginestra  (inizialmente li avevo scambiati per alberi di mimosa) creano un bellissimo contrasto con il terreno scuro.

Da uno dei tornanti ci fermiamo a guardare il panorama e i Monti Rossi, a Nord di Nicolosi: queste colline sono coni piroclastici  estinti che si sono formati durante l’eruzione del 1669 – un’eruzione catastrofica, in cui la lava, in soli 122 giorni, ha raggiunto il mare distruggendo 15 paesi, cancellando completamente Nicolosi ed entrando anche a Catania.

I Monti Rossi.
I presenza di sabbia lavica…

Alla stazione di partenza delle funivia si trovano anche il Rifugio Sapienza, diversi ristoranti, le bancarelle dei souvenir e innumerevoli associazioni che propongono escursioni guidate. Quella con cui siamo saliti al Cratere Centrare era organizzata da Etna Touring. Abbiamo preferito avere una guida piuttosto che avventurarci da soli.

Nella prima parte dell’escursione abbiamo preso la funivia, poi degli speciali autobus fuoristrada. Dalla Torre del Filosofo, abbiamo proseguito a piedi.

Subito la vegetazione e ogni forma vivente sono scomparse, e sono rimasta senza parole: semprava di essere arrivati su un altro pianeta.

Gli autobus fuoristrada.

L’impressione di trovarsi su Marte è stupefacente: magari un Marte al tramonto, nel momento in cui il cielo diventa azzurro. So che Etna è stato infatti usato per testare rover destinati all’esplorazione di Marte e della Luna.

Nessuna nuvola in cielo: quello che si vede è il fumo dei Crateri Sommitali.

Il fumo esce abbondante dal Cratere Centrale, ma per fortuna il vento soffia in senso contrario: l’odore di zolfo è intenso e irrita le vie respiratorie.

In un punto preciso, ascoltiamo il vulcano…. e si sente il rumore del magma che si muove in profondita, simile a quello di pesanti onde del mare!

Io  🙂

Proseguiamo lungo il bordo del Cratere Centrale: ora il suolo non e più completamente nero, ma colorato di giallo e bianco per i depositi di zolfo, e seminato da innumerevoli bombe vulcaniche.

Questo penso sia il vecchio cratere di Sud-Est:

Nel centro della foto si vedono piccole persone che camminano.

L’impressione di camminare su Marte è fortissima.

I Crateri Barbagallo, formatisi nel 2002, hanno un colore meraviglioso:

Scendiamo lungo una recente colata lavica, dove gli scarponi affondano fino alla caviglia, e raggiungiamo un punto panoramico sulla desertica Valle del Bove, che si estende verso est. In quest’area emerse dal mare  150 mila anni fa il “primo Etna”, chiamato dai geologi vulcano Calanna. Questo primo vulcano, ormai estinto, venne ricoperto dalla lava di una seconda bocca eruttiva (il vulcano Trifoglietto), apparsa a nord-ovest. L’Etna del presente è un terzo vulcano, apertosi 35 mila anni fa ancora un poco più a nord-ovest del Trifoglietto. Tutti i resti dei precedenti vulcani sono stati ricoperti, e l’Etna si è definitivamente saldato alla costa.

Sulle pareti della Valle del Bove si vedono diversi dicchi, messi in luce dall’erosione:

Dei crateri emergono nella vallata, altrimenti nera e omogenea. Devono essere i Crateri Centenari:

Dalla panoramica sulla valle scendiamo nuovamente, questa volta senza i pulmini fuoristrada, e ritorniamo alla funivia.

Concludo questo post con una veduta dell’Etna fumante dall’antico anfiteatro di Taormina, il giorno successivo:


Fonti:

Etna – Vulcano Patrimonio dell’Umanita, Guide Athena.

Per saperne di piu:

Valle del Bove: http://ilvulcanico.it/la-valle-del-bove-scrigno-di-rara-bellezza-parte-fondamentale-del-mito-etneo/

Cosa sono i dicchi: https://www.swisseduc.ch/stromboli/glossary/dike-it.html